30 febbraio 1712, è esistito davvero ma solo in Svezia!

30 febbraio 1712, è esistito davvero ma solo in Svezia!

(30 febbraio 1712) Articolo scritto da E.T.A. Egeskov per Pillole di Cultura e Il crogiuolo

Il 30 febbraio non è un errore di battitura ma un unicum nella storia, accaduto nel 1712 e soltanto in Svezia.

SOMMARIO

In un precedente articolo abbiamo raccontato di un giorno che non è mai esistito.

Si trattava del 30 dicembre 2011 e l’evento aveva riguardato le isole Samoa e le Tokelau.

In quel caso si era trattato di spostare la linea del cambiamento di data e per farlo nelle due nazioni del Pacifico era stato cancellato un giorno.

Nel caso svedese, invece, è stato aggiunto eccezionalmente un altro giorno a febbraio.

Trattandosi di un anno bisestile al 29 febbraio non è seguito il 1 marzo come da consuetudine ma un eccezionale 30 febbraio.

30 febbraio 1712. I giorni di febbraio

Tutti quanti ricordiamo la filastrocca dei mesi imparata sui banchi di scuola delle elementari.

30 giorni a novembre con april, giugno e settembre, di 28 ce n’è uno, tutti gli altri ne han trentuno.

E il mese che ha 28 giorni lo sappiamo tutti è febbraio, anomalo rispetto a tutti gli altri per la sua lunghezza (o per quanto è corto se volete!).

Sappiamo anche che negli anni bisestili febbraio si allunga e finisce con l’avere 29 giorni, proprio come capita in questo 2024.

Perché ogni quattro anni (periodo bisestile) febbraio ha un giorno in più?

Per compensare il calcolo dei giorni che compongono un anno.

Noi diciamo che un anno ha 365 giorni, ma ci dimentichiamo delle ore e dei minuti.

Dunque ogni quattro anni aggiungiamo un giorno per fare in modo che il calendario umano corrisponda con quello astronomico.

30 febbraio 1712. Calendario Gregoriano e Calendario Giuliano

Quello che utilizziamo oggi in quasi tutto il mondo (almeno in quello occidentale) è il calendario definito Gregoriano.

Ovvero quello varato da Papa Gregorio XII dal quale ha preso il nome.

Nel 1582 il papa si accorse che il calendario umano non era più allineato con quello astronomico e decise quindi di riallinearli.

Il precedente calendario utilizzato era quello detto Giuliano, ovvero quello varato da Giulio Cesare circa sedici secoli prima.

Con l’andare del tempo il Calendario Giuliano era andato avanti di 10 giorni rispetto a quello astronomico.

Questo perché in realtà l’anno solare dura 365 giorni, 5 ore e 49 minuti e 16 secondi.

Aggiungendo un giorno ogni quattro è come se si dicesse che mediamente ogni anno dura 365 giorni e 6 ore esatte.

Va da sé che ogni anno si guadagnano 10 minuti e 44 secondo che moltiplicati per circa 1600 anni fanno grossomodo 10 giorni.

Per questo motivo papa Gregorio XII decretò dopo il 4 ottobre del 1582 anziché seguire come di consueto il giorno 5 ci fosse invece il giorno 15 ottobre.

In questo modo vennero riallineati i due calendari, umano e astronomico.

30 febbraio 1712. La resistenza protestante

Se in tutti i paesi a maggioranza cattolica venne immediatamente adottato il Calendario Gregoriano altrettanto non avvenne nei paesi protestanti.

Per ragioni di opportunità politica in tanti stati si preferì mantenere, almeno per un po’ il vecchio Calendario Giuliano.

Con il tempo e la necessità di raccordare le date anche per via dei commerci sempre più fitti fra nazioni molti stati prostentanti passarono al Calendario Gregoriano.
Ognuno lo fece in medi e modi differenti.

Il caso della Svezia rimane unico e irripetibile.

30 febbraio 1712

30 febbraio 1712. Il pasticcio svedese

In Svezia nel 1699 si decise dunque di abbandonare il Calendario Giuliano per adottare quelle Gregoriano.

Contrariamente a quanto fatto nei paesi cattolici non si optò per la soluzione di cancellare 10 giorni dal calendario saltandoli a piè pari.

Si preferì invece un approccio più morbido cancellando soltanto il giorno 29 febbraio degli anni bisestili dal 1700 al 1740.

Ovvero un giorno ogni 4 anni per un totale di 10 giorni in 40 anni.

Così nel 1700 si passò dal 28 febbraio al 1 marzo saltando il 29 febbraio.

Purtroppo nel 1704 e nel 1708 gli svedesi, presi da faccende belliche, si dimenticarono di saltare il 29 febbraio (erano entrambi anni bisestili).

In questo modo si sarebbe dovuto allungare il tempo di cancellazione del 29 febbraio sino al 1748 per far quadrare i conti.

30 febbraio 1712. Aggiungere il giorno tolto

Avendo constatato la difficoltà ad adottare il Calendario Gregoriano in Svezia di decise dunque di tornare al Calendario Giuliano.

A quel punto però il calendario svedese era sfasato di un giorno rispetto al Calendario Giuliano universalmente adottato.

Questo perché nel 1700 aveva saltato il 29 febbraio.

Si decise dunque che nel 1712 si sarebbe recuperato il giorno perso e si decise che quell’anno febbraio avrebbe avuto 30 giorni.

Essendo infatti il 1712 un anno bisestile febbraio avrebbe già avuto 29 giorni, aggiungendone un altro si arrivava dunque a 30.

E fu così che per una sola volta nella storia della Svezia febbraio si compose di 30 giorni, restando un unicum irripetibile per sempre.

Per la cronaca gli svedesi si pentirono presto di tale decisione e già nel 1753 tornarono sui loro passi adottando il Calendario Gregoriano.

Memori dei pasticci degli inizi XVIII secolo decisero di passare dunque dal 18 al 28 febbraio di quell’anno.

30 febbraio 1712. Febbraio da 30 giorni già nella R|oma antica?

Per quanto possa sembrare incredibile il caso svedese non è l’unico ad aver annoverato un 30 febbraio sul calendario.

In Unione Sovietica nel 1929 si decise di adottare il Calendario Rivoluzionario Sovietico.

Si trattava di un calendario composto da 12 mesi di 30 giorni ciascuno più 5 (o 6 nel caso di anni bisestili) festività che non rientravano in alcun mese.

Nel 1930 e nel 1931 vi fu dunque un 30 febbraio nel calendario sovietico, salvo poi fare retromarcia immediatamente.

Infatti dal 1932 anche l’Unione Sovietica tornò ad adottare il calendario standard con febbraio di 28 giorni (29 in caso di anno bisestile).

Anche il Calendario Copto si compone di 12 mesi da 30 giorni ciascuno.

A questi va aggiunto un breve mese intercalare alla fine dell’anno composto da 5 giorno (o 6 nel caso di anno bisestile).

Simile a quello Copto fu anche il Calendario Rivoluzionario Francese che però ebbe vita breve (dal 1792 al 1805).

30 febbraio 1712. Quello svedese non è stato l’unico 30 febbraio

Stando a quanto affermato dallo studioso Sacrobosco nel 1235 nell’antico calendario giuliano il mese di febbraio avrebbe avuto 29 giorni.

Ovvero 30 giorni negli anni bisestili, praticamente un giorno in più rispetto a quello del nostro calendario moderno.

Secondo lo studioso medievale fu l’imperatore Augusto a togliere un giorno a febbraio per “donarlo” al mese Sextilis che venne rinominato agosto.

Difatti Sextilis divenne Augustus proprio per onorare l’imperatore, così come Iulius fu chiamato così in onore di Giulio Cesare.

Avendo agosto in origine, secondo il Sacrobosco, solo 30 giorni l’imperatore Augusto decise di portarlo a trentuno.

Aggiunse dunque un giorno, secondo questa teoria, per renderlo lungo uguale al mese di luglio (dedicato a Giulio Cesare).

Per fare ciò tolse un giorno da febbraio riducendo quest’utiltmo da 29 a 28 giorni.

Dunque da 30 a 29 negli anni bisestili.

Va sottolineato come però questa teoria del Sacrobosco non abbia mai trovato alcuna conferma documentale.

Foto di Unif da Pixabay

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Multiverso, parte il tour 2024 del cantautore Dario Naccari

(Multiverso) Articolo scritto da E.T.A. Egeskov per Pillole di Cultura

Dal 29 febbraio all’8 marzo Dario Naccari in concerto con Multiverso da sud a nord in Italia.

SOMMARIO

Parte il 29 febbraio da Reggio Calabria per arrivare a Torino l’8 marzo il nuovo tour di Dario Naccari.

Il cantautore siciliano presenterà così il suo discorso d’esordio dal titolo Multiverso.

Multiverso. Dario Naccari

Classe 1984, Dario Naccari è cantante, musicista, compositore e musicoterapeuta.

Ricopre anche il ruolo di cantante e di autore dei testi all’interno di Demomode, una band con la quale ha pubblicato due album.

Hai paura nel 2010 e OU nel 2014.

Nel 2020 ha pubblicato Comandante, un brano inciso con lo pseudonimo di Frenk.

È tornato a utilizzare il suo nome con l’incisione di Grosso Frenk nel 2022.

Nel 2023 pubblica Più Lento (in aprile) e Tirreno (a giugno).

Multiverso. L’album

Il brano d’esordio dell’album è Grosso Frenk, già conosciuto come singolo nel 2022.

Seguono poi Più Lento, Giovani in enterno, Comandante, Il giorno e la notte, Tirreno.

Arriva poi la canzone che da il titolo all’album, ovvero Multiverso.

Chiudono i brani Quelli che ben pensano (feat Tusco – Cover Frenkie hi-nrg).

Multiverso

La copertina dell’album è a sua volte un’opea d’arte della pittrice Manuela Macaluso (conosciuta come MACA).

Rappresenta vari livelli dell’esistenza umana, attraverso i quali l’uomo viaggia ed esplora anche il proprio interiore.

Una fusione fra micro e macro in una visione d’insieme fra terra e il proprio corpo.

Multiverso. Il tour

Primo appuntamento il 29 febbraio presso il Malavenda Cafè di Reggio Calabria.

Subito il giorno seguente, 1 marzo, ancora in Calabria al Whynot di Catanzaro.

Risalendo verso nord il 2 marzo appuntamento a Potenza al Pipistrello Club.

Nei due giorni successivi doppio appuntamento a Roma.

Il 3 marzo all’Arci Santa Libbirata e il 4 marzo alla fermata ATM Cipro con un format openstage.

Un giorno di riposo per poi essere il 6 marzo alla Gallery 16 di Bologna.

Il giorno seguente ancora più a nord a Pavia ai Downtown Studios.

Infine l’8 marzo a Torino ancora un format openspace alla fermata ATM Lingotto.

Per conoscere le altre date del tour dopo Torino e per saperne di più su Dario Naccari:

https://linktr.ee/darionaccari

Immagini by Gabriele Lo Piccolo

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Primavera Fiesolana, 11 serate prima dell’Estate Fiesolana

(Primavera Fiesolana) Articolo scritto da E.T.A. Egeskov per Pillole di Cultura

Visto il grande successo delle passate edizioni dell’Estate Fiesolana, da quest’anno l’appuntamento triplica grazie alla Primavera Fiesolana e all’Autunno Fiesolano.

SOMMARIO

L’Estate Fiesolana è da anni un appuntamento imperdibile per Fiesole e il suo territorio.

Avendo raddoppiato il numero di spettacoli serale l’Estate Fiesolana ha finito con il chiamare aiuto.

E quest’anno arrivano a sostegno due nuovi appuntamenti per completare l’offerta fiesolana.

Primavera Fiesolana e Autunno Fiesolano, affiancheranno, in versione indoor, l’Estate Fiesolana dando continuità all’offerta sempre più ricca di spettacoli.

Primavera Fiesolana

Primavera Fiesolana. Tutto ha origine dall’Estate Fiesolana

Dal 1962 il Teatro Romano di Fiesole ospita il festival all’aperto più antico d’Italia.

L’Estate fiesolana in questi sessant’anni e oltre ha regalato emozioni con concerti e spettacoli serali in una magnifica cornice.

Tanto che negli ultimi anni le serate di apertura sono praticamente raddoppiate per la gioia del pubblico toscano.

Il Teatro Romano ha visto protagonisti un po’ tutti i grandi nomi, sia dello spettacolo che della musica.

Tanto che ormai l’appuntamento estivo fiesolano ha varcato gli stretti confini della Toscana per attirare pubblico da ogni dove.

Primavera Fiesolana

Primavera Fiesola. Tre sono meglio di uno

Visto il grande successo della rassegna estiva a Fiesole hanno pensato di raddoppiare.

Anzi, meglio, di triplicare.

Sono nate infatti la Primavera Fiesolana e l’Autunno Fiesolano.

Due appuntamenti indoor che garantiranno una continuità con l’appuntamento estivo arricchendo il cartellone.

Dal 6 al 24 aprile presso il Teatro di Fiesole appuntamento con la prima edizione della rassegna primaverile.

Undici spettacoli in cartellone partendo da Roberto Mercadini, passando per Tullio Solenghi, finendo con Umberto Abbiati.

E molto altro nelle altre serate, compresa la Camerata Fiesolana con musiche di Mozart, Bach e Haydn.

Appuntamento poi dopo l’estate con l’Autunno Fiesolano con date e cartellone ancora da definire.

Primavera Fiesolana
Primavera Fiesolana

Primavera Fiesolana. Il cartellone

Si parte il 6 aprile con lo spettacolo Little Boy. Storia incredibile e vera della bomba atomica di e con Roberto Mercadini.

Il 9 aprile appuntamento con Francesco Maccianti con il suo spettacolo musicale Songbook.

Doppio serata (10 e 11 aprile) con Massimo Cirri e Peppe Dell’Acqua in Chille de la Balanza. Manicomio addio! Franco Basaglia 100. (tra parentesi) La vera storia di un’impensabile liberazione.

Una serata Pazzesca. Tullio Solenghi legge Paolo Villaggio il 15 aprile.

Il 17 aprile Saverio Tommasi sarà in scena con Fuoco alle polveri!

Alessandro Quarta e Giuseppe Magagnino in concerto con No Limits il 19 aprile.

Il 20 aprile sarà la volta di Remo Anzovino musicherà dal vivo il film The Cameraman di Buster Keaton.

La Scuola di Musica di Fiesole – Camerata Fiesolana proporrà le musiche di Mozart, Bach e Haydn il 21 aprile.

Chiuderà il 23 e 24 aprile Roberto Abbiati con Una tazza di mare in tempesta (da Moby Dick di Herman Melville).

Primavera Fiesolana

Primavera Fiesolana. Info utili

Tutti gli appuntamenti primaverili si terranno presso il Teatro di Fiesole, sito in Largo Piero Farulli 1 a Fiesole (Firenze).

Gli spettacoli serali avranno inizio alle ore 21.00.

Fanno eccezione il concerto della Camerata Fiesolana del 21 aprile che inizierà alle 17.30.

E le due date del 23 e 24 aprile con Roberto Abbiati che si produrrà in quattro repliche alle 19.30, 20.15, 21.00 e 21.45.

Primavera Fiesolana

Foto per gentile concessione di Marco Mannucci

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Invasione russa in Ucraina, un instant book da riscoprire

(Invasione russa in Ucraina) Articolo scritto per Libri e Pillole di Cultura

A due anni dal quel fatidico 24 febbraio 2022 utile ritornare su un instant book uscito a poche settimane da quella data: Invasione russa in Ucraina di E.T.A. Egeskov

SOMMARIO

Normalmente gli istant book, come suggerisce il nome, sono libri da consumarsi subito, appena usciti.

Spesso a distanza anche di poco tempo invecchiano e perdono di significato.

Non tutti però.

Invasione russa in Ucraina scritto a poche settimane dal 24 febbraio 2022 a opera di E.T.A. Egeskov offre ancora oggi spunti di riflessioni interessanti.

Dopo due anni di guerra rileggere quelle pagine può essere utile per comprendere anche molte cose accadute.

E forse per aiutarci a ipotizzare quelle che potrebbero accadere nelle prossime settimane o mesi.

Invasione russa in Ucraina. Il tema del libro

Scritto a caldo, a poche settimane da quel fatidico 24 febbraio 2022, il volume aveva l’ambizione di fare un po’ il punto della situazione.

E di provare ad andare oltre la stretta attualità di cronaca di guerra ipotizzando scenari futuri.

In pratica l’autore aveva voluto fare luce su ciò che era accaduto, inquadrando il tutto nel contesto del diritto internazionale.

Ma anche provando a ipotizzare eventuali scenari futuribili, che nel frattempo sono ormai diventati passato e storia vissuta.

Invasione russa in Ucraina. Il capitolo dedicato alle sanzioni

In un capitolo del volume l’autore si dedica in modo approfondito ad analizzare le sanzioni poste in essere in quel 2022.

Ragionando anche su quelle che sarebbero potute seguire di lì a poco.

Interessante il ragionamento svolto riguardo all’Unione Europea e al ruolo che avrebbe dovuto/potuto giocare nello scenario politico dell’Ucraina invasa.

A partire proprio dalle sanzioni comminate dalla stessa Unione Europea.

Fa riflettere poi l’accostamento con la Cecoslovacchia degli anni ’30 e la remissiva passità degli stati europei di fronte alla sfrontatezza di Hitler e quanto accaduto in Ucraina per opera della Russia di Putin.

Invasione russa in Ucraina. Il diritto internazionale

Invasione russa in Ucraina

Assolutamente da rileggere il capitolo dedicato al diritto internazionale.

Capitolo all’interno del quale l’autore esplora tutti i protagonisti della scena mondiale e come essi interagiscono con il diritto internazionale.

Particolare attenzione viene prestata al ruolo dell’O.N.U., evidenziandone in modo specifico i limiti e le fragilità.

Il capitolo si chiude con la domanda cruciale di quelle prime settimane.

Ovvero la Russia aveva violato il diritto internazionale invadendo l’Ucraina?

Invasione russa in Ucraina. Russia. vs. Europa

Reduce dal positivo riscontro ottenuto dal volume Invasione russa in Ucraina pochi mesi più tardi E.T.A. Egeskov si cimentato con un altro volume sul tema.

Russia vs. Europa è un libro che affronta in modo più ampio e organico il tema dello scontro anche culturale fra Russia ed Europa.

In questo volume l’autore analizza nel dettaglio singole situazione, come ad esempio quella dei paesi baltici.

O la particolare condizione della Moldavia e della Georgia, oggi forse un po’ dimenticate ma da non sottovalutare per il prossimo futuro.

Interessante in questo volume l’analisi fatta dall’autore sui principali attori protagonisti nella scena internazionale.

Particolarmente attenta e rilevante la disamina dell’Unione Europa, del suo ruolo e delle sue prospettive future.

Invasione russa in Ucraina. Un anno dopo

A un anno esatto di distanza dalla data dell’invasione russa in Ucraina E.T.A. Egeskov ha rilasciato un terzo volume sul tema.

Invasione russa in Ucraina un anno dopo dice praticamente già tutto dal titolo sul suo contenuto.

Scritto dopo dodici mesi di guerra analizza quanto accaduto, cercando di comprendere le ragione di tutti gli attori in campo.

Ma anche e sopratutto gettando lo sguardo nel futuro, per cogliere possibili scenare.

Quello del guardare avanti è un po’ un chiodo fisso dell’autore il quale esprime spesso la sua preoccupazione sulle scelte di geopolitica.

Infatti sottolinea spesso E.T.A. Egeskov, anche nei suoi articoli pubblicati su queste pagine, che le azioni di oggi porteranno conseguenze anche domani.

E persino non agire è un modo di agire, dunque se si scegliere quella strada lo si deve fare consapevolmente e conoscendone gli esiti futuri.

Bollate Jazz Meeting 2024, dal 4 marzo al 22 aprile la 26ª edizione

(Bollate Jazz Meeting 2024) Articolo scritto da E.T.A. Egeskov per Pillole di Cultura

Dal 4 marzo al 22 aprile appuntamento con la 26ª edizione del Bollate Jazz Meeting 2024 presso l’Auditorium Don Bosco di Bollate (Milano).

SOMMARIO

Tutto nasce nel 1994 quando viene costituita l’Associazione Bollate Jazz Meeting nell’omonima città dell’hinterland milanese.

Lo scopo dell’associazione è far conoscere e promuovere la musica jazz.

Dal 1997 organizza la rassegna annuale Conoscere il Jazz, realizzata in collaborazione con il comune di Bollate.

Quella del 2024 è la 26ª edizione del Bollate Jazz Meeting.

Bollate Jazz Meeting 2024. Il gatto e la volpe

Il primo appuntamento della rassegna è per il 4 marzo presso l’Auditorium Don Bosco di Bollate.

Protagonisti Simone Zanchini (Fisarmonica) e Gabriele Mirabassi (Clarinetto) con Il gatto e la volpe.

Un duo eclettico e capace di fondere sonorità diverse sfruttando al meglio le caratteristiche peculiari di ognuno.

Da un lato il virtuosismo ormai pluridecennale di Gabriele Mirassi con il suo clarinetto.

Dall’altro l’originalità innovativa di uno dei migliori fisarmonicisti a livello internazionale come Simone Zanchini.

Dalle sonorità dell’America Latina, passando per lo swing, per arrivare a un jazz moderno capace di coinvolgere ogni tipo di pubblico

Bollate Jazz Meeting 2024

Bollate Jazz Meeting 2024. Enrico Pierannunzi Trio

L’11 marzo ospite della rassegna sarà l’Enrico Pierannunzi Trio per una serata di altissimo jazz made in Italy e non solo.

Con oltre 70 compilation pubblicate a suo nome Enrico Pierannunzi con i suoi 75 anni è un pilastro del jazz italiano.

Ha collaborato con Chet Baker, Lee Konitz, Paul Motian, Charlie Haden Chris Potter, Marc Johnson, Joey Baron e molti altri ancora.

È tuttora l’unico artista italiano ad aver suonato e registrato più volte al Village Vaguard di New York con Marc Johnson e Paul Motian.

Nel concerto di Bollate sarà accompagnato da Thomas Fonnesbaek al contrabbasso e Roberto Gatto alla Batteria.

Bollate Jazz Meeting 2024

Bollate Jazz Meeting 2024. Giovanni Falzone Freak Machine

Terzo appuntamento della rassegno il 18 marzo con la tromba di Giovanni Falzone.

Per l’occasione accompagnato da Giuseppe la Grutta al basso elettrico e Andrea Bruzzone alla Batteria.

Freak Machine sono una serie di brani composti dallo stesso Falzone, in forma non convenzionale.

Brani caratterizzati da una forte componente ritmica e melodica che rendono riconoscibile e particolare il sound del trio.

Giovanni Falzoni ha alle spalle quasi un decenni di collaborazione con enti lirici e sinfonici italiani.

Soprattuto con l’Orchestra Giuseppe Verdi di Milano.

Dal 2004 si dedica in modo prioritario al jazz e alla composizione dei suoi brani come quelli che porta in concerto a Bollate.

Bollate Jazz Meeting 2024

Bollate Jazz Meeting 2024. Ellis in Wonderland

Il 25 marzo la rassegna darà spazio al compositore e trombettista jazz californiano Don Ellis.

Con lui a formare il trio Danilo Gallo al contrabbasso e Ferdinando Faraò alla bateria.

Considerato un genio innovatore e visionario, Don Ellis, è un autentico sperimentatore.

Tanto che nella sua musica ha incorporato elemento del rock, della musica elettronica e di altri generi musicali provenienti da varie parti del mondo

Bollate Jazz Meeting 2024

Bollate Jazz Meeting 2024. Tia Fuller Quartet

A chiudere la rassegna bollatese sarà il Tia Fuller Quartet il 22 aprile sempre all’Auditorium Don Bosco di Bollate.

Ad accompagnare il sax alto di Tia Fuller ci sarà il piano di Roberto Tarenzi, il contrabbasso di Luca Fattorini e la batteria di Marco Valeri.

Originaria di Denver, Tia Fuller alterna l’attività di concertita con quella di insegnante presso il Berklee College of Music di Boston.

Compositrice e bandleader è un’artista capace di spaziare dal jazz al pop, passando per l’R&B e molto altro ancora.

A lei la Disney si è ispirato per la protagonista del film Soul e dove Tia Fuller ha partecipato con la colonna sonora del film.

Bollate Jazz Meeting 2024

Foto e immagini by Bollate Jazz Meeting

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Pocahontas, la leggenda by Compagnia Marionettistica Carlo Colla & Figli

(Pocahontas) Articolo scritto da E.T.A. Egeskov per Pillole di Cultura

Dal 23 marzo al 17 aprile appuntamento con La leggenda di Pocahontas presso l’Atelier Carlo Colla & Figli di Milano.

SOMMARIO

La tradizione del teatro di marionette a Milano affonda le sue radici fin nel XVIII secolo.

La storia della famiglia Colla coincide in gran parte con quella del teatro di marionette meneghino.

Tanto che all’inizio del Novecento la compagnia marionettistica dei Colla viene scritturata per il celebre Teatro Gerolamo.

Teatro nel quale resterà sino al 1957, anche se nel frattempo prenderà la gestione anche della sala di Piazza Beccaria.

Pocahontas. L’atelier Carlo Colla & Figli

Dal 1994 l’Atelier Carlo Colla & Figli di Milano ospita per tre mesi all’anno la stagione della omonima compagnia.

La Compagnia Carlo Colla & Figli per due periodi di 15 giorni ciascuno è ospite anche del Piccolo Teatro, sempre di Milano.

Contemporaneamente l’atelier è anche il luogo ove sono conservati gli archivi storici della compagnia.

Custodisce oltre 30.000 pezzi (fra marionette, costumi, scenografie, attrezzature di scena, etc…) a partire dal 1699 fino ai giorni nostri.

Oltre a ospitare corsi e laboratori per il teatro di marionette e quello di figura.

Pocahontas. La leggenda

Grazie al film della Disney del 1995 un po’ tutti quanti conosciamo La leggenda di Pocahontas.

La principessa dei nativi americani che sposò un inglese e divenne una celebrità in Europa.

Secondo la tradizione fu John Smith di Jamestown che venne catturato dalla tribù Powhatan a rendere celebre la principessa.

Pocahontas infatti era figlia del capo tribù e secondo il racconto dello Smith gli salvò la vita quando venne messo a morte dopo essere stato catturato.

In base a questa versione nacquero relazioni amichevoli fra la tribù Powhatan e i primi coloni insiediati nella Virginia all’inizio del 1600.

Verso il 1612 venne catturata da alcuni coloni che tentarono di scambiarla con alcuni priginieri inglesi in mano ai nativi americani.

Durante la prigionia Pocahontas conobbe John Rolfe del quale divenne moglie nel 1614.

Nel 1615 la coppia lasciò il Nuovo Mondo per un viaggio in Inghilterra.

Dopo due anni decisero di far rientro in Virginia ma praticamente all’inizio del viaggio Pocahontas si ammalò e morì.

Fu seppellita in una chiesa del Kent anche se della sua tomba si è persa traccia a causa di un incendio.

Pocahontas. Lo spettacolo

Normalmente il teatro di marionette attinge alla tradizione europea per i suoi spettacoli.

Ciò non di meno Pocahontas è stata una lodevole eccezione, ben prima che se ne accorgesse la Disney.

Lo spettacolo ha voluto sottolineare il carattere di tragedia, inteso in senso “greco” della vicenda,.

Sottolineato anche dalle musiche di Lorenzini, che ben di differenziano da quelle dei cartoons d’oltreoceano.

Naturalmente nel disegnare la storia per marionette si è dovuto tenere in equilibrio verità storica e leggenda.

Compito non sempre agevole, ma contrariamente a quanto accaduto con i film d’animazione il teatro di marionette ha voluto dare vita a una Pocahontas più verosimile e veritiera.

Dedicato ai bambini come sempre è uno spettacolo che non viene disdegnato dagli adulti, come tutti quelli della compagnia.

Pocahontas. Le date

Lo spettacolo va in scena dal 23 febbraio al 17 marzo 2024 presso l’Atelier Carlo Colla & Figli di Milano.

Gli spettacoli pomeridiani sono previsti per le ore 16.00.

E si terranno nei giorni 25 febbraio, 3, 10 e 17 marzo.

Il 23, 24, 29 febbraio lo spettacolo andrà in scena in versione serale con inizio alle ore 20.00

Come pure nei giorni 1, 2, 7, 8, 9, 14, 15, 16 marzo l’inzio dello spettacolo sarà sempre alle ore 20.00.

Pocahontas

Pocahontas. Crediti spettacolo

La leggenda di Pocahontas è uno spettacolo di marionette di Eugenio Monti Colla, da un’idea di Eugenio Monti Colla e Elisabetta Di Mambro.

Le musiche sono di Danilo Lorenzini mentre le scene del repertorio della Compagnia sono integrate da Franco Citterio.

I costumi sono a cura di Eugenio Monti Colla, le luci di Franco Citterio e la direzione tecnica di Tiziano Marcolegio.

Le voci recitanti sono di Loredana Alfieri, Marco Balbi, Roberto Carusi, Mariagrazia Citterio, Tommaso Correale Santacroce, Fabio Mazzari, Lisa Mazzotti, Sheila Perego, Gianni Quillico, Franco Sangermano.

I marionettisti sono Franco Citterio, Maria Grazia Citterio, Piero Corbella, Camillo Cosulich, Debora Coviello, Cecilia Di Marco, Michela Mantegazza, Tiziano Marcolegio, Pietro Otto Monti, Giovanni Schiavolin, Paolo Sette.

Voce Giulia Olcese, strumentisti del LaRiS Ensemble: Paolo Sportelli e Enrico Gabrielli (clarinetti) Daniele Savi (corno) Antonio Papetti (violoncello).

La regia è curata da Eugenio Monti Colla

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Khomeini e la rivoluzione islamica in Iran

(Khomeini) Articolo scritto da E.T.A. Egeskov per Persone e Storie

Con la dichiarata neutralità delle forze armate iraniane l’11 febbraio 1979 di fatto trionfava la rivoluzione islamica in Iran guidata dall’ayatollah Khomeini.

SOMMARIO

Da anni ormai al centro della geopolitica del Medio Oriente, l’Iran ha acquisito questo ruolo predominante a partire dalla rivoluzione islamica.

Da quel 1979 la situazione nel grande paese asiatico ha condizionato le scelte politiche dei vicini e anche dei grandi stati.

A partire dagli USA, che fin dalla nascita della Repubblica Islamica dell’Iran sono stati visti come il nemico numero uno da combattere.

L’artefice di quella rivoluzione fu un ayatollah, tornato dall’esilio Parigi, il cui nome resterà sempre legato a quello dell’Iran: Khomeini.

Khomeini. Iran, una nazione antica

Uno stato che vanta origine molto lontane nella storia, addirittura quasi tremila anni prima della nascita di Cristo.

La prima dinastia iranide data circa il 2800 a.C. ma furono i Medi, nel VII secolo a.C. a unificare i territori che oggi conosciamo come Iran.

Dopo il breve dominio di Alessandro Magno il territorio iraniano passò alla dinastia Seleucide.

Successivamente furono i Parti a dominare gli altopiani, seguiti dai Sasanidi che dovettero cedere agli arabi mussulmani.

Con l’avvento della dinastia Safavide nel 1501 la religione ufficiale diviene l’islam sciita.

Khomeini. I prodromi della crisi

Con l’avvento della monarchia costituzionale nel 1906 l’Iran avrebbe dovuto fare il suo ingresso nel tempo moderno.

E in effetti fra i paesi mussulmani l’Iran era tra quelli più avanzati culturalmente e più liberi socialmente.

Nel 1921 la monarchia costituzionale venne sostituita da quella autoritaria dei Palhavi.

Almeno fino alla rivoluzione democratica del 1953, quando parve che l’Iran potesse diventare una vera democrazia.

Quello stesso anno, però, forze straniere operarono per ripristinare lo status quo.
Gran Bretagna e Stati Uniti fecero in modo di rimettere sul trono la dinastia Palhavi.

Questa scelta molto discutibile avrebbe avuto notevoli conseguenze in seguito.

La popolazione iraniana infatti era stanca della monarchia dei Palhavi, di certo non una delle famiglie più amate dal popolo.

Ecco dunque spiegato perché nel 1978 poté iniziare quelle che è conosciuta come la rivoluzione islamica.

Khomeini. Esilio parigino

Ruhollah Khoeini era un esponente del clero sciita nato nel 1902 e che era stato osteggiato dallo scià Reza Palhavi.

Con la salita al trono del figlio di Reza, Mohammad Reza, Khomeini fu reintegrato e tornò ad avere un ruolo importante all’interno del clero sciita.

Un colpo di stato nel 1953 riportò al potere Mohammad Reza Palhavi dopo la parentesi democratica osteggiata dall’Occidente.

Khomeini

A quel punto lo scià rivide le sue posizioni e divenne ancor più oltransista del padre nel contrastare il clero sciita.

L’obiettivo dello scià era quello di laicizzare il paese eliminando il più possibile l’influsso degli ayatollah sciiti sulla popolazione.

Per questo motivo Khomeini dovette abbandonare il paese e si rifugiò a Parigi.

Dalla capitale parigina l’ayatollah fomentò la rivolta popolare in Iran.

Rivolta che affondava le sue radici nei molti soprusi e ingiuste repressioni operate dallo scià.

Khomeini. La nascita della Repubblica Islamica dell’Iran

Nel 1978 le condizioni politiche in Iran erano diventate favorevoli a un imminente rientro dell’ayatollah nel Paese.

Grazie al suo innato carisma e alla lunga militanza rivoluzionare promossa da Parigi Khomeini non ebbe difficoltà a incarnare il simbolo vivente della rivoluzione.

Rivoluzione che trovava terreno fertile in un odio viscerale della popolazione contro lo scià e la classe dirigente iraniana.

Indicati dal popolo come i responsabili di arresti, torure, omicidi e una sequela di repressioni sanguinarie che incendiarono l’Iran.

Khomeini rimise piede sul suolo irariano il 1 febbraio 1979 e solo 10 giorni più tardi assunse il potere della rivoluzione islamica.

Di fatto lo sciò era stato esautorato e neanche tre mesi più tardi, il 1 aprile 1979 veniva proclamata la nascita della Repubblica Islamica dell’Iran.

Khomeini. Teocrazia islamica

Il nuovo ordine costituzionale dell’Iran prevedeva una teocrazia di stampo islamico.

Ovvero la legge del Corano e in particolar modo la Sharia divennero legge suprema che tutti i cittadini erano tenuti a rispettare.

Di colpo vennero pesantemente limitate le libertà personali, quelle politiche e di informazione.

Man mano venne repressa la libertà di stampa, di associazione di persino i partiti politici che fossero riconducibili direttamente al clero sciita.

Venne introdotto l’obbligo del velo per le donne, abbassata l’età minima per i matrimoni a nove anni.

Fu introdotta la pena di morte per i reati di bestemmia e di adulterio e per molte altre trasgressioni alle leggi religiose.

Di fatto quello che negli anni Cinquanta era uno tra gli stati più moderni dell’Asia piombò improvvisamente in un medioevo islamico peraltro mai conosciuto prima a Teheran.

Khomeini. Ritorno al passato e colpe occidentali

In rete circola spesso una foto che ritrae donne iraniane in un bar di Teheran vestite alla moda occidentale, con gonne corte e atteggiamento disinvolto.

Si tratta di uno scatto degli anni ’50 e fa impressione accostare quell’immagine a quelle che giungono dall’Iran di oggi.

È ancora forte l’eco della morte della giovane Mahsa Amini seguita al suo arresto per aver indossato male il velo.

Pare davvero strano che uno stato possa “regredire” così tanto in così poco tempo, ma è accaduto ed è sotto gli occhi di tutti.

Occorre però anche soffermarsi almeno un attimo sulle “colpe” dell’Occidente e in particolar modo di Stati Uniti e Gran Bretagna.

Il golpe del 1953 che riportò al potere Mohammad Reza Palhavi fu reso possibile proprio dagli stati occidentali.

Rileggendo la storia si può ben vedere come l’origine del consenso popolare alla rivoluzione islamica nasca proprio da quel ritorno al potere dello scià.

Nessuno può dire cosa sarebbe diventato l’Iran se l’esperienza democratica del 1953 non fosse stata bruscamente interrotta.

Di sicuro però l’appoggio alla rivoluzione islamica non sarebbe stato così massiccio e convinto.

Foto di Pavellllllll da Pixabay

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Salem, il processo alle streghe del 1692

(Salem) Articolo scritto da E.T.A. Egeskov per Pillole di Cultura

8 febbraio 1692, una data che è rimasta nella storia della piccola cittadina di Salem e nell’immaginario collettivo per il famigerato processo alle streghe.

SOMMARIO

È forse uno dei luoghi più conosciuti e chiacchierati del pianeta nonostante a tutt’oggi conti poco più di quarantamila abitanti.

Difficilmente chiedendo a caso alle persone saprebbero indicare dove si trova su una mappa la cittadina.

O in quale stato debba essere collocata, al di là di dire che è negli Stati Uniti.

Però tutti o quasi conoscono il nome di Salem anche per via dei numerosi riferimenti nei film, nei videogiochi e nei libri.

Salem. Le sue radici puritane

I primi coloni giunsero sul luogo dove sarebbe sorta la città nel 1626, alla foce del fiume Naumkeag.

Il sito era già stato usato come luogo di scambi commerciali da parte dei nativi americani.

Il villaggio faceva capo alla Compagnia della Baia del Massachuttes che nel 1629 si costituì in Colonia (una delle famose 13 colonie americane).

Grazie al suo porto ben protetto e alla sua posizione geografica favorevole Salem attirò molti immigrati dalla madrepatria.

Fra loro tanti erano di fede puritana, tanto che già nel 1639 venne la prima chiesa cittadina, la First Church of Salem.

Il grande afflusso di padri pellegrini di fede puritana avrebbe influenzato la vita cittadina nei decenni a seguire come scopriremo.

Salem. L’epidemia di stregoneria

Era già una cittadina rigogliosa quando nel 1691 scoppiò quella che venne definita una vera e propria epidemia di stregoneria.

Tre giovani ragazze, compresa la figlia del pastore della chiesa puritana locale, cominciarono a manifestare strani comportamenti.

Le tre ragazze avevano giocato con uno specchio e un albume d’uovo sospeso nell’acqua e qualcuna di loro disse d’averci visto “qualcosa”.

Una bara, pare abbia dichiarato una certa Sarah Cole, era apparsa nell’albume d’uovo.

Di sicuro molte altre ragazze iniziarono ad avere strani comportamenti.

Bestemmie, trance, crisi epilettiche si erano diffuse a macchia d’olio tanto da mobilitare tutti i medici della zona per capirne l’origine.

Salem. Colpa di Satana

Fu la dichiarazione di un medico del luogo, l’8 febbraio del 1692, a porre il sigillo definitivo sulla questione.

Tale medico, di cui ignoriamo il nome, dichiarò che le giovani non erano malate in senso medico.

Bensì erano sotto l’effetto di qualche sortilegio prodotto da stregoneria con la complicità di Satana in persona.

Subito vennero arrestate alcune persone, donne ovviamente e si costituì un tribunale speciale per giudicarle.

L’isteria collettiva che aveva messo sottosopra il piccolo borgo del Massachuttes doveva trovare un capro espiatorio.

E quale miglior occasione di un processo pubblico per stregoneria additando come colpevole ultimo nientemeno che Satana stesso?

Salem. Tituba confessa

Le prime ad essere arrestare furono tre donne.

Una mendicante di nome Sarah Good insieme a Sarah Osborne, un’anziana signora del posto.

Ma decisivo fu l’arresto di Tituba, la schiava del reverendo Parris, il padre di una delle prime ragazze colpite dalla “stregoneria”.

La schiava confessò di essere una strega e aggiunse un altro particolare che confermò le ipotesi dei medici.

Tituba dichiarò infatti d’aver incontrato un uomo alto proveniente da Boston.

Per i giudici era la prova lampante che si trattava di Satana in persona e dunque il male si era insinuato nella cittadina.

Oggi è assai difficile riuscire a trovare il nesso causale fra la vista di un uomo alto proveniente da Boston e la sua identificazione con Satana.

Evidentemente in quel tempo o la città di Boston non godeva di buon nome in quanto a fede in Dio oppure qualunque cosa andava bene purché venisse trovato un colpevole.

Salem. Giles Corey si rifiuta di dichiararsi colpevole o innocente

Il tribunale speciale istituito finì con il condannare a morte per impiccagione diciannove persone.

Fra di esse uomini, donne ma anche bambini.

Un’altra vittima, la ventesima, fu l’ottuagenario Giles Corey, il quale si rifiutò categoricamente di sottoporsi a simile processo.

Salem

Non essendosi dichiarato né innocente né colpevole non poté essere impiccato come prevedeva la pena.

Ma non gli fu comunque risparmiata la morte, in quanto venne schiacciato sotto lastre di pietra.

Salem. Lo scioglimento della Corte

Altre quattro persone arrestate morirono in carcere prima di poter essere processate o giustiziate.

E la lista delle vittime sarebbe stata assai più nutrita se il 12 ottobre 1693 il governatore Phips non avesse sciolto la Corte.

Concluso il lavoro del tribunale speciale il caso dei cinquantadue detenuti in attesa di processo passò sotto una regolare Corte di Giustizia.

Quest’ultima assolse quarantanove degli imputati e commutò la pena capitale di altri tre ponendo fine alle impiccagioni.

Da quel momento in poi non vi furono più altri casi di presunta stregoneria né tantomeno processi alle streghe.

Salem. Dalla cronaca alla letteratura

Oltre un secolo dopo i fatti che portarono al processo alle streghe proprio a Salem nacque Nathaniel Hawthorne, uno dei più famosi romanzieri americani dell’Ottocento.

L’autore è famoso per il romanzo La lettera scarlatta, che sebbene non tratti il tema della stregoneria ben evidenzia il clima che regnava nella sua città natale nel XVII secolo.

Legata invece al tema della stregoneria è invece un’altra opera di Hawthorne dal titolo La casa dei sette abbaini.

Altrettanto famosa è l’opera teatrale dal titolo Il Crogiuolo del drammaturgo americano Arthur Miller.

Ambientata nella Salem del 1692 l’opera mette in pararello la caccia alle streghe del XVII secolo con il Maccartismo degli anni Cinquanta.

Fu infatti il senatore repubblicano Joseph McCarthy che negli anni Cinquanta diede vita a una costante ricerca di spie sovietiche sul suolo americano.

Pertanto ogni persona considerata fuori dal “normale” veniva sospettata di essere una potenziale spia.

Per questo spesso veniva deliberatamente danneggiata socialemente se non addirittura arrestata preventivamente.

Una vera e propria caccia alle streghe in versione moderna da Guerra Fredda.

Salem. Una vera fortuna per il cinema

Se la letteratura non ha saputo rinunciare agli spunti offerti dal processo alle streghe il cinema ne ha fatto un vero e proprio filone.

Già a partire dal 1937 la cittadina del Massachuttes è al centro della pellicola Maid of Salem di Frank Lloyd.

Di pochi anni più tardi (1942), il film dall’emblematico titolo Ho sposato una strega.

Nel 1957 il primo adattamento cinematografico de Il Crogiuolo di Arthur Miller, pellicola dal titolo Le vergini di Salem.

Del 1993 la pellicola Hocus Pocus, mentre nel 1996 esce il secondo adattamento de Il Crogiuolo con il titolo La seduzione del male.

Le streghe di Salem di Rob Zombie è invece una pellicola del 2013.

Salem. Anche televisione e videogiochi

Non poteva mancare la televisione nell’elenco di chi ha sfruttato quell’episodio doloroso della storia del Massachuttes.

Elencare tutte le serie tv che hanno avuto epicentro a Salem o che in qualche modo alla cittadina delle streghe sono legate sarebbe troppo lungo e tedioso.

Doveroso però ricordare alcuni titoli fra i più famosi, come il telefilm Streghe dove le sorelle Halliwell discendono da una strega del luogo.

Anche Samantha di Vita da strega vanta origini nella città del famoso processo.
Così come anche la strega di The Vampire Diaries vanta ascendenza stregonesca direttamente dal borgo della Nuova Inghilterra.

Il gatto di Sabrina, dell’omonimo telefilm Sabrina, vita da strega non a caso si chiama Salem ed è tutt’altro che un semplice gatto!

Per non dimenticare la recentissima serie tv intitolata proprio Salem, guardacaso.

La città delle streghe, come viene ormai denominata da molti, è presente anche in numerosi fumetti e in alcuni videogiochi.

Foto di 2234701 da Pixabay

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Gandhi. 76 anni fa l’omicidio del mahatma

(Gandhi) Articolo scritto da E.T.A. Egeskov per Persone e Storie

Il 30 gennaio 1948 un fanatico estremista indù poneva fine alla vita del Mahatma Gandhi, padre dell’India indipendente e della non violenza.

SOMMARIO

Mohandas Karamchand Gandhi è in modo unanime considerato il padre dell’India indipendente.

Fu proprio grazie al suo impegno che la Corona Britannica finì con il concedere l’indipendenza al vice-regno dellIndia.

Gandhi è anche e forse soprattutto il padre della non violenza, colui al quale si ispirano un po’ tutti i movimenti pacifisti.

Gandhi. Assassinato da un indù

Contrariamente a quanto si usa fare abitualmente questa volta partiremo dalla fine e non dall’inizio della vita del Mahatma Gandhi.

Ovvero da quel 30 gennaio del 1948 quando un fanatico estremista indù commise uno degli omicidi più celebri della storia.

Celebre e inspiegabile peraltro, perché già solo l’idea di assassinare il padre della non violenza fa rabbrividire chiunque.

Perché Nathuram Godse, questo il nome dell’omicida, decise di assassinare il mahatma?

La ragione è tanto semplice quanto elementare: fanatismo.

Gandhi aveva lottato per l’indipendenza dell’India ma gli estremisti indù non gli perdonavano le concessioni fatte al Pakistan.

Era giocoforza che prima o poi qualche fanatico compisse il gesto estremo e fu Godse a sparare, ma probabilmente non era l’unico ad averci pensato.

L’omicida rischiando il linciaggio da parte della folla preferì farsi catturare dalla polizia e fu messo a processo.

Nel 1949 venne giustiziato a morte nonostante la ferma opposizione dei seguaci e discepoli di Gandhi che in ossequio alla teoria della non violenza aborrivano la pena capitale.

Gandhi. Un sogno infranto

Quando Godse sparò a Gandhi il 30 gennaio 1948 l’India era diventata uno stato indipendente da pochi mesi.

Esattamente dal 15 agosto del 1947, ma quella data che avrebbe dovuto segnare l’inizio di una nuova era fu anche l’inizio di scontri fratricidi.

Contrariamente alle idee promosse dal mahatma che avrebbe voluto un’India unica, abitata da mussulmani e indù le forze politiche decisero altrimenti.

Gandhi

Quella che oggi conosciamo come India era allora abitata prevalentemente da popolazioni indù.

Mentre la regione orientale del Bengala a est e quella del Pakistan a ovest avevano una maggioranza mussulmana.

Con la spartizione in due stati distinti vi fu un immenso esodo di popolazioni.

Indù che lasciavano i due territori del Pakistan Occidentale e Orientale per rifugiarsi in India.

Mussulmani che abbandonavano la neonata India per andare dai correligionari in Pakistan.

Nel mezzo scontri e violenze inaudite.

Gandhi. La “debolezza” secondo gli indù

Fino all’ultimo il mahatma cercò di evitare la scissione in due stati, senza peraltro riuscirvi.

Di fronte all’imperversare dei disordini e degli scontri il mahatma adottò la tecnica dello sciopero della fame.

La notizia che il mahatma stava deperendo a causa dell’astinenza da cibo fece il giro dell’India e del Pakistan.

E almeno per un po’ i tumulti si acquietarono.

Ma la situazione era tesa e bastava anche solo un piccolo incidente per scatenare di nuovo violenze da una parte e dall’altra.

Gli estremisti indù non gli perdonarono mai le concessioni, a loro dire, fatte ai mussulmani.

Secondo la loro visione il maestro aveva tradito la causa dell’indipendenza dell’India favorendo almeno in parte gli acerrimi nemici mussulmani.

Va da sé che un simile ragionamento non aveva alcun fondamento nella realtà.

Se Gandhi ha sbagliato non è stato nel credere nel sogno dell’indipendenza e della coesistenza tra indù e mussulmani.

Piuttosto nel pensare che la classe dirigente indiana (indù e mussulmana) fosse all’altezza di quel compito.

Gandhi. Un’eredità scomoda per alcuni

A partire dagli stessi indiani che hanno dovuto fare i conti con una vera e propria leggenda come quella di Gandhi.

Se l’India fin dalla sua nascita non si è mai schierata, almeno ufficialmente, nello scacchiere internazionale in parte lo si deve anche a Gandhi e al suo retaggio politico.

La teoria del non allineamento è stata per decenni accostata a quella della non violenza di gandhiana memoria.

La verità probabilmente è meno aulica e un po’ più pragmatica di così.

Dopo l’indipendenza l’India era un paese povero, arretrato per lo più e di scarso peso internazionale.

Scegliere di non schierarsi nella contrapposizione fra blocchi ha permesso all’India di ricavarsi un piccolo spazio di manovra in politica estera.

Specialmente nella regione indo-pacifica, dove ha da sempre un vicino scomodo come la Cina.

Gandhi. E se non fosse stato assassinato?

Cosa sarebbe accaduto se quel 30 gennaio 1948 Godse non avesse sparato al mahatma?

Tutti sappiamo che la storia non si fa con i se e con i ma, dunque nessuno può dire cosa sarebbe accaduto.

Di sicuro il mondo avrebbe avuto ancora per un po’ (Gandhi non era più giovanissimo peraltro) una grande anima dispensatrice di idee universali.

Questo senza dubbio.

Ma se poi questo avrebbe cambiato il destino dell’India nessuno può dirlo con certezza.

Ma è ragionevole ipotizzare che non sarebbe cambiato poi molto.

Questo sulla base di cosa non riuscì a impedire dopo l’indipendenza dal Regno Unito.

Troppo spesso la sua figura e stata mitizizzata, quasi come una specie di super eroe della non violenza.

In realtà la forza del mahatma va ricercata invece nella sua assoluta normalità.

Gandhi. Un insegnamento senza tempo

Ciò che il mahatma ci ha lasciato in eredità va al di là delle questioni politiche dell’India e del Pakistan.

E forse anche ben oltre la teoria della non violenza peraltro troppo spesso mal interpretata.

Ciò che il mahatma ci ha indicato è che la forza del cambiamento nasce dentro di noi, dalla determinazione a non rinunciare a fare la cosa giusta.

Anche a costo di doverne pagare il prezzo, anche quando il nostro apporto sembra non cambiare nulla nel corso della storia.

Ogni gesto compiuto nel nome della giustizia ci conduce un passo in avanti verso un mondo migliore.

E non serve essere eroi per compiere simili azioni, basta la forza di volontà e la determinazione a voler cambiare il mondo.

Foto di marian anbu juwan da Pixabay

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Ethnic Minorities (words to understand the War in Ukraine)

(Ethnic Minorities) Article written by E.T.A. Egeskov for Politics and geopolitics

The war in Ukraine has brought to light the long-standing problem of ethnic minorities, which have often been used as a pretext to trigger international crises if not outright wars.

SUMMARY

Due to a wicked policy of displacement of entire populations from their territories of origin to other parts of the former USSR, the former states of the dissolved Soviet Union almost all had to deal with the cumbersome problem of ethnic minorities.

Especially those of Russian language and culture who always aspire to reunite with the motherland, the Great Russia of Moscow.

Ethnic minorities. The precedent of the former Yugoslavia

Those who are no longer very young will undoubtedly remember the terrible Balkans wars that shook Europe in the middle of the 90s.

The war arose from the dissolution of the Yugoslav Federation and the simultaneous birth of nation states, first and foremost Serbia and Croatia.

And it was precisely for ethnic-religious reasons that Serbia and Croatia found themselves in conflict.

With the addition of that melting pot of ethnicities and religions that is Bosnia and Herzegovina with the martyred city of Sarajevo first of all.

A corner of Europe that is the result of history, a crossroads of conquests and dominations stratified over the centuries.

The mixing of peoples and ethnic groups was also the result of precise political choices made by the then dictator of the former Yugoslavia, Tito.

Ethnic minorities. Divide et Impera

Divide et Impera” (divide and rule) has always been a good adage for those in power and in charge.

Moving groups of populations to territories occupied by other peoples was considered by the Yugoslav leadership to be a good way to hold together a country that was not a nation.

Ethnic Minorities
Ethnic Minorities

At least until everything collapsed, until the communist regime fell apart and gave way to the nationalistic-religious demands that inevitably led to conflict.

In the former Soviet Union, Stalin, a de facto dictator if not in name, also used the same system..

He “deported” millions of people from one territory to another in the same way that Tito had operated in Yugoslavia.

Or by moving the borders of the Socialist Republics that made up the USSR, incorporating portions of territory that historically had belonged to other peoples.

This is why Crimea, which has always been linked to Russia, becomes part of Ukraine.

While Transnistria, an unknown eastern region of Moldova, is populated by Russian peoples.

As long as the Soviet regime lasted, little changed, so much so that all power was centralized in Moscow and in the organ of the Communist Party.

But after the dissolution of the USSR and the birth of nation states, ethnic issues began to explode.

In Ukraine, the thorniest issue has always been the Donbass.

Territory in the far east of Ukraine, inhabited by Russian-speaking and Russophile populations for the most part, and therefore a source of contention between Russia and Ukraine over ethnic issues.

Ethnic minorities. The Real Reasons of the Russians

Although to tell the truth, the ultimate reasons for the dispute are mainly economic, namely the mines of which the Donbass is rich.

So much so that in the city of Mariupol, now completely destroyed by the Russians, there was the largest steel mill in Europe.

Azovstal became infamous for the heroic resistance of the Azov Brigade.

There he barricaded himself for weeks in a vain attempt to defend that Ukrainian garrison surrounded by overwhelming Russian armed forces.

The defense of Russian populations in Ukraine has given Putin a way to find an excuse, at least for his domestic public opinion, to invade Ukraine.

When the time comes to negotiate peace, the protection of ethnic minorities must be borne in mind.

In Ukraine but not only, the issue will have to be placed at the top of the list to avoid new future wars.

Foto di Gerd Altmann da Pixabay

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