Tutta colpa del cioccolato 5° book della serie di Adele Ross

Tutta colpa del cioccolato 5° book della serie di Adele Ross

(Tutta colpa del cioccolato) Articolo scritto per Libri, Pillole di Cultura ed Emozioni in punta di penna

Ascolta “Emozioni in punta di penna. Puntata 1 – Tutta colpa del cioccolato 5° book della serie di Adele Ross” su Spreaker.

Con Tutta colpa del cioccolato la scrittrice Adele Ross aggiunge un nuovo capitolo, il quinto, alla fortunata serie Tutta colpa di…

SOMMARIO

A distanza di oltre sei anni l’autrice della serie Tutta colpa di… torna con un nuovo capitolo dal titolo Tutta colpa del Cioccolato.

Dopo aver fatto sorridere e commumere il pubblico con i quattro volumi precedenti Adele Ross è tornata con un nuovo capitolo della serie.

L’autrice è fresca del recente successo del volume Caduta nel passato, un romance/viaggio nel tempo.

Tutta colpa del cioccolato. Il libro

Premessa: niente spoiler.

Dunque nessuna paura a leggere le righe che seguono.

Non verrà svelato nulla del finale e di ciò che accade nel corso della storia.

Adele Ross torna alla serie di Tutta colpa di… dopo oltre sei anni di silenzio (ma con tanti altri libri pubblicati però).

Lo fa con un libro che già dal titolo promette molto e leggendolo conferma le attese.

La protagonista, Naieda, lavora in un’agenzia pubblicitaria e deve curare una campagna per un cliente molto particolare.

Ma si sa, l’ufficio a volte può essere galeotto e ciò che sembrava davvero impossibile diventa quanto mai realtà…

No spoiler… soltanto un consiglio: leggetelo anche per scoprire il segreto di questo misterioso cioccolato.

Ne vale davvero la pena!

Tutta colpa del cioccolato. La serie

Tutto ebbe inizio nell’ottobre del 2016 con il primo volume dal titolo Tutta colpa del matrimonio.

Un romance chick-lit permeato dalle musiche degli ABBA e di tanta ironia che rende Tricia, la protagonista, unica nel suo genere.

Un volume che ha incontrato il favore del pubblico e continua a piacere anche a distanza di otto anni ormai.

Il secondo volume ha un titolo che è tutto un programma: Tutta colpa di San Valentino.

E cosa c’è di più azzeccato in questo periodo dell’anno?

Segue poi un libro decisamente estivo e sorprendente come Tutta colpa di Caraibi.

Cambiano le ambientazioni e i protagonisti ma la verve, l’ironia e le emozioni non mancano, neppure su un’isola lontana.

Il quarto volume delle serie ci porta in clima natalizio, come suggerisce il titolo Tutta colpa di Natale.

Godibile in ogni momento dell’anno è imperdibile sotto l’albero addobbato.

Tutta colpa del cioccolato. L’autrice

Adele Ross a partire dal 2016 sino ad oggi ha pubblicato in self-publishing 20 libri più due raccolte.

La scelta di auto-pubblicarsi rispecchia la sua volontà di essere editrice di se stessa per poter arrivare al suo pubblico in totale autonomia.

Adele Ross ha uno stile molto particolare, vivace, capace di battute al vetriolo che riesce ad alternare a scene romantiche da film.

Indimenticabili, a detta della gran parte dei suoi lettori, sono i dialoghi.

Serrati, vivi, verosimili, pungenti, divertenti, romantici… unici verrebbe da sintetizzare.

Un’autrice amata per le sue storie mai scontate e banali, ricche di humor e dialoghi pungenti.

Libri dal ritmo serrato e che si fanno leggere tutto d’un fiato.

Tutta colpa del cioccolato. Adele Ross omaggia Jean Webster

Cinque anni fa, nell’estate del 2019, Adele Ross volle omaggiare una grande scrittrice americana del ‘900.

Forse il nome Jean Webster non dice granché a molti, ma Papà Gambalunga dovrebbe al contrario accendere qualche lampadina.

Specialmente a chi ha un po’ di anni sulle spalle e ricorda il famoso film del 1959 con Fred Astair e Leslie Caron.

Ispirandosi proprio al libro della Webster l’autrice Adele Ross ha voluto ricreare quel mood portandolo ai giorni nostri.

È nato così Un inaspettato benefattore, un romance che è più di una semplice storia d’amore e che ha regalato emozioni a tutti coloro che lo hanno letto.

Tutta colpa del cioccolato. Gli altri libri

In questi otto anni Adele Ross ha pubblicato volumi ricchi di humor e sentimento ma non solo.

Con I lupi di Central Park e Hans, Greta e la strega del marzapane ha voluto sconfinare nel mondo delle fiabe e del fantastico, a modo suo però!

Con Il cuore fragile di una strega è andata incontro al pubblico teenager con una storia tutta per loro, sempre in stile Adele Ross.

Due incursioni anche nel mondo del paranormale con Oh my ghost, ho ereditato un fantasma e Caduta nel passato.

Due storie romance venate di elementi sovrannaturali ma sempre con tanta ironia, battute al vetriolo e tanto sentimento.

Senza dimenticare i due romance un po’ paranormal e un po’ natalizi come Amaliah, apprendista diavoletta combinaguai e L’angelo della porta accanto.

E sempre in tema natalizio come non ricordare anche Aiuto, Babbo Natale mi ha rapito, dove la sensualità va persino al Polo Nord?

Da non perdere anche la raccolta di racconti, tutti al vetriolo, di Piccole bomboniere crescono.

Arte e Sentimenti. Intervista a Monica Carpanese

(Arte e Sentimenti) a cura di Cecilia S.D. Rossi per Pillole di cultura, Fatti e Società e Arte e Sentimenti

Arte e Sentimenti. Monica Carpanese, quando la determinazione porta al successo

Affrettati perché le iscrizioni alla quinta edizione del concorso chiudono al 29 febbraio 2024

tutte le info al pulsante

Leggi tutto sulla nuova edizione del concorso

Arte e Sentimenti. Ascolta la puntata completa

Ascolta “Arte e sentimenti. Puntata 2 – Intervista a Monica Carpanese” su Spreaker.

csdr.writingservices@outlook.it

radio C.S.D.R., 25 novembre

caregiver

Leggi tutti gli articoli di Cecilia S.D. Rossi QUI

Scopri il profilo di Cecilia S.D. Rossi QUI

arte e sentimenti
arte e sentimenti
25 novembre
25 novembre
25 novembre

Loving. Richard & Mildred, love story che cambiò l’America

(Loving) Articolo scritto da Amelia Settele per Persone e StorieFatti e società e La Forza di indignarsi Ancora

Ascolta “La Forza di Indignarsi Ancora. Puntata 5 – Richard & Mildred Loving, la love story che cambiò l’America” su Spreaker.

Ci sono storie d’amore destinate a diventare immortali, arrivando addirittura ad avere una potenza tale da riuscire a cambiare il corso degli eventi storico-sociali di un Paese.

La storia tra Richard e Mildred Loving ne è un esempio eccellente.

SOMMARIO

Stato della Virginia, 1967: “Dica in Tribunale che amo mia moglie”

A scrivere al proprio Avvocato questa richiesta fu Richard Perry Loving che insieme alla sua sposa Mildred, visse la storia d’amore capace di abbattere pregiudizi, smuovere l’opinione pubblica Americana.

Oltre a far modificare le leggi che impedivano – in più di 17 stati dell’Unione – di sposarsi tra razze diverse.

Rappresentavano in modo emblematico quello che veniva definito un “amore contro natura” in quanto Richard era “bianco” e Mildred “nera”.

Loving. La nascita del loro legame

Richard Perry Loving nacque il 29 Ottobre 1933 a Central Point in Virginia, Americano di origini Irlandesi lavorava come operaio edile.

Mildred Delores Jeter vide la luce il 22 Luglio del 1939 in Virginia.

Il primo incontro risale a quando Richard aveva 18 anni e Mildred poco più di 11.

Lui era amico del fratello e frequentava spesso la loro casa.

Nacque un amore unico, appassionato, forte e Mildred, ad appena 18 anni, rimase incinta.

Nel 1958 la coppia decise quindi di sposarsi e si recò a Washington per celebrare il rito civile.

Era impossibilitata a farlo nello Stato della Virginia in quanto non erano ammessi matrimoni tra i “bianchi” e i “non bianchi”.

Era in vigore il Racial Integrity ActLegge sull’integrità razziale.

Approvato nel 1924 dall’Assemblea Generale (organo legislativo del Commonwealth della Virginia, istituito il 30 luglio 1619 ).

Legge nella quale si vietavano i matrimoni interrazziali e si classificava come “bianca” una persona nel cui sangue non vi era traccia di altre etnie se non quella Caucasica.

Mentre per “non bianco o colorato” tutte le altre etnie compresi i Nativi Americani.

Quest’atto di fatto proibiva la mescolanza tra razze e rafforzava le gerarchie razziali.

Era parte integrante di una serie di leggi per l’integrità razziale che consolidavano la supremazia “bianca” sulle altre etnie.

Loving. Il matrimonio

Sposarsi in un altro Stato non evitò ai coniugi Loving di avere fin da subito dei problemi al loro rientro in Virginia.

Infatti divennero oggetto di numerose manifestazioni razziste.

Richard venne allontanato e deriso da familiari e amici.

Nel quartiere dove decise di andare a vivere con la moglie per cercare un po’ di tranquillità, risultò essere l’unico “bianco”.

E la strada che li attendeva sembrava davvero tutta in salita.

Dopo una soffiata anonima vennero anche arrestati dallo Sceriffo della Contea e incarcerati.

Prelevati dalla loro abitazione durante la notte, la polizia irruppe in casa certa di trovarli a fare sesso (anche quello vietato dalla legge).

La loro relazione risultava essere un crimine così grave che vennero prelevati ancora in vestaglia e portati subito via.

Pur presentando il certificato di matrimonio redatto a Washington, vennero comunque accusati di “convivenza illegale” e incarcerati.

Ai coniugi Loving si prospettavano due opzioni: potevano scontare la pena di un anno di detenzione, oppure lasciare lo Stato per ben 25 anni.

Erano autorizzati a rientrare in Virginia solo e soltanto separatamente l’uno dall’altra.

Loving

Mildred e Richard decisero di andarsene e di trasferirsi a Washington.

Seguirono anni in cui furono costretti a visitare i familiari in momenti diversi e sempre separati.

Nacquero altri due figli, insieme all’aumentare delle pressioni sociali, razziali ed economiche ma Mildred e Richard restarono sempre insieme.

Il loro amore non vide mai barriere, si amavano profondamente, lottando ogni giorno per vivere questo sentimento e la loro famiglia alla luce del sole.

Nel 1964 durante una visita a casa, la situazione precipitò in modo inesorabile perché vennero arrestati di nuovo con l’accusa di aver viaggiato insieme.

I Loving decisero che era il momento di prendere un Avvocato, anche se le loro condizioni economiche non erano affatto floride, non demorsero e si affidarono all’ American Civil Liberties Union.

L’American Civil Liberties Union denominata anche con la sigla ACLU – fondata nel 1920 – era un’organizzazione non governativa che lottava per i diritti civili e le libertà individuali in America.

Aveva sede a New York e annoverava tra i suoi fondatori il nome dell’avvocatessa Crystal Catherine Eastman – leader nella lotta per il suffragio delle donne in America.

La ACLU riuscì a congelare la condanna e a fornire alla coppia i due avvocati volontari: Bernard S Cohen e Philip J Hirschkop.

Entrambi li difesero nella famosa causa “Loving Vs Virginia“.

Loving. La causa “Loving Vs Virginia”

La lotta in tribunale ebbe un risalto mediatico imponente e si concluse solo il 12 Giugno del 1967.

Quando la Corte Suprema degli Stati Uniti d’America dichiarò che la negazione dei matrimoni misti era incostituzionale.

E contraria al XIV Emendamento della Costituzione.

Il quale prevede pari diritti volti a proteggere gli ex schiavi dopo la Guerra di Secessione – noto insieme ad altri come “emendamento della Ricostruzione“.

Una vittoria giuridica e sociale senza precedenti che portò in alto il nome della famiglia Loving.

I coniugi divennero il simbolo della lotta alla libertà e all’uguaglianza.

Questa causa, ma soprattutto la sentenza che venne deliberata, permise alla società Americana di fare un enorme passo avanti.

Purtroppo non tutti gli Stati dell’Unione decisero di adattarsi alla sentenza della Corte Suprema.

Uno su tutti fu l‘Alabama che invece inasprì le leggi sui matrimoni misti e fu l’ultimo – nel 2000 – a conformarsi alla sentenza.

Dopo aver lottato per il loro amore e il diritto sacrosanto alla libertà, Richard e Mildred non hanno avuto un lieto fine.

Purtroppo nel 1975 furono investiti da un ubriaco e Richard morì sul colpo, mentre Mildred perse un occhio.

Dopo essersi ripresa dall’incidente, decise di dedicare il resto della sua vita ai figli e alla lotta per i diritti civili.

Divenendo un nome importante tra gli Attivisti Americani.

Il 12 Giugno 2007 per il 40esimo anniversario dalla sentenza che cambiò le sorti di molti altri cittadini e cittadine Americani e non solo, Mildred dichiarò quanto segue:

“Circondata come sono da meravigliosi figli e nipoti, non passa giorno in cui non penso a Richard e al nostro amore, al nostro diritto di sposarci, e quanto significasse per me avere la libertà di sposare la persona a me più cara anche se altri pensavano che fosse il “tipo sbagliato di persona” a sposarmi. Credo che tutti gli americani, indipendentemente da razza, genere, orientamento sessuale, dovrebbero avere la stessa libertà matrimoniale. Non è compito del governo imporre le credenze religiose di alcuni ad altri. Soprattutto se così facendo nega loro i diritti civili.” Mildred Loving

Poco meno di un anno dopo, il 2 Maggio 2008, Mildred Delores Jeter Loving morì a causa di una polmonite.

Marito e moglie riposano uno accanto all’altra nel cimitero della Chiesa Battista di Santo Stefano a Central Point in Virginia.

Mi rendo conto di aver utilizzato parole che in questi contesti non si usano (fortunatamente) più.

Come “bianco”, “nero” o “colorato”, ma se siamo arrivati a questo punto è anche grazie alla storia che vi ho appena ricordato.

Infatti Richard e Mildred ancora oggi rappresentano il simbolo di un sentimento talmente potente da riuscire a stabilire nuovi equilibri.

Equilibri capaci di far mescolare vocaboli come: Libertà, Diritti e Uguaglianza alla parola Amore in modo sublime ed eterno.


Fonti:

  • Dilei.it: “Mildred e Richard Loving: la storia d’Amore che ha riscritto la storia”
  • MarieClaire: “La storia di Mildred e Richard Loving, i primi Romeo e Giulietta interrazziali”
  • Lo sbuffo: “Loving: il matrimonio che ha cambiato la storia
AMELIA SETTELE

Leggi tutti gli articoli di Amelia Settele QUI

Scopri il profilo di Amelia Settele QUI

Amare non è la stessa cosa che desiderare

(Amare) Articolo scritto della dottoressa Ilena Aprea per Pillole di Cultura

In occasione della festa di San Valentino è bello ricordare quanto diceva Herman Hesse, ovvero che amare è un desiderio che si è fatto saggio.

SOMMARIO

Da quando San Valentino è la festa degli innamorati?

Perché si festeggia proprio il 14 febbraio?

È così in tutto il mondo?

Perché si regalano rose e si scrivono bigliettini?

Amare. Tradizioni e origini della festa degli innamorati

La storia

La tradizione fa risalire la festa degli innamorati al 496 d.C.

Quando papa Gelasio I pose fine agli antichi riti pagani dedicati a Luperco, il dio della fertilità.

Riti che si celebravano il 15 febbraio con festeggiamenti sfrenati totalmente contrastanti con l’ idea di amore e della morale cristiana.

Il momento clou era quello in cui le matrone romane si offrivano in strada alle frustate di giovani devoti al fauno Luperco.

Questi ultimi erano nudi o coperti solo da un gonnellino.

Anche le donne incinte si sottoponevano al rito in quanto erano convinte che avrebbe fatto bene al nascituro.

Papà Gelesio I decise di anticipare la festa dell’ amore al 14 febbraio giorno dedicato a San Valentino martire redendolo così protettore degli innamorati.

Le origini letterarie

Geoffrey Chauser il quale nel poemetto Il parlamento degli uccelli descrive una specie di visione che riguarda il 14 febbraio.

Giorno in cui gli uccelli scelgono davanti alla dea natura il loro compagno.

Un’ opera legata a eventi di corte luogo in cui l’amore romantico trionfa sempre .

Infatti si tratta di un poema in 700 versi scritto alla fine del ‘300 in onore del matrimonio tra Riccardo II e Anna di Boemia.

Nel quale l’autore fa un’associazione tra Cupido e San Valentino che in questo modo diventò il tramite ultraterreno nella dimensione dell’amor cortese.

Amare. San Valentino

Il santo patrono degli innamorati

Il protettore degli innamorati, San Valentino, era un vescovo romano originario di Terni martirizzato a Roma il 14 febbraio 273.

Dopo essersi convertito al cristianesimo nel 197 fu ordinato vescovo di Terni.

Nel 270 andò a Roma allo scopo di predicare il vangelo e convertire i pagani.

L’imperatore Claudio II il Gotico tentò di convincerlo a tradire la fede cristiana ma lui si rifiutò di farlo.

Anzi provò a convertire lo stesso imperatore il quale decise di non condannarlo a morte ma lo affidò a una famiglia nobile forse a causa delle sue origini patrizie.

La sua popolarità continuò ad aumentare negli anni facendolo amare dalla popolazione.

Forse per questo fu nuovamente arrestato sotto Aureliano e fu decapitato a novantasette anni e le sue spoglie portate sulla collina di Terni dove fu sepolto.

Amare

Amare. Le leggende

La rosa della conciliazione

La prima leggenda (alla quale credono gli americani) riguarda la  rosa della conciliazione.

Secondo questa leggenda San Valentino sentì due fidanzati che litigavano vicino al suo giardino.

Decise quindi di andare loro incontro sorridendo con una rosa in mano e la a pace fu fatta!

La storia si diffuse e gli abitanti iniziarono ad andare in pellegrinaggio dal vescovo di Terni il quattordici di ogni mese.

Da qui anche la tradizione di regalare rose a San Valentino.

Il matrimonio tra la giovane cristiana e Serapia e il centurione romano

Un’altra leggenda riguarda il matrimonio tra la giovane cristiana Serapia e il centurione romano Sabino che fu anche la causa del suo martirio.

Lei era molto malata e su preghiera dell’innamorato il vescovo li unì in matrimonio prima che la povera Serapia morisse.

Lo scambio di biglietti di San Valentino

Anche lo scambio di biglietti il 14 febbraio ha due spiegazioni leggendarie.

La prima, la più accreditata, narra che il vescovo fece il miracolo di ridare la vista alla figlia cieca del suo carceriere alla quale il vescovo scrisse un biglietto: “Dal tuo Valentino“.

Tale storia forse prese spunto da un reale evento storico.

Nel 1415 il Duca d’Orleans che era prigioniero degli inglesi scrisse una lettera alla moglie chiamandola la sua “dolcissima Valentina“.

L’altra leggenda narra che il sacerdote possedeva un grande giardino dove i bambini giocavano ogni giorno.

La sera Valentino regalava loro un fiore da portare a casa.

Un giorno, però, il Santo fu imprigionato quindi i bambini non sapevano più dove andare a giocare.

Due piccioni viaggiatori scapparono dal giardino del Santo e riuscirono a trovare il loro padrone.

Si posarono sulle sbarre della finestra della sua cella e iniziarono a tubare.

Valentino li riconobbe e legò al collo di uno dei due un sacchetto a forma di cuore con dentro un biglietto e al collo dell’altro una piccola chiave.

Quando i piccioni tornarono furono accolti con enorme gioia.

Le persone si accorsero di ciò che avevano al collo e riconobbero la piccola chiave che era quella che apriva il cancello del giardino di Valentino.

Mentre nel biglietto c’era scritto: “A tutti i bambini che amo, dal vostro Valentino”.

Amare. Innamorarsi a San Valentino al cinema

I film d’amore, che toccano il cuore sono tanti ma pochi di essi sono in effetti ambientati a San Valentino.

Pensiamo, ad esempio, a intramontabili successi quali Via col vento, Casablanca, Titanic, che sono drammi romantici ma non si svolgono nel periodo clou degli innamorati.

Anche la romantica scena di Lilli e il vagabondo, l’irresistibile cena cult per tutte le coppie, si svolge durante le festività di Natale.

5 film legati a San Valentino

Il primo è 5 appuntamenti per farla innamorare (I Hate Valentine’S Day) del 2009.

Protagonisti la famosa accoppiata Nia Vardalos e John Corbett, indimenticabili protagonisti de Il mio grosso grasso matrimonio greco.

Una commedia romantica in cui quella che doveva essere una relazione a breve termine diverrà una storia d’amore unica.

Appuntamento con l’amore del 2010, con un cast d’eccezione: Jessica Alba, Bradley Cooper, Julia Roberts, Ashton Kutcher, Patrick Dempsey, Jamie Foxx.

Vengono raccontate dieci storie ambientate a Los Angeles.

Il loro filo conduttore è proprio l’amore.

Per ciò riguarda il cinema italiano non si può non citare San Valentino Stories, del 2018.

Una commedia ambientata a Napoli in cui i tre registi, Antonio Guerriero, Emanuele Palamara, Gennaro Scarpato, raccontano la loro visione dell’amore ai piedi del Vesuvio.

Indimenticabile la frase di questo film: “Cupido è nato a Napoli“.

Amare

Ma a far battere forte il cuore oltre all’ amore è anche la paura e per gli amanti dell’horror ne è un esempio San Valentino di sangue 3D.

Pellicola nel quale il terrore bussa alla porta degli innamorati nel giorno dedicato a loro.

Un film consigliato alle coppie che intendono festeggiare in maniera alternativa, “regalandosi” un film “da paura”!

Infine un ultimo film da non perdere è Un’avventura, con la regia di Marco Danieli.

I protagonisti sono Michele Riondino e Laura Chiatti.

Si tratta di un musical il quale, pur non ambientato a San Valentino, ne rientra a pieno titolo in quanto celebra il grande Lucio Battisti.

Il film è uscito nelle sale cinematografiche il 14 febbraio del 2019.

Amare. 8 libri che a San Valentino raccontano l’amore

In letteratura non esiste un tema più tratato dell’amore descritto grazie a poeti e scrittori in tutte le epoche ed in tutti i luoghi.

Fin dall’antichità Saffo e Catullo misero in versi la bellezza di questo sentimento tanto complesso.

Aprendo la strada a quanti, dopo di loro, hanno reso immortali in prosa o in versi amori di ogni tipo.

Per la festa degli innamorati ecco una selezione di amori letterari tra quelli più belli, in grado di togliere il fiato e che potrebbero essere di ispirazione nella scelta dei libri.

Romeo e Giulietta di William Shakespeare

La storia inizia con l’accendersi casuale di un’incontrollabile passione tra i due protagonisti.

Romeo va ad una festa per incontrare Rosalina e non Giulietta, ma quando essi si vedono scatta la famosa scintilla.

Anche se nessuno dei due sa di avere davanti a sé il proprio nemico.

Si tratta di una tragedia dell’amore giovanile e viene ritenuta la storia d’amore per eccellenza.

Orgoglio e pregiudizio di Jane Austen

In provincia non accade mai niente di interessante e l’arrivo di due giovani benestanti e scapoli è un avvenimento importante.

Soprattutto in una casa in cui le cinque sorelle Bennet, ragazze in età da marito e di scarsi mezzi economici.

Ma fin dal primo incontro tra lo scostante Darcy e la vivace Elizabeth scatta una viscerale antipatia.

Ma gli eventi inaspettati porteranno il pregiudizio di Elizabeth e l’aristocratico orgoglio di Darcy a sgretolarsi e anzi questi capirà di essere innamoratissimo.

Cime tempestose di Emily Brontë

Ambientato nella brughiera selvaggia dello Yorkshire le invidie i rancori e le ossessioni trasformano la storia d’amore tra Heathcliff e Catherine in una passione assoluta, pericolosa e crudele.

Chiamami col tuo nome di André Aciman

È la storia di un paradiso scoperto ma già perduto e una meditazione sul desiderio, quasi in chiave proustiana

Una lunghissima lettera d’amore o una domanda che rimane aperta per gli anni che vengono.

Fino a quando un giorno Oliver ed Elio si ritroveranno impegnati nella ricerca di parole per poter esprimere ciò che non può essere detto.

E per confessare, innanzitutto, a se stessi, che “questa cosa che quasi non fu mai ancora ci tenta”.

Le affinità elettive di Johann Wolfgang Goethe

Tra tutte le opere di Goethe, questa è la più ambigua, ed è questo il suo fascino.

È, allo stesso tempo, una critica feroce ed una celebrazione riluttante dell’amore romantico.

Un romanzo scritto nell’età matura che mostra con psicologica precisione l’irruzione graduale del caos in un mondo ordinato.

Le notti bianche di Fëdor Dostoevskij

Quattro notti e un mattino per riuscire a raccontare una storia che si muove tra il buio e la penombra della coscienza.

Il giovane protagonista è un sognatore che si nutre di sentimenti e durante la notte incontra una ragazza che piange.

La storia potrebbe concludersi con il lieto fine ma il finale è amaro.

La San Pietroburgo avvolta nel suo bianco silenzio fa’ da sfondo a questa storia a due voci.

L’amore ai tempi del colera di Gabriel García Márquez

È un romanzo che parla di speranza e di amore con cui Gabriel García Márquez abbandona la sua solita inquietudine e l’impegno di denuncia sociale per poter raccontare una storia di ottimismo e passione.

Via col vento di Margaret Mitchell

Conquista i lettori di tutto il mondo con la sua avvincente trama ricca di colpi di scena caratterizzata da repentini cambi di fortuna e da una bellissima storia d’amore.

La critica lo definiì un Grande Romanzo Americano, osando addirittura il paragone con Tolstoj.

Amare

Amare. Libri per vere donne romantiche da leggere e regalare a San Valentino

Ecco alcuni dei titoli più emozionanti da poter leggere che potrebbero rendere felici le più romantiche delle lettrici.

Un libro romantico anche se struggente è Io prima di Te di JoJo Moyes.

Nel 2016 da questo romanzo è stato tratto l’ omonimo film.

Si tratta di un libro che lascia il segno, catturando il lettore ad ogni pagina.

Con estrema delicatezza oltre alla d’amore tra Louisa e William viene anche affrontato il tema molto spinoso della morte assistita.

La protagonista femminile è una bizzarra ragazza che però non sa ancora cosa vuole dalla vita.

Per questo motivo quando le propongono di lavorare per William Traynor, accetta.

Tra loro nasce, anche se non subito, una bellissima intesa e scoprono quanto la vita possa essere bella se accanto a te hai qualcuno con cui condividerla.

Ma questo non basta a salvare Will dalla sua infelicità.

Un libro perfetto per tutti coloro che amano le storie profonde e struggenti.

Per tutte coloro che, invece sono in attesa dell’arrivo del principe azzurro c’è Come inciampare nel principe azzurro di Anna Premoli

Chi non vorrebbe avere al suo fianco il principe azzurro?

Trovarlo non è semplice.

Madison, la protagonista del romanzo, lo sa bene.

Costretta a volare fino in Corea del Sud per lavoro, lì incontrerà il suo capo Mark, il quale però non le renderà la vita semplice.

Madison, anche se è spaventata dalle novità, affronta la nuova esperienza e piano piano tra lei e Mark scocca la scintilla, tra ironia e battute.

Anna Premoli in Italia è una delle penne rosa più apprezzate e racconta la perfetta storia d’amore.

Ideale per tutti coloro che hanno intenzione di essere catapultati in una storia allo stesso tempo dolce e divertente, con quel suo modo di scrivere leggero e scoppiettante.

Per Quelli che invece credono nella forza del destino un titolo interessante è L’amore è un difetto meraviglioso di Graeme Simsion.

Questo è un romanzo diventato subito un bestseller tradotto in 38 paesi ed è la confermache l’amore non risponde a schemi e regole predefinite.

Al contrario, a guidarlo sono il destino e le scelte non razionali.

Dan, il protagonista, se ne convincerà poco a poco.

Lui è convinto di riuscire a trovare l’anima gemella attraverso la creazione di uno schema.

Incontrare Rosie distrugge tutte quelle certezze, fino a quando la corazza che si era creato per non farsi travolgere dal destino non verrà scalfita.

Un tipo di scrittura ironica e leggera, perfetta per quelli credono nel potere del destino.

Un altro titolo da tenere in considerazione è La misura della felicità di Gabrielle Zevin

Perdere l’amore della propria vita può portare le persone a chiudersi in loro stesse diventando scontrose.

Questo è ciò che accade ad A.J. Fikry, il protagonista, un libraio che ha perso la passione per i libri e la voglia di rapportarsi agli altri.

Un giorno nel negozio entra Maya, una bambina dagli occhi vivaci che ha in mano un biglietto.

Abbandonata dalla madre, la piccola Maya mostra una grande curiosità per i libri.

Grazie a lei al libraio torna la voglia di vivere e di essere padre.

È il libro perfeetto per chi vuole ancora credere nella forza dell’amore.

E ancora Sai tenere un segreto? di Sophie Kinsella

Questo romanzo del 2003 ha consacrato l’autrice come la regina dei romanzi rosa.

La quale, con il suo modo di scrivere frizzante e ironico, riesce a tenere il lettore incollato fino all’ultima pagina.

Emma, la protagonista della storia, ha molta paura di morire e l’aereo su cui viaggia, scosso da forti turbolenze, peggiora la sua fobia.

La sua paura è tale da spingerla a confessare a un perfetto sconosciuto, l’uomo che le siede accanto, tutti i suoi segreti perfino quelli più imbarazzanti.

Una volta arrivati a destinazione Emma scopre che quell’uomo è il suo capo.

Un libro spensierato che racconta come sai possibile l’amore tra persone diverse.

Amare. Le usanze nel mondo

L’amore dovrebbe essere festeggiato tutti i giorni, tuttavia San Valentino viene vissuta come un’occasione speciale in tutto il mondo da milioni di persone.

Le quali colgono l’occasione per celebrare, insieme alle persone amate l’amore che li accomuna.

Sebbene venga vista da tanti come una festa che ha solo dei fini commerciali, la giornata dedicata agli innamorati è il frutto di una tradizione che risale a molti secoli fa ed ha origine nella festa religiosa dedicata al patrono dell’amore.

Ecco di seguito un interessante viaggio culturale che aiuterà a scoprire alcune tradizioni nel mondo legate a tale ricorrenza.

Nella lista delle tradizioni più curiose troviamo ciò che si faceva nell‘Inghilterra del XVIII secolo.

La sera prima, con uno spillo, le donne fissavano sul cuscino cinque foglie di alloro spruzzate con acqua di rose.

Una veniva messa al centro e le altre poste agli angoli.

Prima di andare a dormire, recitavano una preghiera: “Buon Valentino, sii generoso con me e concedimi di vedere in sogno il mio vero amore”, sperando che questo avrebbe indotto l’apparizione in sogno del futuro marito.

In Danimarca, dove la festa ha iniziato a prendere piede solo negli anni Novanta dello scorso secolo è una pratica comune far recapitare alla persona amata una lettera – chiamata valentinsbrev” (“lettera di Valentino”) in cui si esprimono i propri sentimenti.

Alcuni Paesi del mondo non celebrano la festa degli innamorati il 14 febbraio, ma festeggiano in altri momenti dell’anno in modo simile.

In Brasile, ad esempio, c’è il “Dia dos Namorados” (la Giornata degli Innamorati) che si celebra il 12 giugno, la vigilia della giornata dedicata a Sant’Antonio, patrono del matrimonio.

Mentre in Argentina si festeggia, oltre a San Valentino, anche la prima settimana di luglio, “la Semana de la Dulzura” (la Settimana della Dolcezza) periodo in cui i baci vengono “regalati” in cambio di pensieri e dolci (infatti, è nota, anche come Semana de la Golosina, che vuol dire “Settimana dei Dolci”.

Un’iniziativa creata nel 1989 da “Asociación de Distribuidores de Golosinas, Galletitas y Afines” allo sopo di aumentare le vendite nel settore dolciario.

Attualmente una golosina por un beso, ossia un dolcetto per un bacio, in Argentina è un appuntamento da non perdere.

In Cina il giorno dedicato alla festa degli innamorati è chiamato “Qixi” e può essere tradotto come “La sera dei sette”.

Per questo motivo quello che viene definito come il festival dell’amore viene celebrato il settimo giorno del settimo mese del calendario cinese.

La sua origine è antica, infatti è festeggiato fin dall’età classica cinese (che va dal 206 a.C. al 220 d.C.).

Trae spunto da una leggenda che ha come protagonisti due sfortunati amanti i quali a causa dell’estrazione sociale differente sono costretti ad incontrarsi solo una volta l’anno.

Infine, nella Repubblica Ceca, sebbene San Valentino negli ultimi decenni abbia acquisito una grande popolarità, il 1° maggio è il giorno in cui i cechi festeggiano l’amore in tutte le sue forme.

La sua origine è molto particolare.

Infatti, sembra che si sia scelto l’inizio di maggio in onore di uno dei capolavori del periodo romantico ceco, “Máj” (Maggio), scritto da Karel Hynek Mácha, uno dei più importanti poeti praghesi.

L’usanza vuole che si faccia un pellegrinaggio al parco di Petřín, la sera del 1° maggio.

Lì infatti vi è collocata una statua dedicata al poeta dell’amore per eccellenza per il popolo ceco.

Foto di NoName_13 da Pixabay

Fonti:

  • Ansa, San Valentino, la festa degli innamorati ha una romantica origine italiana, 2023
  • Barbara Leone, San Valentino: la vera storia del giorno degli innamorati, 2023
  • Francesca Baranello, I romanzi da leggere a San Valentino per vere romantiche, Editor BestToday05, plurisettimanale telematico, 2019
  • Francesco Basso, Aspettando San Valentino, l’amore è una cosa naturale. La natura si risveglia proprio a San Valentino, Il Secolo XIX , 2018
  • Giuliana Gambuzza, San Valentino festa degli innamorati: perché?, Focus, 2022
  • Maaremosso – il magazine dei lettori, 10 libri sul comò – 10 libri che raccontano l’amore per San Valentino, 2023
  • Niccolò De Rosa, La vera storia di San Valentino, Redazione focus junior 2023
  • Paolo Ghisleni, San Valentino: storia, leggende e perchè si celebra la festa degli innamorati, bergamonews.it, 2019
  • Pisatoday, San Valentino: origini e nascita della festa degli innamorati, 2023

Leggi tutti gli articoli della dottoressa Ileana Aprea QUI

Scopri il profilo della dottoressa Ileana Aprea QUI

Khomeini e la rivoluzione islamica in Iran

(Khomeini) Articolo scritto da E.T.A. Egeskov per Persone e Storie

Con la dichiarata neutralità delle forze armate iraniane l’11 febbraio 1979 di fatto trionfava la rivoluzione islamica in Iran guidata dall’ayatollah Khomeini.

SOMMARIO

Da anni ormai al centro della geopolitica del Medio Oriente, l’Iran ha acquisito questo ruolo predominante a partire dalla rivoluzione islamica.

Da quel 1979 la situazione nel grande paese asiatico ha condizionato le scelte politiche dei vicini e anche dei grandi stati.

A partire dagli USA, che fin dalla nascita della Repubblica Islamica dell’Iran sono stati visti come il nemico numero uno da combattere.

L’artefice di quella rivoluzione fu un ayatollah, tornato dall’esilio Parigi, il cui nome resterà sempre legato a quello dell’Iran: Khomeini.

Khomeini. Iran, una nazione antica

Uno stato che vanta origine molto lontane nella storia, addirittura quasi tremila anni prima della nascita di Cristo.

La prima dinastia iranide data circa il 2800 a.C. ma furono i Medi, nel VII secolo a.C. a unificare i territori che oggi conosciamo come Iran.

Dopo il breve dominio di Alessandro Magno il territorio iraniano passò alla dinastia Seleucide.

Successivamente furono i Parti a dominare gli altopiani, seguiti dai Sasanidi che dovettero cedere agli arabi mussulmani.

Con l’avvento della dinastia Safavide nel 1501 la religione ufficiale diviene l’islam sciita.

Khomeini. I prodromi della crisi

Con l’avvento della monarchia costituzionale nel 1906 l’Iran avrebbe dovuto fare il suo ingresso nel tempo moderno.

E in effetti fra i paesi mussulmani l’Iran era tra quelli più avanzati culturalmente e più liberi socialmente.

Nel 1921 la monarchia costituzionale venne sostituita da quella autoritaria dei Palhavi.

Almeno fino alla rivoluzione democratica del 1953, quando parve che l’Iran potesse diventare una vera democrazia.

Quello stesso anno, però, forze straniere operarono per ripristinare lo status quo.
Gran Bretagna e Stati Uniti fecero in modo di rimettere sul trono la dinastia Palhavi.

Questa scelta molto discutibile avrebbe avuto notevoli conseguenze in seguito.

La popolazione iraniana infatti era stanca della monarchia dei Palhavi, di certo non una delle famiglie più amate dal popolo.

Ecco dunque spiegato perché nel 1978 poté iniziare quelle che è conosciuta come la rivoluzione islamica.

Khomeini. Esilio parigino

Ruhollah Khoeini era un esponente del clero sciita nato nel 1902 e che era stato osteggiato dallo scià Reza Palhavi.

Con la salita al trono del figlio di Reza, Mohammad Reza, Khomeini fu reintegrato e tornò ad avere un ruolo importante all’interno del clero sciita.

Un colpo di stato nel 1953 riportò al potere Mohammad Reza Palhavi dopo la parentesi democratica osteggiata dall’Occidente.

Khomeini

A quel punto lo scià rivide le sue posizioni e divenne ancor più oltransista del padre nel contrastare il clero sciita.

L’obiettivo dello scià era quello di laicizzare il paese eliminando il più possibile l’influsso degli ayatollah sciiti sulla popolazione.

Per questo motivo Khomeini dovette abbandonare il paese e si rifugiò a Parigi.

Dalla capitale parigina l’ayatollah fomentò la rivolta popolare in Iran.

Rivolta che affondava le sue radici nei molti soprusi e ingiuste repressioni operate dallo scià.

Khomeini. La nascita della Repubblica Islamica dell’Iran

Nel 1978 le condizioni politiche in Iran erano diventate favorevoli a un imminente rientro dell’ayatollah nel Paese.

Grazie al suo innato carisma e alla lunga militanza rivoluzionare promossa da Parigi Khomeini non ebbe difficoltà a incarnare il simbolo vivente della rivoluzione.

Rivoluzione che trovava terreno fertile in un odio viscerale della popolazione contro lo scià e la classe dirigente iraniana.

Indicati dal popolo come i responsabili di arresti, torure, omicidi e una sequela di repressioni sanguinarie che incendiarono l’Iran.

Khomeini rimise piede sul suolo irariano il 1 febbraio 1979 e solo 10 giorni più tardi assunse il potere della rivoluzione islamica.

Di fatto lo sciò era stato esautorato e neanche tre mesi più tardi, il 1 aprile 1979 veniva proclamata la nascita della Repubblica Islamica dell’Iran.

Khomeini. Teocrazia islamica

Il nuovo ordine costituzionale dell’Iran prevedeva una teocrazia di stampo islamico.

Ovvero la legge del Corano e in particolar modo la Sharia divennero legge suprema che tutti i cittadini erano tenuti a rispettare.

Di colpo vennero pesantemente limitate le libertà personali, quelle politiche e di informazione.

Man mano venne repressa la libertà di stampa, di associazione di persino i partiti politici che fossero riconducibili direttamente al clero sciita.

Venne introdotto l’obbligo del velo per le donne, abbassata l’età minima per i matrimoni a nove anni.

Fu introdotta la pena di morte per i reati di bestemmia e di adulterio e per molte altre trasgressioni alle leggi religiose.

Di fatto quello che negli anni Cinquanta era uno tra gli stati più moderni dell’Asia piombò improvvisamente in un medioevo islamico peraltro mai conosciuto prima a Teheran.

Khomeini. Ritorno al passato e colpe occidentali

In rete circola spesso una foto che ritrae donne iraniane in un bar di Teheran vestite alla moda occidentale, con gonne corte e atteggiamento disinvolto.

Si tratta di uno scatto degli anni ’50 e fa impressione accostare quell’immagine a quelle che giungono dall’Iran di oggi.

È ancora forte l’eco della morte della giovane Mahsa Amini seguita al suo arresto per aver indossato male il velo.

Pare davvero strano che uno stato possa “regredire” così tanto in così poco tempo, ma è accaduto ed è sotto gli occhi di tutti.

Occorre però anche soffermarsi almeno un attimo sulle “colpe” dell’Occidente e in particolar modo di Stati Uniti e Gran Bretagna.

Il golpe del 1953 che riportò al potere Mohammad Reza Palhavi fu reso possibile proprio dagli stati occidentali.

Rileggendo la storia si può ben vedere come l’origine del consenso popolare alla rivoluzione islamica nasca proprio da quel ritorno al potere dello scià.

Nessuno può dire cosa sarebbe diventato l’Iran se l’esperienza democratica del 1953 non fosse stata bruscamente interrotta.

Di sicuro però l’appoggio alla rivoluzione islamica non sarebbe stato così massiccio e convinto.

Foto di Pavellllllll da Pixabay

Leggi tutti gli articoli di E.T.A. Egeskov QUI

Scopri il profilo di E.T.A. Egeskov QUI

Se vuoi scoprire i libri che ho scritto clicca qui sotto

Salem, il processo alle streghe del 1692

(Salem) Articolo scritto da E.T.A. Egeskov per Pillole di Cultura

8 febbraio 1692, una data che è rimasta nella storia della piccola cittadina di Salem e nell’immaginario collettivo per il famigerato processo alle streghe.

SOMMARIO

È forse uno dei luoghi più conosciuti e chiacchierati del pianeta nonostante a tutt’oggi conti poco più di quarantamila abitanti.

Difficilmente chiedendo a caso alle persone saprebbero indicare dove si trova su una mappa la cittadina.

O in quale stato debba essere collocata, al di là di dire che è negli Stati Uniti.

Però tutti o quasi conoscono il nome di Salem anche per via dei numerosi riferimenti nei film, nei videogiochi e nei libri.

Salem. Le sue radici puritane

I primi coloni giunsero sul luogo dove sarebbe sorta la città nel 1626, alla foce del fiume Naumkeag.

Il sito era già stato usato come luogo di scambi commerciali da parte dei nativi americani.

Il villaggio faceva capo alla Compagnia della Baia del Massachuttes che nel 1629 si costituì in Colonia (una delle famose 13 colonie americane).

Grazie al suo porto ben protetto e alla sua posizione geografica favorevole Salem attirò molti immigrati dalla madrepatria.

Fra loro tanti erano di fede puritana, tanto che già nel 1639 venne la prima chiesa cittadina, la First Church of Salem.

Il grande afflusso di padri pellegrini di fede puritana avrebbe influenzato la vita cittadina nei decenni a seguire come scopriremo.

Salem. L’epidemia di stregoneria

Era già una cittadina rigogliosa quando nel 1691 scoppiò quella che venne definita una vera e propria epidemia di stregoneria.

Tre giovani ragazze, compresa la figlia del pastore della chiesa puritana locale, cominciarono a manifestare strani comportamenti.

Le tre ragazze avevano giocato con uno specchio e un albume d’uovo sospeso nell’acqua e qualcuna di loro disse d’averci visto “qualcosa”.

Una bara, pare abbia dichiarato una certa Sarah Cole, era apparsa nell’albume d’uovo.

Di sicuro molte altre ragazze iniziarono ad avere strani comportamenti.

Bestemmie, trance, crisi epilettiche si erano diffuse a macchia d’olio tanto da mobilitare tutti i medici della zona per capirne l’origine.

Salem. Colpa di Satana

Fu la dichiarazione di un medico del luogo, l’8 febbraio del 1692, a porre il sigillo definitivo sulla questione.

Tale medico, di cui ignoriamo il nome, dichiarò che le giovani non erano malate in senso medico.

Bensì erano sotto l’effetto di qualche sortilegio prodotto da stregoneria con la complicità di Satana in persona.

Subito vennero arrestate alcune persone, donne ovviamente e si costituì un tribunale speciale per giudicarle.

L’isteria collettiva che aveva messo sottosopra il piccolo borgo del Massachuttes doveva trovare un capro espiatorio.

E quale miglior occasione di un processo pubblico per stregoneria additando come colpevole ultimo nientemeno che Satana stesso?

Salem. Tituba confessa

Le prime ad essere arrestare furono tre donne.

Una mendicante di nome Sarah Good insieme a Sarah Osborne, un’anziana signora del posto.

Ma decisivo fu l’arresto di Tituba, la schiava del reverendo Parris, il padre di una delle prime ragazze colpite dalla “stregoneria”.

La schiava confessò di essere una strega e aggiunse un altro particolare che confermò le ipotesi dei medici.

Tituba dichiarò infatti d’aver incontrato un uomo alto proveniente da Boston.

Per i giudici era la prova lampante che si trattava di Satana in persona e dunque il male si era insinuato nella cittadina.

Oggi è assai difficile riuscire a trovare il nesso causale fra la vista di un uomo alto proveniente da Boston e la sua identificazione con Satana.

Evidentemente in quel tempo o la città di Boston non godeva di buon nome in quanto a fede in Dio oppure qualunque cosa andava bene purché venisse trovato un colpevole.

Salem. Giles Corey si rifiuta di dichiararsi colpevole o innocente

Il tribunale speciale istituito finì con il condannare a morte per impiccagione diciannove persone.

Fra di esse uomini, donne ma anche bambini.

Un’altra vittima, la ventesima, fu l’ottuagenario Giles Corey, il quale si rifiutò categoricamente di sottoporsi a simile processo.

Salem

Non essendosi dichiarato né innocente né colpevole non poté essere impiccato come prevedeva la pena.

Ma non gli fu comunque risparmiata la morte, in quanto venne schiacciato sotto lastre di pietra.

Salem. Lo scioglimento della Corte

Altre quattro persone arrestate morirono in carcere prima di poter essere processate o giustiziate.

E la lista delle vittime sarebbe stata assai più nutrita se il 12 ottobre 1693 il governatore Phips non avesse sciolto la Corte.

Concluso il lavoro del tribunale speciale il caso dei cinquantadue detenuti in attesa di processo passò sotto una regolare Corte di Giustizia.

Quest’ultima assolse quarantanove degli imputati e commutò la pena capitale di altri tre ponendo fine alle impiccagioni.

Da quel momento in poi non vi furono più altri casi di presunta stregoneria né tantomeno processi alle streghe.

Salem. Dalla cronaca alla letteratura

Oltre un secolo dopo i fatti che portarono al processo alle streghe proprio a Salem nacque Nathaniel Hawthorne, uno dei più famosi romanzieri americani dell’Ottocento.

L’autore è famoso per il romanzo La lettera scarlatta, che sebbene non tratti il tema della stregoneria ben evidenzia il clima che regnava nella sua città natale nel XVII secolo.

Legata invece al tema della stregoneria è invece un’altra opera di Hawthorne dal titolo La casa dei sette abbaini.

Altrettanto famosa è l’opera teatrale dal titolo Il Crogiuolo del drammaturgo americano Arthur Miller.

Ambientata nella Salem del 1692 l’opera mette in pararello la caccia alle streghe del XVII secolo con il Maccartismo degli anni Cinquanta.

Fu infatti il senatore repubblicano Joseph McCarthy che negli anni Cinquanta diede vita a una costante ricerca di spie sovietiche sul suolo americano.

Pertanto ogni persona considerata fuori dal “normale” veniva sospettata di essere una potenziale spia.

Per questo spesso veniva deliberatamente danneggiata socialemente se non addirittura arrestata preventivamente.

Una vera e propria caccia alle streghe in versione moderna da Guerra Fredda.

Salem. Una vera fortuna per il cinema

Se la letteratura non ha saputo rinunciare agli spunti offerti dal processo alle streghe il cinema ne ha fatto un vero e proprio filone.

Già a partire dal 1937 la cittadina del Massachuttes è al centro della pellicola Maid of Salem di Frank Lloyd.

Di pochi anni più tardi (1942), il film dall’emblematico titolo Ho sposato una strega.

Nel 1957 il primo adattamento cinematografico de Il Crogiuolo di Arthur Miller, pellicola dal titolo Le vergini di Salem.

Del 1993 la pellicola Hocus Pocus, mentre nel 1996 esce il secondo adattamento de Il Crogiuolo con il titolo La seduzione del male.

Le streghe di Salem di Rob Zombie è invece una pellicola del 2013.

Salem. Anche televisione e videogiochi

Non poteva mancare la televisione nell’elenco di chi ha sfruttato quell’episodio doloroso della storia del Massachuttes.

Elencare tutte le serie tv che hanno avuto epicentro a Salem o che in qualche modo alla cittadina delle streghe sono legate sarebbe troppo lungo e tedioso.

Doveroso però ricordare alcuni titoli fra i più famosi, come il telefilm Streghe dove le sorelle Halliwell discendono da una strega del luogo.

Anche Samantha di Vita da strega vanta origini nella città del famoso processo.
Così come anche la strega di The Vampire Diaries vanta ascendenza stregonesca direttamente dal borgo della Nuova Inghilterra.

Il gatto di Sabrina, dell’omonimo telefilm Sabrina, vita da strega non a caso si chiama Salem ed è tutt’altro che un semplice gatto!

Per non dimenticare la recentissima serie tv intitolata proprio Salem, guardacaso.

La città delle streghe, come viene ormai denominata da molti, è presente anche in numerosi fumetti e in alcuni videogiochi.

Foto di 2234701 da Pixabay

Leggi tutti gli articoli di E.T.A. Egeskov QUI

Scopri il profilo di E.T.A. Egeskov QUI

Se vuoi scoprire i libri che ho scritto clicca qui sotto

Leopoldo II, la vergogna del Belgio coloniale

(Leopoldo) Articolo scritto da Mos Maiorum per Pillole di Cultura

Il 5 febbraio 1885 re Leopoldo II del Belgio fondò il regno privato dello Stato Libero del Congo dando vita a una delle pagine più buie del colonialismo europeo in Africa.

SOMMARIO

La storia della colonizzazione in terra d’Africa affonda le sue radici per lo più nell’Ottocento partendo da un’Europa in profonda trasformazione.

Oltre ai principali stati coloniali (Inghilterra, Francia, Spagna, Portogallo) si aggiunsero anche stati più piccoli ma ambiziosi.

Fra questi anche il piccolo Belgio che aveva da poco conquistato l’indipendenza dalle Province Unite.

La storia della colonizzazione del Congo ha però una particolarità unica nel genere.

Non fu uno stato a colonizzare ma una singola persona, benché fosse il re del Belgio stesso.

Leopoldo. Belgio, uno stato da poco indipendente

Nel 1830 una rivoluzione portò la popolazione belga a rendersi indipendente dal Regno Unito dei Paesi Bassi.

Ma fu solo nel 1838 che il nenonato piccolo stato ottenne il riconoscimento ufficiale.

Il Belgio è stato fin dalla sua costituzione uno stato piccolo, di poco più di 30.000 km² .

Per fare un paragone la regione italiana della Lombardia ha una superficie di quasi 24.000 km²!

Non stupisce dunque che un novello stato come il Belgio nella seconda metà dell’Ottocento cercasse occasioni per farsi conoscere nel mondo.

Farsi conoscere e rispettare ma soprattutto per generare profitti per potersi arricchirre.

E la colonizzazione fu senza dubbio un’occasione che anche il Belgio non si lasciò sfuggire.

Leopoldo. Un sovrano che puntava in alto

Leopoldo II fu di fatto solo il secondo re del neonato Belgio, in quanto Leopoldo I, suo padre, fu il primo a regnare sul piccolo stato.

Nato nel 1835 era il secondo genito di Leopoldo II ma essendogli premorto il fratello Luigi Filippo già alla nascita fu designato erede al trono.

Leopoldo

Fin dal suo esordio in politica, nel 1855, l’erede al trono professò la sua intenzione di dare al Belgio lustro a livello internazionale.

E per farlo pensava di poter costituire un impero, come avevano già fatto altre nazioni prima del Belgio.

Salì al trono nel 1865 e regnò per 44 anni sino al 1909 quando il 17 dicembre spirò all’età di 74 anni.

Leopoldo. L’Africa equatoriale tutta per sé

Già nel 1876 Leopoldo II si interessò all’Africa e attraverso un’associazione promosse l’esplorazione della zona equitoriale.

A quel tempo l’immensa foresta pluviale del bacino del Congo era ritenuta perlopiù inutile e difficile da gestire.

Per questo il re del Belgio tramò a livello europeo affinché le inimicizie fra Francia, Inghilterra e Germania, oltre al Portogallo, gli garantisse il possesso di quel territorio.

Con la conferenza di Berlino del 1884, grazie all’appoggio di Bismarck, Leopoldo II ottenne per sé 2.344.000 km² sul bacino del Congo.

Furono assegnati a lui personalmente e non allo stato Belga o a Leopoldo II in quanto sovrano del Belgio.

Il 5 febbraio del 1885 il monarca belga fondò dunque lo Stato Libero del Congo che vide la luce ufficiale il 30 aprile dello stesso anno.

Leopoldo. Colonialismo della peggior specie

Il nuovo stato costituito sul bacino del Congo era di proprietà personale del re del Belgio.

Era soggetto al alcuna legge se non al volere stesso del monarca, ma in quanto persona fisica e non carica istituzionale.

Questo fece sì che abusi e soprusi fossero all’ordine del giorno in quel territorio dimenticato dagli uomini e dalla società.

Fu quella una delle pagine più violente e becere del colonialismo europeo in Africa.

E il fatto che tutto rispondesse al volere di un solo uomo senza alcun controllo istituzionale non fece che peggioare la situazione.

Per averne un’idea è sufficiente leggere uno dei romanzi più famosi dello scrittore naturalizzazione inglese Joseph Conrad.

Cuore di tenebra narra appunto di un viaggio lungo il fiume Congo compiuto dal narratore Charles Marlowe.

E ancora oggi, rileggendo quelle pagine, viene la pelle d’oca scoprendo i misfatti compiuti in quel territorio.

Tenendo presente che quanto raccontato nel libro non era che una minima parte di ciò che accadde nello Stato Libero del Congo.

Leopoldo. Indignazione popolare a annessione

Anche grazie a libri come quello di Conrad la verità su quanto accadeva nello Stato Libero del Congo cominciò ad emergere.

In Belgio crebbe un movimento d’opinione pubblica scandalizzato di ciò che avveniva in quel territorio lontano.

Ancor di più perchè responsabile ultimo di tutta quella vergogna era proprio il re del Belgio, sebbene agisse per proprio conto e non in nome della nazione.

Fu così che nel 1908, il 15 novembre, lo Stato Libero del Congo venne annesso allo stato belga.

L’intenzione era quella di porre fine ai soprusi e alle vessazioni in Africa, ma realtà risultò essere un tantino differente rispetto alle aspettative.

Sebbene non si sia più toccato l’apice di crudeltà del periodo dello Stato Libero del Congo nel neonato Congo Belga di certo non regnava la giustizia e l’equità.

Per questo nel 2020, il 30 giugno, re Filippo del Belgio ha inviato una lettera al presidente congolese per esprimere il suo rammarico

Sia per quanto fatto dal suo predecessore Leopoldo II, sia per le colpe dello stato belga.

Foto di WikiImages da Pixabay

Leggi tutti gli articoli di Mos Maiorum QUI

Per leggere tutti i libri di Mos Maiorum clicca:

Ottone I e Adelaide, imperatori del Sacro Romano Impero

(Ottone) Articolo scritto da Mos Maiorum per Pillole di Cultura

Ottone I e la moglie Adelaide di Borgogna vennero unti da papa Giovanni XII per diventare imperatori del rinato Sacro Romano Impero.

SOMMARIO

Il 2 febbraio dell’anno 962 papa Giovanni XII incoronò a Roma imperatori del Sacro Romano Impero Ottone I ed Adelaide di Borgogna, sua moglie.

Fu la prima volta nella storia del Sacro Romano Impero che una moglie venisse incoronata imperatrice insieme al marito.

Ottone I. Un impero da ricostruire

Ottone I era re dei Franchi Orientali (ovvero della Germania) quando sposò Adelaide di Borgogna.

Grazie a questo matrimonio il re sassone poté indossare la corona di ferro e dunque fregiarsi del titolo di re d’Italia.

Il Sacro Romano Impero in quella seconda metà del X secolo si era ormai sfaldato e diviso in tre grandi regni più altri piccoli stati.

Il Regno dei Franchi Occidentali (Francia), quello dei Franchi Orientali (Germania) e il regno d’Italia.

Riunendo sotto lo stesso trono Germania e Italia il nuovo imperatore ricostituiva almeno in parte l’impero voluto da Carlo Magno.

E tutto ciò fu possibile anche grazie al matrimonio con Adelaide di Borgogna, già vedova del re d’Italia Lotario.

Ottone I. Un corona imperiale per due

L’incoronazione del 2 febbraio 962 costituì una novità sotto molti punti di vista.

Anzitutto perché ad essere unti dal papa furono marito e moglie che dunque divennero imperatori entrambi.

Mai prima d’allora un’imperatore aveva condiviso il trono con la propria moglie.

D’altro canto Adelaide di Borgogna non fu certo una semplice moglie, seppur imperiale.

Donna tenace e volitiva seppe tener testa all’usurpatore Berengario II che aveva fatto assassinare il marito di lei.

Adelaide

Usurpatore che avrebbe voluto farla sposare al proprio figlio Adalberto, ma Adelaide fuggì dalla prigionia.

Dopo una fuga rocambolesca si rifugiò a Canossa da dove chiese aiuto proprio a Ottone I.

Il quale scese in Italia, liberò la vedova di Lotario e la sposò a Pavia indossando con lei la corona del regno d’Italia.

Non stupisce dunque che il sassone abbia voluto associare al trono la sua giovane moglie Adelaide.

Ottone I. Privilegium Othonis

Con l’incoronazione a imperatore da parte di papa Giovanni XII il sassone Ottone I aveva di fatto legato in modo indissolubile la Chiesa di Roma al Sacro Romano Impero.

Ottone

Se è vero che almeno formalmente venivano ceduti alcuni territori al papa di contro lo stesso papa doveva giurare fedeltà all’imperatore.

Con il Privilegium Othonis del febbraio 962 l’imperatore garantiva che l’elezione al soglio pontificio fosse determinata dal clero e dal popolo di Roma.

Salvo poi specificare che il papa eletto avrebbe dovuto giurare fedeltà proprio alla figura dell’imperatore.

Tutto ciò portò ben presto a scontri anche violenti fra Chiesa di Roma e Sacro Romano Impero, persino pochi anni dopo l’incoronazione.

Per poi sfociare nel violento contrasto fra l’imperatore Enrico IV e papa Gregorio VII con il famoso episodio di Canossa nel 1077.

Ottone I. L’avvio di una dinastia

Con il ristabilimento del Sacro Romano Impero a seguito dell’incoronazione di Ottone I e Adelaide di Borgona di fatto si creò una vera e propria dinastia.

Infatti il figlio della coppia, Ottone II, venne associato al trono dal padre e gli succedette dopo la morte.

Ottone II seguendo l’esempio paterno associò al trono imperiale la moglie Teofano (principessa bizantina).

Successivamente anche il figlio della coppia, Ottone III, venne associato al trono e succedette al padre alla morte di quest’ultimo.

Essendo solo un bambino regnò dapprima con la reggenza di Teofano (madre) e Adelaide di Borgogna (nonna).

Poi con la reggenza della sola Teofano e dopo la morte prematura di quest’ultima con la reggenza della nonna Adelaide.

Solo una volta raggiunta la maggiore età (14 anni) Ottone III regnò in autonomia.

Nel frattempo Adelaide si ritirò in convento in Alsazia dove morì e circa un secolo più tardi fu dichiarata santa.

Leggi tutti gli articoli di Mos Maiorum QUI

Per leggere tutti i libri di Mos Maiorum clicca:

Gandhi. 76 anni fa l’omicidio del mahatma

(Gandhi) Articolo scritto da E.T.A. Egeskov per Persone e Storie

Il 30 gennaio 1948 un fanatico estremista indù poneva fine alla vita del Mahatma Gandhi, padre dell’India indipendente e della non violenza.

SOMMARIO

Mohandas Karamchand Gandhi è in modo unanime considerato il padre dell’India indipendente.

Fu proprio grazie al suo impegno che la Corona Britannica finì con il concedere l’indipendenza al vice-regno dellIndia.

Gandhi è anche e forse soprattutto il padre della non violenza, colui al quale si ispirano un po’ tutti i movimenti pacifisti.

Gandhi. Assassinato da un indù

Contrariamente a quanto si usa fare abitualmente questa volta partiremo dalla fine e non dall’inizio della vita del Mahatma Gandhi.

Ovvero da quel 30 gennaio del 1948 quando un fanatico estremista indù commise uno degli omicidi più celebri della storia.

Celebre e inspiegabile peraltro, perché già solo l’idea di assassinare il padre della non violenza fa rabbrividire chiunque.

Perché Nathuram Godse, questo il nome dell’omicida, decise di assassinare il mahatma?

La ragione è tanto semplice quanto elementare: fanatismo.

Gandhi aveva lottato per l’indipendenza dell’India ma gli estremisti indù non gli perdonavano le concessioni fatte al Pakistan.

Era giocoforza che prima o poi qualche fanatico compisse il gesto estremo e fu Godse a sparare, ma probabilmente non era l’unico ad averci pensato.

L’omicida rischiando il linciaggio da parte della folla preferì farsi catturare dalla polizia e fu messo a processo.

Nel 1949 venne giustiziato a morte nonostante la ferma opposizione dei seguaci e discepoli di Gandhi che in ossequio alla teoria della non violenza aborrivano la pena capitale.

Gandhi. Un sogno infranto

Quando Godse sparò a Gandhi il 30 gennaio 1948 l’India era diventata uno stato indipendente da pochi mesi.

Esattamente dal 15 agosto del 1947, ma quella data che avrebbe dovuto segnare l’inizio di una nuova era fu anche l’inizio di scontri fratricidi.

Contrariamente alle idee promosse dal mahatma che avrebbe voluto un’India unica, abitata da mussulmani e indù le forze politiche decisero altrimenti.

Gandhi

Quella che oggi conosciamo come India era allora abitata prevalentemente da popolazioni indù.

Mentre la regione orientale del Bengala a est e quella del Pakistan a ovest avevano una maggioranza mussulmana.

Con la spartizione in due stati distinti vi fu un immenso esodo di popolazioni.

Indù che lasciavano i due territori del Pakistan Occidentale e Orientale per rifugiarsi in India.

Mussulmani che abbandonavano la neonata India per andare dai correligionari in Pakistan.

Nel mezzo scontri e violenze inaudite.

Gandhi. La “debolezza” secondo gli indù

Fino all’ultimo il mahatma cercò di evitare la scissione in due stati, senza peraltro riuscirvi.

Di fronte all’imperversare dei disordini e degli scontri il mahatma adottò la tecnica dello sciopero della fame.

La notizia che il mahatma stava deperendo a causa dell’astinenza da cibo fece il giro dell’India e del Pakistan.

E almeno per un po’ i tumulti si acquietarono.

Ma la situazione era tesa e bastava anche solo un piccolo incidente per scatenare di nuovo violenze da una parte e dall’altra.

Gli estremisti indù non gli perdonarono mai le concessioni, a loro dire, fatte ai mussulmani.

Secondo la loro visione il maestro aveva tradito la causa dell’indipendenza dell’India favorendo almeno in parte gli acerrimi nemici mussulmani.

Va da sé che un simile ragionamento non aveva alcun fondamento nella realtà.

Se Gandhi ha sbagliato non è stato nel credere nel sogno dell’indipendenza e della coesistenza tra indù e mussulmani.

Piuttosto nel pensare che la classe dirigente indiana (indù e mussulmana) fosse all’altezza di quel compito.

Gandhi. Un’eredità scomoda per alcuni

A partire dagli stessi indiani che hanno dovuto fare i conti con una vera e propria leggenda come quella di Gandhi.

Se l’India fin dalla sua nascita non si è mai schierata, almeno ufficialmente, nello scacchiere internazionale in parte lo si deve anche a Gandhi e al suo retaggio politico.

La teoria del non allineamento è stata per decenni accostata a quella della non violenza di gandhiana memoria.

La verità probabilmente è meno aulica e un po’ più pragmatica di così.

Dopo l’indipendenza l’India era un paese povero, arretrato per lo più e di scarso peso internazionale.

Scegliere di non schierarsi nella contrapposizione fra blocchi ha permesso all’India di ricavarsi un piccolo spazio di manovra in politica estera.

Specialmente nella regione indo-pacifica, dove ha da sempre un vicino scomodo come la Cina.

Gandhi. E se non fosse stato assassinato?

Cosa sarebbe accaduto se quel 30 gennaio 1948 Godse non avesse sparato al mahatma?

Tutti sappiamo che la storia non si fa con i se e con i ma, dunque nessuno può dire cosa sarebbe accaduto.

Di sicuro il mondo avrebbe avuto ancora per un po’ (Gandhi non era più giovanissimo peraltro) una grande anima dispensatrice di idee universali.

Questo senza dubbio.

Ma se poi questo avrebbe cambiato il destino dell’India nessuno può dirlo con certezza.

Ma è ragionevole ipotizzare che non sarebbe cambiato poi molto.

Questo sulla base di cosa non riuscì a impedire dopo l’indipendenza dal Regno Unito.

Troppo spesso la sua figura e stata mitizizzata, quasi come una specie di super eroe della non violenza.

In realtà la forza del mahatma va ricercata invece nella sua assoluta normalità.

Gandhi. Un insegnamento senza tempo

Ciò che il mahatma ci ha lasciato in eredità va al di là delle questioni politiche dell’India e del Pakistan.

E forse anche ben oltre la teoria della non violenza peraltro troppo spesso mal interpretata.

Ciò che il mahatma ci ha indicato è che la forza del cambiamento nasce dentro di noi, dalla determinazione a non rinunciare a fare la cosa giusta.

Anche a costo di doverne pagare il prezzo, anche quando il nostro apporto sembra non cambiare nulla nel corso della storia.

Ogni gesto compiuto nel nome della giustizia ci conduce un passo in avanti verso un mondo migliore.

E non serve essere eroi per compiere simili azioni, basta la forza di volontà e la determinazione a voler cambiare il mondo.

Foto di marian anbu juwan da Pixabay

Leggi tutti gli articoli di E.T.A. Egeskov QUI

Scopri il profilo di E.T.A. Egeskov QUI

Se vuoi scoprire i libri che ho scritto clicca qui sotto

Eugenetica. Volersi sostituirsi a Dio, Nazismo e non solo

(Eugenetica) Articolo scritto da Cecilia S.D. Rossi per Fatti e società e La Forza di indignarsi Ancora

Ascolta “La Forza di Indignarsi Ancora. Puntata 3 – Eugenetica. Quel desiderio di volersi sostituirsi a Dio” su Spreaker.

Oggi ricorre la Giornata della Memoria e inevitabilmente la mente torna al passato, agli orrori di una guerra (di tutte le guerre) e alla disumanità della razza umana. Quante volte ci si è domandato: “come può un essere umano arrivare a tanto?” quante volte non si è stati in grado di dare una risposta? perché in realtà la risposta spaventerebbe, aggiungerebbe orrore all’orrore. Per cui spesso e volentieri si lascia perdere, non ci si pensa, non si guarda ciò che accade… e non si vuole ricordare ciò che accadeva.

SOMMARIO

Una giornata per non dimenticare forse non basta. Bisognerebbe rammentare ogni giorno, e non solo una volta all’anno, ciò che rappresenta questa giornata soprattutto perché gli orrori non si sono conclusi con la Seconda Guerra mondiale e con la macchia indelebile che ha lasciato la follia nazista. Gli orrori non si sono conclusi con la chiusura di quel conflitto, non si sono mai interrotti, sono andati avanti e sono arrivati fino a noi, fino a oggi, fino al ventunesimo secolo. Solo che oggi vengono chiamati con nomi differenti e vengono ammantati di fascino perché aiutano la scienza a fare passi da gigante nel mondo del progresso. Uno di questi nomi è: eugenetica.

Eugenetica. Non è una novità ma di cosa si tratta? e da dove arriva?

Eugenetica (o eugenica): controversa teoria che si propone di ottenere un miglioramento della specie umana, attraverso le generazioni, in modo analogo a quanto si fa per gli animali e le piante in allevamento, distinguendo i caratteri ereditari in favorevoli, o eugenici, e sfavorevoli, o disgenici, e cercando di favorire la diffusione dei primi (eugenetica positiva) e di impedire quella dei secondi (eugenetica negativa). (Dizionario di Medicina)

La definizione di eugenetica (o eugenica) in campo medico è piuttosto chiara e fa perfettamente comprendere di cosa si tratti. Una teoria, uno studio per migliorare o comunque modificare le caratteristiche della specie umana. In sintesi si tratta di un intervento forzato della scienza e della medicina per modificare quelle caratteristiche di cui la natura ha dotato l’essere umano al fine di migliorare l’intera specie di generazione in generazione. Una cosa che viene già fatta con animali e piante da moltissimo tempo.

Eugenetica

Per cui è semplice intuire che questa teoria esista da molto più tempo di quanto si possa pensare. E che probabilmente continuerà ad esistere per molto tempo ancora.

Quando si parla di eugenetica si ritorna inevitabilmente con la mente al periodo del Secondo Conflitto mondiale, alla crudeltà dei nazisti, agli esperimenti, alla follia di voler creare una razza superiore. Ma l’eugenetica, in realtà, non si è fermata con il dottor Mengele o con la pazzia di un’ideologia convinta che qualsiasi razza che non fosse quella ariana non fosse nemmeno degna di vivere e sopravvivere. E, sicuramente, non è iniziata con il Terzo Reich.

Eugenetica. Una storia che parte da lontano

In realtà già di eugenetica si può trovare traccia fin dai tempi dell’antica Grecia, dove era praticato il costume di esporre i neonati non sani. In pratica era consentito a qualsiasi genitore che avesse avuto la sfortuna di mettere al mondo un figlio “difettoso” abbandonare il bambino in modo che la natura potesse provvedere a eliminare l’errore.

Così come nell’antica Sparta il fatto era addirittura una pratica istituzionale ed era regolata dallo Stato stesso. Il quale si premurava di selezionare i futuri cittadini della “polis”.

Eugenetica

Una simile pratica sarebbe poi stata utilizzata nell’antica Roma che prevedeva la possibilità di gettare i bambini nati deformi o malati dalla rupe Tarpea. Il promontorio, attualmente al centro di Roma, veniva utilizzato per eseguire condanne a morte, dal ripido pendio venivano scagliati assassini e traditori.

Durante l’età medievale il Cristianesimo lasciò tale incombenza alla sfera ultraterrena, pur dando per scontato che il peccato originale già di per sé fosse un errore della specie.

Anche nel periodo rinascimentale il filoso Campanella nella sua prospettiva utopica sostenne l’opportunità di combinare matrimoni e controllare la vita sessuale dei cittadini.

Fu poi tra il XVIII e XIX secolo che nacque e si affermò la frenologia (considerata poi inattendibile scientificamente). Tale disciplina sosteneva di riuscire a individuare le tendenze intime e psicologiche delle persone dalla forma del loro cranio. Pertanto in grado di stabilire a priori una propensione a devianze e criminalità.

Eugenetica. Il miglioramento della popolazione

E fu proprio nel XIX secolo che si cominciò a sviluppare un’eugenetica negativa con l’intento di ridurre il numero di nascite di esseri umani considerati “inferiori” perché “difettosi”. Precisamente dal momento in cui il ginecologo statunitense William Goodell sostenne la castrazione e l’eliminazione degli “insani”.

Un progetto moderno di miglioramento della popolazione, comprendendone l’ereditarietà e incoraggiando un buon “allevamento” dei soggetti, venne sviluppato durante la seconda metà del XIX secolo dal sociologo e psicologo inglese Sir Francis Galton, nonché cugino di Darwin. All’inizio l’idea rimase ancorata al darwinismo e alla teoria della seleziona naturale ma Galton teorizzò un miglioramento progressivo della razza seguendo i criteri analoghi a quelli dell’evoluzione biologica.

Eugenetica

Fu nel 1883, a seguito della morte del cugino, che Galton diede alla sua ricerca un nome preciso: eugenetica. Introducendo nella sua ricerca la sfera genetica. Le sue teorie si basarono quasi essenzialmente sull’ideologia di determinismo biologico che attribuiva la totale responsabilità dei geni al carattere umano. Non erano pertanto contemplate influenze da parte dell’educazione o delle condizioni di vita del soggetto in analisi.

Fu così che molti dei primi genetisti non erano di filone darwiniano, non essendo più necessaria la teoria dell’evoluzione in merito alle politiche eugenetiche basate sul “determinismo genetico”. La materia rimase comunque, per tutto il corso della sua iniziale storia, un argomento controverso.

Eugenetica. Quella voglia di sostituirsi a Dio insita nell’uomo

Eugenetica: disciplina che si prefigge di favorire e sviluppare le qualità innate di una razza, giovandosi delle leggi dell’ereditarietà genetica. Il termine fu coniato nel 1883 da Francis Galton. Sostenuta da correnti di ispirazione darwinistica e malthusiana, l’eugenetica si diffuse inizialmente nei paesi anglosassoni e successivamente nella Germania nazista, trasformandosi nella prima metà del XX secolo in un movimento politico-sociale volto a promuovere la riproduzione dei soggetti socialmente desiderabili (eugenetica positiva) e a prevenire la nascita di soggetti indesiderabili (eugenetica negativa) per mezzo di infanticidio e aborto. (Enciclopedia Treccani)

Fermo restando che seguire l’intero percorso di come l’eugenetica sia arrivata ai giorni nostri richiede un lungo excursus e necessita di un articolo a parte. E una volta stabilito che il desiderio di sostituirsi a un’entità superiore o alla natura stessa è insito nella razza umana praticamente da sempre, si può altresì stabilire che le teorie galtoniane hanno dato il via a una serie di evoluzioni scientifiche e ricerche che sono arrivate fino a noi oggi.

Eugenetica

Accantonando opinioni personali, etiche e morali (che non si intende trattare in questa sede) e riagganciandosi alla definizione di eugenetica che ci fornisce l’enciclopedia Treccani, si potrebbe ipotizzare che tale disciplina sia nata sicuramente con l’intento di migliorare le condizioni di vita della nostra razza. E che si sia poi sviluppata con la forte propensione di aggiustare qualcosa che in natura forse non nasceva perfetto. Insomma quella presuntuosa voglia di sostituirsi a Dio, o alla natura stessa, che contraddistingue l’essere umano nutrendo la sua curiosità per migliorare se stesso e le propria conoscenza.

Una pericolosa voglia di sapere ma una ancora più pericolosa voglia di ordine e perfezione. Questo probabilmente alla base delle ricerche allora. E questo alla base delle ricerche che non si fermano oggi. Una voglia di ordine, di perfezione e di controllo che nasce, probabilmente, con una curiosità intellettuale ma si nutre, inevitabilmente, di caratteristiche umane come il razzismo che hanno fatto sì che l’eugenetica arrivasse fino a oggi.

Eugenetica. Non solo durante il nazismo

Non solo nazismo e Terzo Reich pertanto. Non solo crudeli e disumani esperimenti per arrivare ad ottenere la razza pura dal Dottor Morte. Basti solo pensare agli stupri etnici perpetrati in Africa più volte o quelli in Bosnia ad opera dei serbi su donne mussulmane. Con l’intento di sporcare la loro razza con figli bastardi e di rendere impure le donne che sarebbero di conseguenza state rifiutate dalla loro stessa società e dai mariti o futuri mariti. Le sterilizzazione di massa praticate in Perù da Fujimori alla fine degli anni Novanta del XX secolo, oppure la pratica di sterilizzazione forzata su donne disabili, per cui considerate inadatte alla procreazione. O, non molto lontano dalla nostra realtà, la scelta della Danimarca di intervenire per aggiustare la natura e arrivare a non far più nascere bambini con la Sindrome di Dawn, ossia difettosi e imperfetti.

Eugenetica. Una questione ancora attuale

Fino ad arrivare a oggi, a noi, dove l’eugenetica viene pratica quotidianamente e, a volte, involontariamente avallata o, forse sottovalutata, dalla nostra società civilizzata.

Eugenetica

Ultimamente il dibattito in Italia ha riacceso la polemica in merito all’eugenetica etichettando in modo negativo anche pratiche come l’eutanasia, la fecondazione assistita o l’aborto. Ma per queste argomentazioni si dovrebbe lasciare ampio spazio all’opinione personale di ogni lettore pertanto non si intende prendere posizione in merito alla questione.

Una sola riflessione ci si permette di esprimere in questa sede e in questa Giornata della memoria, e riguarda il futuro dell’eugenetica e, forse, della scienza tutta: che si dovrà un giorno dover istituire una sorta di Giornata della memoria per le vittime dell’eugenetica? un giorno che costringa a non dimenticare le conseguenze di questa pratica ancora troppo sconosciuta ma che già miete a modo suo vittime del suo passaggio.


Fonti:
  • Il Giornale, 18/02/2009. “Torna lo spettro dell’eugenetica” di Andrea Tornielli
  • Il Giornale, 04/01/2013. Quando l’eugenetica (cattiva) era simbolo di vero progresso di Laura Cervellione
  • CoseDiScienza.it, 17/03/2017. L’Eugenetica
  • Scienzainrete, 8/09/2017. Eugenetica: i miti della manipolazione genetica di Gaspare Polizzi
  • Scientificast, 17/01/2018. Eugenetica, non solo nazismo di Valeria Cagno
  • AmbienteBio, 27/05/2018. Eugenetica tra ieri e oggi: dai crimini nazisti alle tecniche contemporanee di Gino Favola
  • NoGeoingegneria, 17/06/2020. La nuova eugenetica e il sorgere della dittatura scientifica globale di Andrew Gavin Marshall
  • Fatti per la Storia, 8/07/2020. Eugenetica: origine e sviluppo della scienza di Galton di Mirko Muccilli
  • Il Messaggero, 15/09/2020.L’eugenetica strisciante della Danimarca che non vuole i bambini down: nel 2019 ne sono nati solo 18 di Franca Giansoldati
  • Leonardo.it. Eugenetica. L’eugenetica e la politica. 1900-1944. Radici profonde… di Massimo Ciceri
  • Associazione Amici di Lazzaro. Cosa è l’eugenetica? 4 modi per distruggere la dignità umana.
  • Treccani enciclopedia
  • Wikipedia enciclopedia libera
  • Dizionario della Medicina
  • Il Sabatini Coletti (Dizionario della Lingua Italiana)
  • Dizionario filosofico

Argomenti correlati all’Eugenetica altre fonti:

  • L’Indro, 3/10/2014. La strage della sterilizzazione forzata di Raffaella Milandri
  • Superando.it, 30/03/2018. Sterilizzazione forzata e falsi mitidi Simona Lancioni
  • Associazione contro le barriere, 30/03/2018. Sterilizzazione forzata e falsi miti
  • Thevision.com, 27/04/2018. Come gli Stati Uniti hanno sterilizzato migliaia di persone fino agli anni ’80 di Jennifer Guerra
  • Roba da Donne, 4/09/2020. Alice di Battenberg, nonna del principe Carlo, “curata” con la sterilizzazione forzata di Grazia Teresella Berva

Leggi tutti gli articoli di Cecilia S.D. Rossi QUI

Scopri il profilo di Cecilia S.D. Rossi QUI

Se vuoi scoprire i libri che ho scritto clicca qui sotto

This website uses cookies. By continuing to use this site, you accept our use of cookies.