Leopoldo II, la vergogna del Belgio coloniale

Leopoldo II, la vergogna del Belgio coloniale

(Leopoldo) Articolo scritto da Mos Maiorum per Pillole di Cultura

Il 5 febbraio 1885 re Leopoldo II del Belgio fondò il regno privato dello Stato Libero del Congo dando vita a una delle pagine più buie del colonialismo europeo in Africa.

SOMMARIO

La storia della colonizzazione in terra d’Africa affonda le sue radici per lo più nell’Ottocento partendo da un’Europa in profonda trasformazione.

Oltre ai principali stati coloniali (Inghilterra, Francia, Spagna, Portogallo) si aggiunsero anche stati più piccoli ma ambiziosi.

Fra questi anche il piccolo Belgio che aveva da poco conquistato l’indipendenza dalle Province Unite.

La storia della colonizzazione del Congo ha però una particolarità unica nel genere.

Non fu uno stato a colonizzare ma una singola persona, benché fosse il re del Belgio stesso.

Leopoldo. Belgio, uno stato da poco indipendente

Nel 1830 una rivoluzione portò la popolazione belga a rendersi indipendente dal Regno Unito dei Paesi Bassi.

Ma fu solo nel 1838 che il nenonato piccolo stato ottenne il riconoscimento ufficiale.

Il Belgio è stato fin dalla sua costituzione uno stato piccolo, di poco più di 30.000 km² .

Per fare un paragone la regione italiana della Lombardia ha una superficie di quasi 24.000 km²!

Non stupisce dunque che un novello stato come il Belgio nella seconda metà dell’Ottocento cercasse occasioni per farsi conoscere nel mondo.

Farsi conoscere e rispettare ma soprattutto per generare profitti per potersi arricchirre.

E la colonizzazione fu senza dubbio un’occasione che anche il Belgio non si lasciò sfuggire.

Leopoldo. Un sovrano che puntava in alto

Leopoldo II fu di fatto solo il secondo re del neonato Belgio, in quanto Leopoldo I, suo padre, fu il primo a regnare sul piccolo stato.

Nato nel 1835 era il secondo genito di Leopoldo II ma essendogli premorto il fratello Luigi Filippo già alla nascita fu designato erede al trono.

Leopoldo

Fin dal suo esordio in politica, nel 1855, l’erede al trono professò la sua intenzione di dare al Belgio lustro a livello internazionale.

E per farlo pensava di poter costituire un impero, come avevano già fatto altre nazioni prima del Belgio.

Salì al trono nel 1865 e regnò per 44 anni sino al 1909 quando il 17 dicembre spirò all’età di 74 anni.

Leopoldo. L’Africa equatoriale tutta per sé

Già nel 1876 Leopoldo II si interessò all’Africa e attraverso un’associazione promosse l’esplorazione della zona equitoriale.

A quel tempo l’immensa foresta pluviale del bacino del Congo era ritenuta perlopiù inutile e difficile da gestire.

Per questo il re del Belgio tramò a livello europeo affinché le inimicizie fra Francia, Inghilterra e Germania, oltre al Portogallo, gli garantisse il possesso di quel territorio.

Con la conferenza di Berlino del 1884, grazie all’appoggio di Bismarck, Leopoldo II ottenne per sé 2.344.000 km² sul bacino del Congo.

Furono assegnati a lui personalmente e non allo stato Belga o a Leopoldo II in quanto sovrano del Belgio.

Il 5 febbraio del 1885 il monarca belga fondò dunque lo Stato Libero del Congo che vide la luce ufficiale il 30 aprile dello stesso anno.

Leopoldo. Colonialismo della peggior specie

Il nuovo stato costituito sul bacino del Congo era di proprietà personale del re del Belgio.

Era soggetto al alcuna legge se non al volere stesso del monarca, ma in quanto persona fisica e non carica istituzionale.

Questo fece sì che abusi e soprusi fossero all’ordine del giorno in quel territorio dimenticato dagli uomini e dalla società.

Fu quella una delle pagine più violente e becere del colonialismo europeo in Africa.

E il fatto che tutto rispondesse al volere di un solo uomo senza alcun controllo istituzionale non fece che peggioare la situazione.

Per averne un’idea è sufficiente leggere uno dei romanzi più famosi dello scrittore naturalizzazione inglese Joseph Conrad.

Cuore di tenebra narra appunto di un viaggio lungo il fiume Congo compiuto dal narratore Charles Marlowe.

E ancora oggi, rileggendo quelle pagine, viene la pelle d’oca scoprendo i misfatti compiuti in quel territorio.

Tenendo presente che quanto raccontato nel libro non era che una minima parte di ciò che accadde nello Stato Libero del Congo.

Leopoldo. Indignazione popolare a annessione

Anche grazie a libri come quello di Conrad la verità su quanto accadeva nello Stato Libero del Congo cominciò ad emergere.

In Belgio crebbe un movimento d’opinione pubblica scandalizzato di ciò che avveniva in quel territorio lontano.

Ancor di più perchè responsabile ultimo di tutta quella vergogna era proprio il re del Belgio, sebbene agisse per proprio conto e non in nome della nazione.

Fu così che nel 1908, il 15 novembre, lo Stato Libero del Congo venne annesso allo stato belga.

L’intenzione era quella di porre fine ai soprusi e alle vessazioni in Africa, ma realtà risultò essere un tantino differente rispetto alle aspettative.

Sebbene non si sia più toccato l’apice di crudeltà del periodo dello Stato Libero del Congo nel neonato Congo Belga di certo non regnava la giustizia e l’equità.

Per questo nel 2020, il 30 giugno, re Filippo del Belgio ha inviato una lettera al presidente congolese per esprimere il suo rammarico

Sia per quanto fatto dal suo predecessore Leopoldo II, sia per le colpe dello stato belga.

Foto di WikiImages da Pixabay

Leggi tutti gli articoli di Mos Maiorum QUI

Per leggere tutti i libri di Mos Maiorum clicca:

Ottone I e Adelaide, imperatori del Sacro Romano Impero

(Ottone) Articolo scritto da Mos Maiorum per Pillole di Cultura

Ottone I e la moglie Adelaide di Borgogna vennero unti da papa Giovanni XII per diventare imperatori del rinato Sacro Romano Impero.

SOMMARIO

Il 2 febbraio dell’anno 962 papa Giovanni XII incoronò a Roma imperatori del Sacro Romano Impero Ottone I ed Adelaide di Borgogna, sua moglie.

Fu la prima volta nella storia del Sacro Romano Impero che una moglie venisse incoronata imperatrice insieme al marito.

Ottone I. Un impero da ricostruire

Ottone I era re dei Franchi Orientali (ovvero della Germania) quando sposò Adelaide di Borgogna.

Grazie a questo matrimonio il re sassone poté indossare la corona di ferro e dunque fregiarsi del titolo di re d’Italia.

Il Sacro Romano Impero in quella seconda metà del X secolo si era ormai sfaldato e diviso in tre grandi regni più altri piccoli stati.

Il Regno dei Franchi Occidentali (Francia), quello dei Franchi Orientali (Germania) e il regno d’Italia.

Riunendo sotto lo stesso trono Germania e Italia il nuovo imperatore ricostituiva almeno in parte l’impero voluto da Carlo Magno.

E tutto ciò fu possibile anche grazie al matrimonio con Adelaide di Borgogna, già vedova del re d’Italia Lotario.

Ottone I. Un corona imperiale per due

L’incoronazione del 2 febbraio 962 costituì una novità sotto molti punti di vista.

Anzitutto perché ad essere unti dal papa furono marito e moglie che dunque divennero imperatori entrambi.

Mai prima d’allora un’imperatore aveva condiviso il trono con la propria moglie.

D’altro canto Adelaide di Borgogna non fu certo una semplice moglie, seppur imperiale.

Donna tenace e volitiva seppe tener testa all’usurpatore Berengario II che aveva fatto assassinare il marito di lei.

Adelaide

Usurpatore che avrebbe voluto farla sposare al proprio figlio Adalberto, ma Adelaide fuggì dalla prigionia.

Dopo una fuga rocambolesca si rifugiò a Canossa da dove chiese aiuto proprio a Ottone I.

Il quale scese in Italia, liberò la vedova di Lotario e la sposò a Pavia indossando con lei la corona del regno d’Italia.

Non stupisce dunque che il sassone abbia voluto associare al trono la sua giovane moglie Adelaide.

Ottone I. Privilegium Othonis

Con l’incoronazione a imperatore da parte di papa Giovanni XII il sassone Ottone I aveva di fatto legato in modo indissolubile la Chiesa di Roma al Sacro Romano Impero.

Ottone

Se è vero che almeno formalmente venivano ceduti alcuni territori al papa di contro lo stesso papa doveva giurare fedeltà all’imperatore.

Con il Privilegium Othonis del febbraio 962 l’imperatore garantiva che l’elezione al soglio pontificio fosse determinata dal clero e dal popolo di Roma.

Salvo poi specificare che il papa eletto avrebbe dovuto giurare fedeltà proprio alla figura dell’imperatore.

Tutto ciò portò ben presto a scontri anche violenti fra Chiesa di Roma e Sacro Romano Impero, persino pochi anni dopo l’incoronazione.

Per poi sfociare nel violento contrasto fra l’imperatore Enrico IV e papa Gregorio VII con il famoso episodio di Canossa nel 1077.

Ottone I. L’avvio di una dinastia

Con il ristabilimento del Sacro Romano Impero a seguito dell’incoronazione di Ottone I e Adelaide di Borgona di fatto si creò una vera e propria dinastia.

Infatti il figlio della coppia, Ottone II, venne associato al trono dal padre e gli succedette dopo la morte.

Ottone II seguendo l’esempio paterno associò al trono imperiale la moglie Teofano (principessa bizantina).

Successivamente anche il figlio della coppia, Ottone III, venne associato al trono e succedette al padre alla morte di quest’ultimo.

Essendo solo un bambino regnò dapprima con la reggenza di Teofano (madre) e Adelaide di Borgogna (nonna).

Poi con la reggenza della sola Teofano e dopo la morte prematura di quest’ultima con la reggenza della nonna Adelaide.

Solo una volta raggiunta la maggiore età (14 anni) Ottone III regnò in autonomia.

Nel frattempo Adelaide si ritirò in convento in Alsazia dove morì e circa un secolo più tardi fu dichiarata santa.

Leggi tutti gli articoli di Mos Maiorum QUI

Per leggere tutti i libri di Mos Maiorum clicca:

Extended Families, directly from the Italian Renaissance

(Extended Families) Article written by Mos Maiorum for Culture Pills

Many believe that the concept of extended families is a prerogative of our modern times.

History teaches us that it is actually a much older and more deep-rooted concept than we think.

A textbook example of extended families that comes directly from Renaissance Milan

It is well known that throughout the Middle Ages and even in the Renaissance, nobles had illegitimate children.

Children who were sometimes legitimized later.

Especially when they needed an heir because maybe there wasn’t a legitimate one ready to inherit the noble title.

Extended families

In that case, the so-called “bastards” could have been part of the family in their own right.

In other cases, it was not just a male heir’s discourse that led to the legitimization of children born out of wedlock.

Extended families such as that of Galezzo Maria Sforza

The case of Galeazzo Maria Sforza is a bit peculiar also for the time since everyone at the court of Milan knew that he had a permanent mistress, Lucrezia Landriani.

A lover with whom he had four children (including Caterina Sforza, the Tygre of Forlì), a lover whom Galeazzo Maria himself had married to one of his most faithful subordinates, Gian Piero Landriani.

All to give a surname and a future to those children he had not wanted to recognize.

After Galeazzo Maria’s marriage to Bona di Savoia, she not only recognized the four children she had with Landriani, but also Bona of Savoy herself adopted them and treated them as her own children.

Including Catherine, who would later become the granddaughter of Papa Sisto IV.

The modernity of the Middle Ages

An example of how prejudices are sometimes misleading is when people are told that the Middle Ages were a dark and repressive time.

Perhaps the example of the Sforza court could make us reflect on how even today there are prejudices against extended families.

Prejudices that certainly had no reason to exist in that fifteenth century.

Photo by Dimitris Vetsikas from Pixabay

Read all articles by Mos Maiorum HERE

Rubicone: Alea iacta est o iacta alea est?

(Rubicone) Articolo scritto da Mos Maiorum per Pillole di Cultura

A gennaio dell’anno 49 a.C. Caio Giulio Cesare rompeva gli indugi e varcando il Rubicone in armi dava il via ufficiale alla guerra civile.

SOMMARIO

È senza dubbio uno degli episodi più celebri della storia tanto che è conosciuto anche da chi di storia non se ne intende proprio.

Nella notte fra il 10 e l’11 gennaio (o fra l’11 e il 12 gennaio secondo altre fonti) del 49 a.C. Giulio Cesare varcò il fiume Rubicone.

Con quel gesto all’apparenza insignificante cambiò il suo destino, quello di Roma e del mondo intero.

Rubicone. Un confine invalicabile

Nel I secolo a.C. Roma occupava ormai gran parte del Mediterraneo e tutta la penisola italiana era ormai romanizzata.

Anche se una parte dell’attuale Italia era ancora suddiva in province (ad esempio la Gallia Cisalpina).

Il confine fra la provincia a nord e il territorio “urbano” di Roma era considerato sacro e inviolabile.

E soprattutto non valicabile dai generali in armi con i loro eserciti.

Questo a difesa della città di Roma in modo che nessun generale potesse entrarvi armato con la tentazione di prenderne possesso.

A Roma era ancora fresca la memoria di quanto accaduto solo qualche decennio primo ai tempi di Mario e di Silla!

A ridosso della Via Aemilia scorreva un piccolo corso d’acqua torrentizio chiamato Rubicone.

Un piccolo fiume che nasceva dalle colline romagnole (intorno a Sogliano) e sfociava nel mar Adriatico.

Quel piccolo corso d’acqua di chiamava Rubicone e segnava il confine fra Roma e la provincia della Gallia Cisalpina.

Rubicone. Un gesto eclatante

Ricordiamo che all’inizio di quel 49 a.C. Giulio Cesare era in aperto contrasto con il Senato di Roma.

Quest’ultimo gli aveva intimato di cedere il controllo della Gallia Cisalpina e di fare ritorno a Roma da semplice cittadino.

Rubicone

Cesare, trionfatore dei Galli, aveva ben altri progetti e rifiutò l’ordine del senato accampandosi nei pressi di Cervia.

Proprio a nord del fiume che segnava il confine fra la provincia della Gallia Cisalpina e Roma.

Dopo aver riflettuto a lungo sul da farsi proprio ai primi di gennaio il generale romano ruppe gli indugi varcando il Rubicone.

Ciò significava andare contro il Senato di Roma e di fatto iniziare una guerra civile.

Rubicone. Il dado è tratto

Alea iacta est (o come riporta Svetonio “iacta alea est”) non è altro che una traduzione latina della frase pronunciata in greco da Giulio Cesare.

In italiano può essere tradotta correttamente con “il dato è stato lanciato”.

O nella formulazione più comune con la frase “il dado è tratto”.

Il riferimento ovvio è quello al gioco dei dadi dove si poteva scommettere finché i dadi non venivano lanciati.

A quel punto non si poteva far altro che aspettare che i dadi si fermassero per valutarne il punteggio.

Così fu per quel gesto, compiuto il quale non vi era più possibilità di ripensamenti o di ritorno allo status quo.

Qualunque cosa fosse successa poi, Cesare non sarebbe più potuto tornare quello di prima.

O avrebbe vinto lui oppure il Senato.

Tutti sappiamo come finì, ma in quella fredda notte di gennaio fu davvero come lanciare i dadi in una partita che per lui aveva il valore della vita.

Rubicone. Si ma quale?

Quasi ventuno secoli dopo quella notte ancora oggi è impossibile stabile con certezza dove scorresse il fiume varcato da Cesare.

Sulle cartine dell’Emilia Romagna è segnato un fiume dal nome Rubicone ma secondo molti non si tratta di quello attraversato da Giulio Cesare.

Piuttosto l’antico fiume dovrebbe essere rintracciato nell’odierno Pisciatello (un piccolo corso d’acqua che scorre a fianco del Rubicone).

Il problema è che le fonti di allora non possono essere così precise da non lasciare dubbi.

E in oltre due millenni i fiumi hanno subito variazioni dovute a straripamenti e piene che ne hanno mutato gli alvei.

E a volte anche spostato il letto in modo significativo.

Dunque a tutt’oggi non v’è certezza se il fiume storico corrisponde al fiume che oggi ne porta il nome, al Piasciatello o a un altro corso d’acqua che scorre nei pressi.

Ma poco importa, si tratterebbe solo di posizionare il punto del passaggio del Rubicone di qualche chilometro più in qua o più in là.

Rubicone. Per sempre nella storia

Ciò che conta è il gesto e il suo significato simbolico, tanto da essere entrato per sempre nella storia e nella cultura popolare.

Ancora oggi si usa l’espressione varcare il Rubicone per indicare il compimento di un’azione che ha più vie di ritorno.

Un passo decisivo che non può in alcun modo essere cancellato.

Persino nella lingua inglese è rimasta traccia di quella notte così lontana dalla terra d’Albione.

To cross the Rubicon” significa appunto varcare un punto di non ritorno.

Andare oltre significa non poter più tornare indietro.

Foto di Clemens van Lay su Unsplash

Leggi tutti gli articoli di Mos Maiorum QUI

Per leggere tutti i libri di Mos Maiorum clicca:

Adelaide. Prison Escape with Royal Wedding

(Adelaide) Articolo scritto da Mos Maiorum per Pillole di Cultura

L’imperatrice Adelaide, moglie di Ottone I, fu protagonista di una e vera propria fuga nottetempo.

Con l’aiuto di un anziano monaco riuscì a fuggire dalla prigionia di Berengario II che la voleva sposa del proprio figlio.

SOMMARIO

Il 16 dicembre il calendario della Chiesa Cattolica festeggia Sant’Adelaide di Borgogna, un nome fra i tanti annoverati ogni giorno dell’anno.

Almeno così sembrerà ai più.

E forse nemmeno chi porta il nome di Adelaide conosce la vera storia di questa santa, regina e imperatrice vissuta alla fine del primo millennio dell’era cristiana.

Una storia che merita di essere scoperta e conosciuta perché di sicuro Adelaide fu una donna veramente eccezionale.

Adelaide. Nata per diventare regina

Adelaide di Borgogna nacque sulle rive del lago di Neuchâtel in quella che nel X secolo era la Borgogna (oggi Svizzera).

Figlia di Rodolfo II di Borgogna e di Berta di Svevia fu cresciuta come tutte le nobili del tempo.

A soli 16 anni sposò Lotario II, che sarebbe divenuto presto re d’Italia e dunque Adelaide assunse il titolo di regina d’Italia.

Alla morte del marito, quasi sicuramente assassinato, cercò di fuggire dall’usurpatore Berengario II.

Quest’ultimo era il margravio di Ivrea, dunque un vassallo del marito, e probabilmente anche l’artefice dell’assassinio del re.

Per legittimare il trono usurpato Berengario II decise di far sposare il proprio figlio Adalberto con Adelaide.

Niente di nuovo, verrebbe da dire, se non fosse che a comandare le truppe asserragliate all’interno dei bastioni c’era una donna, e che donna!

Adelaide. Il tentativo di fuggire verso nord

Non volendo accettare quelle nozze la regina vedova decise di fuggire verso nord, in Svevia.

Grazie alla madre vantava parentele con la moglie del signore di Svevia, ovvero Liudolfo la giovane vedova contava di trovarvi rifugio.

Anche contando sul fatto che Liudolfo era figlio del re di Germania, Ottone I, e dunque Berengario II non avrebbe osato inseguirla fin lassù.

Adelaide

Purtroppo per lei le spie dell’usurpatore riuscirono a localizzarla a Como e fu ben presto tratta in arresto.

Trattenuta prima in una prigione sul lago di Como fu poi portata alla Rocca di Garda in attesa del matrimonio con Adalberto.

Matrimonio che la regina legittima si ostinava a voler rifiutare.

Adelaide. La fuga rocambolesca

Rinchiusa nella Rocca di Garda la vedova di Lotario II non si perse d’animo, anzi!

Con l’aiuto di un anziano monaco di nome Martino che le faceva da confessore riuscì a ordire un piano di fuga.

Incredibile a dirsi il monaco, la regina e una sua ancella riuscirono giorno dopo giorno a scavare un buco nel muro della cella.

Finché riuscirono a scappare, vestiti di stracci per sembrare umili pellegrini, dirigendosi verso sud.

Attraversarono le paludi e i laghi di Mantova e il Mincio dirigendosi verso Reggio Emilia.

Chiesero aiuto al vescovo locale fedele al defunto marito che li indirizzò a Canossa da Adalberto Atto, signore della rocca.

Canossa prima di Matilde

Canossa diverrà famosa solo poco più di un secolo più tardi con Matilde (1077) ma già nel 950 segnò la storia d’Italia.

Adalberto Atto diede rifugio alla regina fuggitiva e impedì a Berengario II di penetrare nella rocca.

Intanto la regina chiese aiuto al re di Germania, Ottone I, che discese in Italia in suo soccorso.

Adelaide. Lieto fine con matrimonio regale

Messo in fuga l’usurpatore Ottone I chiese la mano della vedova di Lotario II e i due si sposarono a Pavia nel 951.

La corona d’Italia e quella di Germania si riunirono dunque sotto lo stesso capo, ovvero quello di Ottone I e di Adelaide.

Di fatto venivano ricomposti i due terzi del Sacro Romano Impero di Carlo Magno.

Ovvero il regno d’Italia e quello che Franchi Orientali (Germania).

Infatti circa un decennio dopo i due coniugi regali furono incoronati imperatori a Roma da papa Giovanni XII nel 962.

Fiaba o realtà

Sembra quasi una fiaba da raccontare alla sera ai bambini… ma è storia vera.

Per chi volesse approfondirne meglio la vita consigliato il volume:

Adelaide di Borgogna di Mos Maiorum, disponibile sui principali store online.

Leggi tutti gli articoli di Mos Maiorum QUI

Per leggere tutti i libri di Mos Maiorum clicca:

Dame de Fourly. Homage from the French to Caterina Sforza

(Dame de Fourly) Articolo scritto da Mos Maiorum per Pillole di Cultura

Alla fine del XV secolo una donna italiana riuscì a tenere in scacco le truppe francesi a tal punto che le intitolarono persino un nuovo pezzo d’artiglieria.

SOMMARIO

Caterina Sforza vedova Riario, signora di Imola e Forlì, è stata una delle protagoniste della vita politica e militare della fine del XV secolo.

Tanto che i francesi, ammirati del suo coraggio e della sua valenza militare, vollero intitolarle un loro nuovissimo pezzo d’artiglieria.

È infatti in suo onore che diedero a uno dei loro nuovissimi cannoni il nome di Dame de Fourly.

Dame de Fourly. Il Valentino

Nonostante la sconfitta militare patita all’inizio dell’anno 1500 la signora di Imola e Forlì tenne testa all’esercito invasore.

La strenua resistenza di Caterina Sforza diede modo ai francesi assedianti di omaggiarne il coraggio intitolandole un loro nuovissimo cannone.

La storia è fatta di grandi eventi ma anche di piccole curiosità che però danno il segno di quanto accade nel tempo in questione.

Fra l’autunno del 1499 e l’inizio del 1500 l’esercito francese scese in Italia coadiuvando le mire del Duca di Valentinois.

Il duca, detto il Valentino (al secolo Cesare Borgia) voleva conquistare la Romagna.

In tale azione le truppe francesi trovarono la più tenace resistenza in una piccola rocca posta a difesa della città di Forlì.

Ovvero la Rocca di Ravaldino.

Rocca che resistette agli assalti nemici a lungo prima di soccombere.

Probabilmente sotto l’azione di un traditore interno.

Niente di nuovo, verrebbe da dire, se non fosse che a comandare le truppe asserragliate all’interno dei bastioni c’era una donna, e che donna!

Dame de Fourly. Caterina Sforza Riario

A quel tempo Imola e Forlì formavano un unico stato la cui signoria era nominalmente in capo a Ottaviano Riario, figlio del defunto padre Girolamo.

Ma di fatto il comando era nelle mani della madre del giovane, ovvero Caterina Sforza, vedova Riario.

Caterina era nata figlia illegittima di Galeazzo Maria Sforza, poi adottata dallo stesso dopo il matrimonio con Bona di Savoia e data in sposa al nipote di papa Sisto IVGirolamo Riario.

Dame de Fourly

Dame de Fourly. L’omaggio dei francesi

Tale fu la determinazione della giovane erede Sforza nel difendere il suo piccolo feudo che i francesi, tanto ammirati dal coraggio e dalla determinazione e tenacia della donna, vollero intitolarle poi un loro nuovissimo cannone che da lei prese il nome di Dame de Fourly.

Altro che sesso debole!

Leggi tutti gli articoli di Mos Maiorum QUI

Per leggere tutti i libri di Mos Maiorum clicca:

Famiglie allargate, news from Rinascimento

(famiglie allargate) Articolo scritto da Mos Maiorum per Pillole di Cultura

Molti credono che il concetto di famiglie allargate sia una prerogativa di questi nostri tempi moderni.

La storia ci insegna che in realtà è un concetto assai più antico e radicato di quanto si pensi.

Un esempio da manuale di famiglie allargate che giunge direttamente dalla Milano rinascimentale

È noto e risaputo che durante tutto il Medioevo e anche nel Rinascimento i nobile avessero figli illegittimi.

Figli che a volte legittimavano in seguito.

Soprattutto quando avevano bisogno di un erede perché magari non ce n’era uno legittimo pronto a succedere.

In quel caso i cosiddetti “bastardi” potevano far parte della famiglia a pieno titolo.

In altri casi non era solo un discorso di erede maschio a spingere alla legittimazione dei figli nati fuori dal matrimonio.

Le famiglie allargate come quella di Galezza Maria Sforza

Il caso di Galeazzo Maria Sforza è un tantino singolare anche per il tempo giacché tutti sapevo alla corte di Milano che avesse un’amante fissa, Lucrezia Landriani.

Amante dalla quale aveva avuto quattro figli (tra i quali Caterina Sforza, la Tygre di Forlì), amante che lo stesso Galeazzo Maria aveva fatto sposare a un suo fedelissimo, Gian Piero Landriani.

Il tutto per dare un cognome e un futuro a quei figli che non aveva voluto riconoscere.

Dopo il matrimonio di Galeazzo Maria con Bona di Savoia non solo riconobbe i quattro figli avuti con la Landriani ma anche la stessa Bona di Savoia li adottò e li trattò come figli suoi.

Compresa Caterina che diverrà poi nipote acquisita di Papa Sisto IV.

La modernità del Medioevo

Un esempio di come a volte i pregiudizi siano fuorvianti e quando si senti dire che il Medioevo era un periodo oscuro e repressivo.

famiglie allargate

Forse l’esempio della corte milanese degli Sforza potrebbe far riflettere su come ancora oggi vi siano pregiudizi sulle famiglie allargate.

Pregiudizi che di certo non avevano ragion d’essere in quel XV secolo.

Leggi tutti gli articoli di Mos Maiorum QUI

This website uses cookies. By continuing to use this site, you accept our use of cookies.