30 dicembre 2011, il giorno che non è mai esistito

30 dicembre 2011, il giorno che non è mai esistito

(30 dicembre 2011) Articolo scritto da E.T.A. Egeskov per Pillole di Cultura

Il 30 dicembre 2011 non è mai esistito nelle isole Samoa e Tokelau a causa del passaggio a ovest dei due stati rispetto alla linea del cambiamento di data.

SOMMARIO

Quello delle isole Samoa e Tokelau non è stato il primo caso nella storia di giorni cancellati dal calendario.

Ma le motivazioni che hanno spinto i due arcipelaghi a questa scelta sono assai differenti a quelle del passato.

30 dicembre 2011. Il precedente del Calendario Gregoriano

Non capita spesso che dal calendario venga cancellato un giorno che di fatto risulta non essere mai esistito.

Il caso più clamoroso della storia riguarda l’adozione del Calendario Gregoriano nel 1582 che andò a sostituire il Calendario Giuliano.

Ci si era infatti accorti che c’era uno sfasamento di una decina di giorni fra il Calendario Giuliano e l’effettiva posizione astronomica della Terra.

Si decise quindi che dopo il 4 ottobre del 1582 anziché il 5 ottobre (giovedì) sarebbe seguito il 15 ottobre (venerdì).

Furono dunque cancellati tutti i giorni fra il 5 e il 14 ottobre del 1582 che di fatto non furono mai vissuti.

30 dicembre 2011. Il caso svedese

In Svezia le cose andarono un po’ diversamente e non senza qualche complicazione.

Come in molti paesi di fede protestante anche nell’Impero Svedese si fece resistenza all’adozione del Calendario Gregoriano.

La motivazione era semplice quanto ridicola ai giorni nostri: era considerato un calendario papista.

Sia come sia nel 1699 anche la Svezia decise di adottare il Calendario Gregoriano ma volle farlo a modo suo.

Anziché saltare tutti i giorni in fila come nel 1582 decisero di togliere tutti gli anni bisestili dal 1700 al 1740.

In pratica togliendo il 29 febbraio degli anni bisestili in quarant’anni il calendario svedese di sarebbe allineato a quello gregoriano.

Peccato che già nel 1704, anche a causa della guerra, gli svedesi si dimenticarono del loro proposito e l’anno fu bisestile.

Così come pure il 1708, con buona pace dell’allienamento al Calendario Gregoriano.

A quel punto gli svedesi decisero di ritornare al Calendario Giuliano, al quale però mancava un giorno.

Infatti il 29 febbraio del 1700 non era mai esistito.

Allora decisero che nel 1712 febbraio avrebbe avuto due giorni bisestili e infatti quell’anno febbraio ebbe anche il giorno 30.

Nel 1753 però cambiarono ancora idea e si allinearono al Calendario Gregoriano passando dal 18 al 28 febbraio.

30 dicembre 2011. Samoa e Tokelau

Le isole Samoa sono uno stato indipendente in mezzo all’Oceano Pacifico posizionate grosso modo a nord-ovest della Nuova Zelanda.

Sono famose per la bellezza dei luoghi e per le squadre di rugby che è considerato lo sport nazionale.

30 dicembre 2011

Le isole Tokelau sono un territorio dipendente della Nuova Zelanda dalla quale distano circa 1500 chilometri in linea d’aria.

Sono poste a nord delle isole Samoa e sono costituite da tre atolli abitati da meno di duemila persone.

Cosa hanno in comune questi due piccoli arcipelaghi oltre ad essere nel bel mezzo dell’Oceano Pacifico?

La risposta è semplice, sono proprio sulla linea del cambiamento di data.

30 dicembre 2011. La linea del cambiamento di data

Sappiamo che la Terra è stata artificialmente suddivisa in 24 fasce orarie detti anche fusi orari.

Per convenzione internazionale è stato stabilito che il fuso orario dove inizia il giorno (ovvero dopo scattata la mezzanotte si cambia la data) doveva trovarsi nel posto meno abitato del pianeta.

Dunque logica la scelta di mettere questa linea immaginaria in mezzo all’Oceano Pacifico.

Pertanto se uno si trova a ovest della linea a mezzanotte e un minuto del 1 gennaio chi sta a est nello stesso istante vivrà invece le ventitré e un minuto del 31 dicembre.

Ovviamente si tratta di convenzioni necessarie perché le date possano essere uniche e riconoscibili in tutto il pianeta.

30 dicembre 2011. Il giorno che non c’è mai stato

Contriamente a quanto accaduto nel 1582 con l’introduzione del Calendario Gregoriano per le Isole Samoa e Tokelau non è trattato di uno sfasamento fra calendario e posizione astronomica della Terra.

Ciò che ha indotto i due arcipelaghi a cancellare una data dal calendario è stata unicamente la volontà politica di spostarsi a ovest della linea del cambiamento di data.

Per fare ciò i due arcipelaghi hanno dovuto rinunciare a vivere un giorno e dal 29 dicembre si è passati al 31 dicembre direttamente.

La causa di questa scelta drastica va ricercata nel mondo lavorativo.

Prima dello spostamento a ovest della linea del cambiamento dell’ora i due arcipelaghi erano un giorno indietro rispetto ad Australia e Nuova Zelanda.

Che di fatto rappresentano i maggiori partner commerciali per le piccole isole del pacifico.

Dunque quanto a Samoa e Tokelau era venerdì (lavorativo) in Australia e Nuova Zelanda era già sabato (festivo o semi-festivo).

Quando a Samoa e Tokelau era domenica (festivo) in Australia e Nuova Zelanda erà già lunedì (lavorativo).

Per eliminare questo sfasamento fra giorni festivi e lavorativi i due arcipelaghi hanno deciso di saltare a ovest della linea del cambiamento di data

Così si sono allineati ai loro partner commerciali (Australia e Nuova Zelanda) ed ora hanno gli stessi giorni.

Con un’ora di fuso orario con la Nuova Zelanda e da tre a cinque ore con l’Australia (che ha più di un fuso orario che l’attraversa).

Foto di Dean Moriarty da Pixabay

Leggi tutti gli articoli di E.T.A. Egeskov QUI

Scopri il profilo di E.T.A. Egeskov QUI

Se vuoi scoprire i libri che ho scritto clicca qui sotto

Cecil Hotel ha ispirato “The American Horror Story”

(Cecil Hotel) Articolo scritto da Amelia Settele per Pillole di Cultura e Misteri e Leggende incredibili

Ascolta “Misteri e leggende incredibili. Puntata 3 – Cecil Hotel” su Spreaker.

Cecil Hotel, l’inquietante albergo che ha ispirato la serie TV “The American Horror Story”

SOMMARIO

640 S Main St, Los Angeles, CA 90014, Stati Uniti: risponde a questo indirizzo il tristemente famoso Cecil Hotel.

Uno dei luoghi più ambigui ed inquietanti che siano noti.

Teatro di omicidi irrisolti, suicidi, brutali incidenti e l’infelice primato di aver ospitato almeno due feroci serial Killer tra le sue stanze.

Cecil Hotel. Costruito negli anni ’20

Una fama che conferma la maledizione del suo nome, tanto d’aver ispirato la famosa serie tv americana “The American Horror Story” .

Da qualche anno è stato classificato come edificio d’interesse storico culturale.

Ma per gli abitanti della città degli Angeli e per il resto del mondo, rimane uno degli alberghi più misteriosi e agghiaccianti della storia.

Ma andiamo con ordine e cerchiamo di capire

il telefono del vento

Costruito nel 1920 soprattutto per appagare le necessità degli imprenditori che erano di passaggio a L.A., l’hotel vanta ben 19 piani e 600 stanze.

Sin dalla sua progettazione il Cecil Hotel doveva essere un esempio dell’industria edile americana, per il quale venne spesa una cifra stratosferica: un milione di dollari.

Ma ben presto s’innescano più fattori che gli fanno perdere prestigio e lustro:

  • la grave e profonda crisi economica iniziata nel 1929
  • l’ubicazione nelle vicinanze di Skid Row, quartiere di pessima fama.

Skid Row ufficialmente conosciuto come Central City East – sin dalla Grande Depressione a oggi – è un sobborgo abitato prevalentemente da senzatetto, emarginati, tossicodipendenti e prostitute.

Ben presto infatti, il Cecil Hotel si convertì da albergo ad affittare camere.

I prezzi modici e la possibilità di soggiornarci a lungo termine, attirarono di fatto una vasta e variegata gamma di clienti.

Cecil Hotel. La maledizione

La maledizione del Cecil Hotel lo rende tristemente famoso negli anni ’50 – ’60 e ’70 come luogo prediletto per i suicidi.

Tanto da venire soprannominato “The Suicide”.

Cecil Hotel

Una lista di nomi (e di vite) che si allunga col passare degli anni:

  • nel 1931 viene registrato il suicidio di W.K. Norton, che decide di togliersi la vita ingerendo delle capsule piene di veleno.
  • nel 1934, il sergente L.D. Borden, si recide la gola con un rasoio.
  • nel Marzo del 1937, Grace E. Magro, cade dal nono piano dello stabile. Non si chiariranno mai le dimaniche dell’incidente per poter stabilire se fosse stato omicidio, o suicidio.
  • nel giugno del 1964, la pensionata soprannominata “Pidgeon Goldie”, viene trovata nella sua stanza: selvaggiamente picchiata, stuprata e accoltellata. Nessun colpevole pagherà per questo efferato crimine.
  • nel 1975, una donna sotto falso nome prenota la stanza 327. Ci rimane chiusa per quattro giorni, salvo poi decidere di suicidarsi buttandosi dal dodicesimo piano. La sua vera identità non verrà mai scoperta.

Non li ho volutamente citati tutti, ma non posso dimenticare uno dei cold case americani più famosi, che ha definitivamente etichettato il Cecil Hotel come “infestato e nefasto”.

Cecil Hotel. La tragedia

La tragedia avvenuta il 31 Gennaio del 2013 ha come protagonista una studentessa canadese di origine asiatiche di nome Elisa Lam.

Della giovane sono stati registrati gli ultimi angoscianti istanti di vita.

Elisa viene ripresa dalla telecamera di sicurezza posta nell’ascensore su cui sale.

Nel filmato è ben visibile la sua inquietudine che si manifesta in atteggiamenti davvero poco chiari o consoni al momento.

È agitata – come se qualcuno la seguisse – muove le mani in modo concitato e quasi innaturale.

Cecil Hotel

Nel video di circa quattro minuti, si evince chiaramente il profondo disagio in cui Elisa versa negli ultimi istanti di vita.

La ragazza lascia l’ascensore che subito dopo riprende la sua corsa, sparendo dall’occhio della telecamera.

Morirà di lì a poco.

Circa due settimane dopo, gli ospiti dell’albergo si lamentano alla reception perché l’acqua che fuoriesce dai rubinetti ha un odore nauseabondo e un colore stranissimo.

Vengono inviati i manutentori a controllare le cisterne sopra il terrazzo dell’hotel.

In una delle cisterne ispezionate, l’agghiacciante scoperta: viene rinvenuto il corpo nudo e in avanzato stato di decomposizione di Elisa Lam.

Cecil Hotel

Mille dubbi e supposizioni si fanno strada tra gli inquirenti.

Soprattutto perché risulta difficile capire come la ragazza sia arrivata ad aprire (e a richiudere) la cisterna e come abbia fatto ad eludere il sistema d’allarme per arrivare sin lassù.

Quello che dichiara l’autopsia è chiaro.

Elisa era sobria e non aveva assunto droghe al momento della morte.

Pur essendo affetta da un disturbo bipolare, il video pubblicato dalla polizia, come il suo tragico decesso lanciano molti dubbi e poche concrete verità.

Inoltre, la polizia ha presto chiuso le indagini, archiviando il caso come: “annegamento accidentale”.

Cecil Hotel. Oggi Stay on Main

Ancora oggi il Cecil Hotel – che è stato rinominato Stay on Main – è un albergo a tre stelle , aperto a tutti.

Conserva immutato nel tempo – tra i chiari scuri delle sue stanze e i lunghi corridoi – verità mai accertate e vite spezzate.


Fonti:

  • La Repubblica: L’albergo degli orrori diventa un monumento. Storia dell’Hotel Cecil e dei suoi misteri
  • Le foto che hanno segnato un’epoca: L’agghiacciante storia del Cecil Hotel, denominato l’Hotel dei suicidi
  • Metropolitan Magazine: Il caso di Elisa Lam: la 15ª morte “sospetta” al Cecil Hotel
AMELIA SETTELE

Leggi tutti gli articoli di Amelia Settele QUI

Scopri il profilo di Amelia Settele QUI

Boxing Day. Santo Stefano in versione british

(Boxing Day) Articolo scritto da E.T.A. Egeskov per Pillole di Cultura

Il 26 dicembre nei paesi storicamente a prevalenza cattolica è il giorno che commemora Santo Stefano mentre nei paesi anglosassoni è quasi sempre il Boxing Day.

SOMMARIO

Paese che vai usanza che trovi, citava un vecchio adagio.

Le differenze fra il mondo latino (cattolico) e quello anglosassone è evidente anche nel modo di festeggiare il giorno seguente a quello di Natale.

Santo Stefano per la tradizione cattolica, Boxing day per quella anglosassone.

Boxing Day. Cosa è

Ricorre sempre il giorno che segue il Natale (tranne quando cade di sabato o domenica).

Si tratta di un giorno in cui i popoli anglosassoni si dedicano a fare regali alle persone meno fortunate.

Di fatto è un proseguimento dello spirito natalizio rivolto al di fuori della cerchia familiare e amicale.

Un invito a non dimenticare che esistono anche persone meno fortunate e più bisognose anche vicine.

Boxing Day

Boxing Day. Le origini

Secondo alcune fonti trae origine dall’usanza di mettere in fondo alle chiese una cassetta per la raccolta di offerte.

Donazioni che venivano espressamente destinate per i meno fortunati.

Poiché in inglese scatola (cassetta) si dice “box” ecco spiegata l’origine del nome.

Secondo un’altra versione invece deriva dall’usanza di donare scatole alle persone meno fortunate.

Specialmente fra i nobili e i ricchi inglese che il giorno dopo Natale concedevano alla servitù un giorno di riposo.

Da trascorrere con le loro famiglie senza l’incombenza del lavoro quotidiano.

In quel giorno, il 26 dicembre, spesso alla servitù venivano donate delle scatole (box).

Scatole che contenevano doni e avanzi del pranzo di Natale che i domestici potevano consumare con le loro famiglie.

Quale che sia l’origine esatta della ricorrenza non vi è alcun dubbio che il nome deriva direttamente dalle scatole.

Boxing Day. Questione di saldi

Oggi la ricorrenza non è più sentita come un tempo anche per ovvie ragioni sociali.

Dare scatole con avanzi di cibo al personale di servizio (per chi ancora ce l’ha) non sarebbe ben visto.

E la raccolta fondi per i più bisognosi non è più, ahinoi, solo una questione natalizia ma di tutto l’anno ormai.

È rimasta l’usanza di scambiarsi scatole con i doni, specialmente al di fuori della cerchia più intima.

Ma ciò che ha preso piede nel XX secolo sono stati i saldi.

Nei paesi anglosassoni, solitamente, il 26 dicembre (o comunque quando cade il Boxing Day) è l‘avvio ufficiali dei saldi invernali.

Poiché il 26 dicembre non è un giorno di resta religiosa si capisce come mai i negozi vengano presi d’assalto.

Boxing Day. Giornata d’elezione per lo sport

Poiché questa giornata non è festiva dal punto di vista religioso è stata sfruttata per numerosi eventi sportivi.

La Premier League inglese (la serie A d’oltremanica) gioca sempre un turno di campionato il Boxing Day, in qualunque giorno capiti.

Vi sono eventi ippici di primo piano così come nel mondo del rugby.

Lo sport sfrutta infatti la disponibilità di un giorno libero, infrasettimanale, per permettere ai tifosi di assistere dal vivo agli eventi.

Foto di Kira auf der Heide su Unsplash

Leggi tutti gli articoli di E.T.A. Egeskov QUI

Scopri il profilo di E.T.A. Egeskov QUI

Se vuoi scoprire i libri che ho scritto clicca qui sotto

Speciale Natale: te piace o presepe?

(Presepe) Articolo scritto della dottoressa Ilena Aprea per Pillole di Cultura

Ascolta “SPECIALE Natale. Parliamo di film e tradizioni” su Spreaker.

Quanto è importante il presepe nella storia culturale e tradizionale italiana? E come viene “vissuto ” nella casa degli italiani e nel resto del mondo? E a Napoli, luogo dell’artigianato presepiale per eccellenza?

SOMMARIO

La storia delle origini del presepe è una bellissima tradizione nei paesi cattolici di tutto il mondo.

Presepe. Storia, cultura e tradizione

La storia delle origini del presepe è una bellissima tradizione nei paesi cattolici di tutto il mondo.

Di origine medievale, riguarda la rappresentazione concreta della nascita di Gesù attraverso la realizzazione di composizioni con statue di varie grandezze e materiali messe in modo realistico.

In genere in una grotta o una capanna, all’interno della quale viene posta la Sacra Famiglia.

Le prime tracce dell’origine del presepe si ritrovano nei Vangeli di Marco e Luca che riportano in alcuni versetti la storia della nascita di Gesù a Betlemme ai tempi di Erode.

Ma la prima rappresentazione figurativa antica la ritroviamo nel terzo secolo D.C. all’interno delle catacombe di Priscilla a Roma sulla via Salaria.

A partire dal 400 ci fu una grande ripresa della rappresentazione della storia del presepe grazie a famosi pittori italiani quali Giotto e Botticelli.

Un momento importante nella sua evoluzione è quello in cui si passa alla rappresentazione plastica della natività e, quindi del presepe come lo conosciamo noi.

L’innovazione di San Francesco

Nel 1223 San Francesco chiese ed ottenne il permesso dal Papa di passare a questo tipo di rappresentazione.

Costruì una mangiatoia in una caverna all’interno di una parco a Greggio.

Portò un bue e un asinello e tenne la prima predica di Natale descrivendo la natività a coloro che non sapevano leggere.

Da quel momento nacque la tradizione di rappresentare la natività sia con le statue che con la Sacra Famiglia dal vivo.

Fino al ‘600 il grande interesse per la rappresentazione della natività si manifestò inizialmente attraverso la realizzazione del presepe nelle chiese vicino a dipinti ispirati al tema.

Presepe

Tradizione che si diffuse nell’Italia centrale e nelle case dei nobili e che nel 700 aveva raggiunto tutta l’Italia.

Contestualmente avevano avuto origine le diverse tradizioni popolari tra le quali la più importante è quella napoletana.

Per questo spesso si parla di storia del presepe napoletano.

È proprio a Napoli che il presepe raggiunse livelli espressivi originali e le famiglie nobili facevano a gara per poter avere il presepe più ricercato.

Arruolavano infatti scultori di fiducia per realizzare lavori di prestigio usando materiali preziosi.

Dedicando addirittura intere stanze che poi mostravano durante i ricevimenti. (Rini 2020)

Presepe. San Gregorio Armeno

Nel cuore di Napoli si trova San Gregorio Armeno.

Un’antica e lunga stradina piena di botteghe ed edifici storici i quali raccontano gli eventi che hanno portato questa famosa tradizione ricca di simboli i quali trasmettono l’anima del luogo.

Questa stradina risale all’epoca greco-romana e si trova dove i vicoli collegano via dei Tribunali e Spaccanapoli.

Intorno al X secolo delle monache portarono a Napoli le reliquie di San Gregorio Illuminatore patriarca di Armenia per conservarle nella chiesa nata sulla strada che porta il suo nome.

Chiesa conosciuta anche come Santa Patrizia, santa di Costantinopoli, che guidò le suore che portarono le spoglie del santo.

Una tradizione che affonda le radici nell’antica Roma

L’antica via ospitava un tempio romano dedicato a Cecere, dea della terra e della fertilità, alla quale veniva fatto dono di statuette di terracotta come simbolo di buon augurio.

Le botteghe che si trovavano lì erano considerate le migliori di Napoli per la produzione di opere artigianali destinate alle offerte.

Con la diffusione della rappresentazione della Natività dalle chiese alle famiglie aristocratiche, gli artisti napoletani vennero incaricati di creare scene religiose.

Con la nascita del presepe napoletano come lo conosciamo oggi, via San Gregorio Armeno è diventata un simbolo della città.

Via dove, nel periodo di Natale, si possono trovare varie esposizioni di statuette, opere d’arte, sia tradizionali che rappresentazioni più contemporanee.

Nel resto dell’anno si possono osservare le famiglie storiche di artigiani all’opera che mantengono viva la loro arte tra innovazione e classicità.

I presepi di San Gregorio Armeno sono sono famosi per essere i più particolari al mondo.

Connubio tra sacro e profano mostrano la creatività degli artigiani.

La tradizione presepiale napoletana include statuine di terracotta molto preziose di diverse dimensioni e prezzi.

La grotta è la Sacra Famiglia, il pastorello Benino, Ciccibacco il vinaio…

Statuine che fanno immergere i turisti nella classica atmosfera natalizia. (Taverna 2019)

Presepe. La rappresentazione nell’arte e nella letteratura

Il Natale con la nascita di Gesù segna per i cristiani di tutto il mondo il momento di cambiamento della storia dell’umanità.

L’immagine di Gesù bambino accudito da San Giuseppe e da Maria ha spinto gli artisti di ogni epoca a cimentarsi su un argomento molto significativo nella storia dell’arte.

Molti artisti hanno dipinto la festa più importante nella storia della chiesa, la nascita di Cristo.

Fra i tanti Giotto, Tiziano, Rubens, Botticelli, Caravaggio, Beato Angelico, Piero della Francesca e molti altri.

Oltre all’arte pittorica anche in quella poetica si ritrovano nomi illustri che narrano nei loro componimenti l’evento della natività.

Basti citare D’Annunzio e Quasimodo (Franza 2018), Gozzano, Saba, Valeri e molti altri grandi autori della letteratura italiana e straniera.

Autori che si sono ispirati al Natale per i loro scritti.

Presepe. L’importanza nelle case degli italiani e nel resto del mondo

Concludendo si può affermare che il presepe nel tempo ha preso un posto molto importante nel cuore e nelle case degli italiani e non solo.

Grazie anche alle nuove tecnologie e a nuovi materiali vi è stato un decollo della cultura del presepe.

Circostanza che consente di poterne ammirare ovunque la magia per mezzo di giochi di luce e di acqua all’interno di stupende scenografie. (Giorgi 20220).

Ogni paese europeo ed extraeuropeo ha, naturalmente, una tradizione culturale diversa nella sua rappresentazione.

Anche se l’idea di fondo è quella di ricreare la scena della nascita di Gesù.

Le varianti importanti stanno nello stile della ricostruzione e nei materiali che vengono utilizzati.

Anche in Italia il presepe si diversifica da regione a regione.

Non tanto dal punto di vista culturale quanto rispetto ai materiali usati per la costruzione della scena della nascita di Gesù.

Ad esempio a Genova i pastori sono di legno mentre in Puglia sono di cartapesta e in Sicilia si aggiungono prodotti tipici alla realizzazione del presepe. (Staff Italoeuropeo 2019)

Fonti:

  • 27/12/202. PistoiaSette, La magia del Presepe, la sua storia ed evoluzione nel tempo di Franco Giorgi
  • 12/12/2020. DS – DossierScuola.it, Storia del Presepe: dalle origini al 700 di Gianluca Rini
  • 25/11/2019. Blog Club Magellano, San Gregorio Armeno: storia, leggende e curiosità di Lara Taverna
  • 16/12/2018. Blog il Giornale.it, Il Natale nell’arte e nella letteratura. Icone e testi tra storia, fede e bellezza di Carlo Franza

Leggi tutti gli articoli della dottoressa Ileana Aprea QUI

Scopri il profilo della dottoressa Ileana Aprea QUI

Speciale Natale. Discover amazing movies and lore with us

(Speciale Natale) a cura di Ileana Aprea e Cecilia S.D. Rossi per Pillole di cultura e Fatti e Società

Speciale Natale. Tra film cult e la storia del Presepe

Speciale Natale. Ascolta la trasmissione completa

Ascolta “SPECIALE Natale. Parliamo di film e tradizioni” su Spreaker.

Speciale Natale. I nostri consigli da mettere sotto l’albero


Speciale Natale. Agli auguri donati a tutti voi con questa trasmissione si uniscono tutti i collaboratori delle nostre redazioni: Stefano F., Amelia Settele, Cecilia S.D. Rossi, Ileana Aprea, E.T.A. Egeskov, Adelaide e tutti i tecnici che ringraziamo per il preziosissimo aiuto che forniscono durante la fase di realizzazione delle trasmissioni radiofoniche e televisive.


csdr.writingservices@outlook.it

radio C.S.D.R., 25 novembre

Leggi tutti gli articoli di Ileana Aprea QUI

Scopri il profilo di Ileana Aprea QUI


caregiver

Leggi tutti gli articoli di Cecilia S.D. Rossi QUI

Scopri il profilo di Cecilia S.D. Rossi QUI

speciale natale
speciale natale
25 novembre
25 novembre
25 novembre

Huldufólk, il piccolo popolo islandese nascosto

(Huldufólk) Articolo scritto da Amelia Settele per Pillole di Cultura

Ascolta “Misteri e leggende incredibili. Puntata 2 – La leggenda islandese degli Huldufólk” su Spreaker.

L’Islanda è un’isola magnetica e suggestiva tanto da riuscire a preservare una storia unica e particolare che narra degli Huldufólk.

SOMMARIO

Ovvero il popolo nascosto e invisibile agli occhi degli umani che abita da sempre le sue gelide e primitive terre.

Ancora oggi l’80% della popolazione islandese crede fermamente nella loro esistenza e il restante 20% non la esclude.

Huldufólk. Chi sono

Sono folletti che possono manifestarsi agli uomini qualora lo volessero o perché disturbati.

Vivono tra le rocce, nei campi di lava, o nelle piccole case che gli Islandesi costruiscono per loro.

E che i turisti possono trovare sia in mezzo a lande sperdute – incastrate in paesaggi mozzafiato – oppure negli agglomerati urbani come la capitale Reykjavik.

Huldufólk

Gli Huldufólk hanno una storia antichissima che attinge da varie fonti, dalla tradizione pagana a quella cristiana che vede protagonisti Adamo ed Eva.

Si narra infatti che quando Dio andò a trovarli, Eva gli nascose i suoi figli sporchi e non lavati, omettendo addirittura la loro esistenza.

Pertanto Dio sentenziò: “Ciò che l’uomo nasconde a Dio, Dio nasconderà all’uomo”.

Secondo altre fonti gli Huldufólk sono i figli di Lillith.

Una figura della mitologia ebraica che viene descritta come un potente demone della notte che rapisce i bambini nell’oscurità.

Oppure Angeli caduti costretti a vivere tra il paradiso e l’inferno.

Certo è, che sono molto considerati dagli Islandesi i quali cercano da sempre una convivenza pacifica tra il loro mondo e quello degli esseri invisibili.

Huldufólk. Come vivono

I piccoli elfi vivono in totale simbiosi con la natura e ne sono i suoi guardiani più attenti.

Gli Islandesi stessi prima di costruire un edificio o una strada, studiano attentamente il sito.

Perché se si manifestasse il dissenso da parte degli Huldufólk, quest’ultimi renderebbero palese il loro disaccordo.

Producendo, ad esempio incidenti o malfunzionamenti dei macchinari impegnati sul cantiere in apertura.

Se dovessero verificarsi simili accadimenti imputabili ai folletti, tutto si fermerebbe per rispetto della loro volontà.

Il caso più famoso fu quello del 2014 quando venne interrotta la costruzione di una strada di collegamento perché si ritenne che la terra sottoposta ai lavori fosse abitata dagli Huldufólk.

Nel 2004 invece, una multinazionale Americana che aveva la concessione per l’edificazione di una nuova fabbrica, dovette aspettare il beneplacito del funzionario locale.

Il quale aveva l’impegno di controllare che il sito in questione non fosse abitato dal popolo invisibile.

Qualora se ne fosse accertata la presenza, il sito sarebbe stato isolato e i lavori bloccati, perché sia chiaro: gli Huldufólk odiano essere disturbati!

Molti islandesi dicono di sognarli spesso e gli elfi appaiono con i vestiti tipici islandesi del XIX secolo sempre e solo di colore verde.

Huldufólk. Amano le feste

Di questo misterioso popolo si narra anche che amino stare in compagnia e fare baldoria, convolare a nozze e non trovarsi mai ad un incrocio.

Prediligono alcune feste comandate degli umani, come il Capodanno.

Infatti molti islandesi, durante i festeggiamenti dell’ultimo dell’anno, lasciano appositamente del cibo e delle candele fuori le loro abitazioni, per aiutare gli elfi a trovare sostentamento e nuovi luoghi dove abitare.

Leggende e folklore così lontani da noi e dalla nostra cultura, rendono ancora più magica questa storia.

La quale ha i contorni sfumati come se fosse sfiorata dalla polvere delle fate e il tintinnare perenne dei cappelli verdi degli elfi.

Curioso pensare che sia quasi sacrilego lanciare una pietra in Islanda perché si teme di poter ferire un elfo invisibile.

Come è suggestivo perdersi tra le pagine di questi racconti, immaginando di essere proprio lì dove tutto ha avuto inizio e dove nessuno teme di sognare ancora mondi paralleli e amici invisibili.

Certo è che queste narrazioni, soprattutto durante il periodo Natalizio, rendono ancora più magica l’atmosfera.

Fonti:

  • Wikipedia: Gli Huldufòlk
  • Federico Lucchesi.com: Gli Huldufòlk, il Popolo nascosto
  • Bellascandinavia.com: Huldufòlk, il Popolo nascosto

Foto di Wolfgang Eckert da Pixabay

AMELIA SETTELE

Leggi tutti gli articoli di Amelia Settele QUI

Scopri il profilo di Amelia Settele QUI

Caligo legend: the fog that comes from the sea

(Caligo) Articolo scritto da Amelia Settele per Pillole di Cultura e Misteri e Leggende incredibili

La nebbia arriva dal mare, sfiorando le onde e accarezzando la sabbia.

SOMMARIO

La sua leggenda accompagna i racconti dei marinai che lusingati dalle onde del mare, hanno tramandato il fascino suggestivo di questa storia.

Una storia che narra di anime perdute e inconsolabili che aspettano proprio questa nebbia per trovare la pace.

Caligo. La nebbia del mare

Scientificamente il fenomeno è definito come “la nebbia del mare”, anche conosciuto come “nebbia da avvezione”. 

Fenomeno che si forma quando l’aria umida passa per avvezione, movimento orizzontale dei flussi d’aria sopra il terreno freddo e viene così raffreddata.

Questo fenomeno è frequente sul mare quando l’aria tropicale incontra ad alte latitudini acqua più fredda.

È comune quando c’è molta differenza tra le temperature diurne e notturne, si dissolve non appena il sole, al mattino, comincia a scaldare l’aria.

Caligo. Dove si manifesta in Italia

Nel nostro Paese, le zone dove è facile che il fenomeno si manifesti (soprattutto a cavallo tra l’inverno e la primavera) sono le coste Apuane e quelle Liguri.

Se si osserva l’evento atmosferico sembra quasi che le acque lo sospingano verso l’entroterra, permettendogli di arrivare ad “abbracciare” la costa.

Caligo

Creando uno scenario gotico e surreale, complice anche la leggenda ad esso legata.

La nebbia del mare affascina e inquieta allo stesso tempo.

Fitti banchi di vapore acqueo sfiorano la superficie marina, mentre il profluvio continua il suo incessante ondeggiare e la sua costante magnificenza.

Caligo. Gli spiriti del mare

La fola popolare, che accompagna i sussurri della gente del mare ci permette di conoscere la “Leggenda del Caligo”.

Leggenda che narra che gli “Spiriti del mare” risalgano dagli abissi – avviluppati dalla nebbia – per trovare e liberare le anime afflitte, intrappolate tra la vita e l’aldilà.

Gli “Spiriti del mare” “raccoglierebbero” le anime perdute accompagnandole tra le onde.

Lasciando poi che il mare le culli e le quieti, permettendo loro di affrontare l’ultimo viaggio verso la pace e l’eternità.

Solo quando tutte le anime angosciate sono state ritrovate, la nebbia del mare scompare dalla costa lasciando di nuovo spazio al sole e al paesaggio marino che siamo da sempre abituati ad ammirare.

Suggestiva la leggenda, affascinante la nebbia che viene dal mare

Caligo. Insolite coincidenze

Ultimamente la Nebbia del Mare è stata avvistata in Liguria nei giorni della commemorazione delle vittime del Covid-19 e pochi giorni dopo il crollo del cimitero di Camogli.

Senza ombra di dubbio sono insolite coincidenze che rendono questi eventi straordinari segnali a cui la natura (o il fato, chissà?!) ha deciso di assistere generando il fenomeno. A testimonianza che ogni leggenda ha sempre una piccola fonte di verità… Difficile da credere, ma impossibile da spiegare.

Fonti:

  • Genova Today: La leggenda del Caligo
  • Il mio mondo libero: Caligo, la nebbia del mare. Curiosità e leggenda
  • Wikipedia: la nebbia da avvezione
AMELIA SETTELE

Leggi tutti gli articoli di Amelia Settele QUI

Scopri il profilo di Amelia Settele QUI

Adelaide. Prison Escape with Royal Wedding

(Adelaide) Articolo scritto da Mos Maiorum per Pillole di Cultura

L’imperatrice Adelaide, moglie di Ottone I, fu protagonista di una e vera propria fuga nottetempo.

Con l’aiuto di un anziano monaco riuscì a fuggire dalla prigionia di Berengario II che la voleva sposa del proprio figlio.

SOMMARIO

Il 16 dicembre il calendario della Chiesa Cattolica festeggia Sant’Adelaide di Borgogna, un nome fra i tanti annoverati ogni giorno dell’anno.

Almeno così sembrerà ai più.

E forse nemmeno chi porta il nome di Adelaide conosce la vera storia di questa santa, regina e imperatrice vissuta alla fine del primo millennio dell’era cristiana.

Una storia che merita di essere scoperta e conosciuta perché di sicuro Adelaide fu una donna veramente eccezionale.

Adelaide. Nata per diventare regina

Adelaide di Borgogna nacque sulle rive del lago di Neuchâtel in quella che nel X secolo era la Borgogna (oggi Svizzera).

Figlia di Rodolfo II di Borgogna e di Berta di Svevia fu cresciuta come tutte le nobili del tempo.

A soli 16 anni sposò Lotario II, che sarebbe divenuto presto re d’Italia e dunque Adelaide assunse il titolo di regina d’Italia.

Alla morte del marito, quasi sicuramente assassinato, cercò di fuggire dall’usurpatore Berengario II.

Quest’ultimo era il margravio di Ivrea, dunque un vassallo del marito, e probabilmente anche l’artefice dell’assassinio del re.

Per legittimare il trono usurpato Berengario II decise di far sposare il proprio figlio Adalberto con Adelaide.

Niente di nuovo, verrebbe da dire, se non fosse che a comandare le truppe asserragliate all’interno dei bastioni c’era una donna, e che donna!

Adelaide. Il tentativo di fuggire verso nord

Non volendo accettare quelle nozze la regina vedova decise di fuggire verso nord, in Svevia.

Grazie alla madre vantava parentele con la moglie del signore di Svevia, ovvero Liudolfo la giovane vedova contava di trovarvi rifugio.

Anche contando sul fatto che Liudolfo era figlio del re di Germania, Ottone I, e dunque Berengario II non avrebbe osato inseguirla fin lassù.

Adelaide

Purtroppo per lei le spie dell’usurpatore riuscirono a localizzarla a Como e fu ben presto tratta in arresto.

Trattenuta prima in una prigione sul lago di Como fu poi portata alla Rocca di Garda in attesa del matrimonio con Adalberto.

Matrimonio che la regina legittima si ostinava a voler rifiutare.

Adelaide. La fuga rocambolesca

Rinchiusa nella Rocca di Garda la vedova di Lotario II non si perse d’animo, anzi!

Con l’aiuto di un anziano monaco di nome Martino che le faceva da confessore riuscì a ordire un piano di fuga.

Incredibile a dirsi il monaco, la regina e una sua ancella riuscirono giorno dopo giorno a scavare un buco nel muro della cella.

Finché riuscirono a scappare, vestiti di stracci per sembrare umili pellegrini, dirigendosi verso sud.

Attraversarono le paludi e i laghi di Mantova e il Mincio dirigendosi verso Reggio Emilia.

Chiesero aiuto al vescovo locale fedele al defunto marito che li indirizzò a Canossa da Adalberto Atto, signore della rocca.

Canossa prima di Matilde

Canossa diverrà famosa solo poco più di un secolo più tardi con Matilde (1077) ma già nel 950 segnò la storia d’Italia.

Adalberto Atto diede rifugio alla regina fuggitiva e impedì a Berengario II di penetrare nella rocca.

Intanto la regina chiese aiuto al re di Germania, Ottone I, che discese in Italia in suo soccorso.

Adelaide. Lieto fine con matrimonio regale

Messo in fuga l’usurpatore Ottone I chiese la mano della vedova di Lotario II e i due si sposarono a Pavia nel 951.

La corona d’Italia e quella di Germania si riunirono dunque sotto lo stesso capo, ovvero quello di Ottone I e di Adelaide.

Di fatto venivano ricomposti i due terzi del Sacro Romano Impero di Carlo Magno.

Ovvero il regno d’Italia e quello che Franchi Orientali (Germania).

Infatti circa un decennio dopo i due coniugi regali furono incoronati imperatori a Roma da papa Giovanni XII nel 962.

Fiaba o realtà

Sembra quasi una fiaba da raccontare alla sera ai bambini… ma è storia vera.

Per chi volesse approfondirne meglio la vita consigliato il volume:

Adelaide di Borgogna di Mos Maiorum, disponibile sui principali store online.

Leggi tutti gli articoli di Mos Maiorum QUI

Per leggere tutti i libri di Mos Maiorum clicca:

Toscana Gospel Festival 2023: “I have a Dream”

(Toscana Gospel Festival 2023) Articolo scritto da E.T.A. Egeskov per Pillole di Cultura

Dal 15 al 28 dicembre torna il consueto appuntamento con il Toscana Gospel Festival con 12 concerti tutti da ascoltare.

SOMMARIO

Giunto ormai alla 27ª edizione il Toscana Gospel Festival torna ogni anno nel periodo natalizio.

Per regalare ai tantissimi ascoltatori 12 appuntamenti con una tradizione musicale d’oltreoceano che ha messo radici anche in Italia.

Toscana Gospel Festival 2023. I have a Dream

Quest’anno gli organizzatori hanno voluto omaggiare i 60 anni dal famoso discorso di Martin Luther King.

Quello del 28 agosto 1963 quando nel parco del Lincoln Memorial il pastore King pronunciò la sua frase più celebre: “I have a Dream”.

Nel segno di quel momento storico per gli USA e per il mondo 12 concerti di grande musica gospel allieteranno il pubblico toscano e non solo.

Nelle 26 edizioni precedenti si sono esibiti circa 350 cori gospel con oltre 3000 artisti coinvolti.

In decine di città e borghi della Toscana coinvolgendo un pubblico via via sempre più numeroso.

Toscana Gospel Festival 2023
Toscana Gospel Festival 2023

Toscana Gospel Festival 2023. I cori che si esibiranno

Per l’edizione 2023 saranno 7 i cori gospel provenienti da oltre oceano che si esibiranno nei borghi della Toscana.

I New Millennium Gospel Singers apriranno il festival il 15 dicembre a Montalcino e si esibiranno anche il 18 dicembre a Castelfranco Piandiscò.

Il Gospel Voices Family sarà a Montepulciano il 16 dicembre.

Il 16 dicembre a Massa e Cozzile invece si esibirà il Nehemiah Brown and the Gospel Spirit.

Appuntamento con Roderick Gils and Grace ll 17 dicembre ad Arezzo

Triplo appuntamento con The Voices of Victory, il 19 dicembre a San Giovanni Valdarno, il 20 dicembre a Calenzano e il 28 dicembre a Cortona per la chiusura del festival.

Il 20 dicembre a Calenzano appuntamento con il Pastor Ron Gospel Show mentre i Serenity Singers saranno di scena il 22 dicembre a Torrita di Siena.

Infine il duplice appuntamento del Florida Fellowship Gospel Superchoir il 26 dicembre ad Anghiari e a Marciano della Chiana.

Toscana Gospel Festival 2023
Toscana Gospel Festival 2023
Toscana Gospel Festival 2023

Toscana Gospel Festival 2023. Il programma dei 12 concerti

Venerdì 15 dicembre presso il Teatro degli Astrusi di Montalcino appuntamento con i New Millennium Gospel Singers.

Sabato 16 dicembre nella Chiesa del Gesù di Montepulciano esibizione della Gospel Voices Family.

Sempre sabato 16 dicembre ma a Massa e Cozzile, presso la Chiesa di Santa Maria Assunta, appuntamento con Nehemiah Brown and the Gospel Spirit.

Domenica 17 dicembre ad Arezzo, all’Auditorium Caurum Hall Guido d’Arezzo, appuntamento con Roderick Gils and Grace.

Il 18 dicembre, lunedì, al Teatro Wanda Capodaglio di Castelfranco Piandiscò ancora i New Millennium Gospel Singers.

Martedì 19 dicembre a San Giovanni Valdarno, al Teatro Masaccio, The Voices of Victory.

Mercoledì 20 dicembre al Teatro Moderno di Agliana ancora The Voices of Victory.

Sempre il 20 dicembre ma al Teatro Manzoni di Calenzano appuntamento con Pastor Ron Gospel Show.

Venerdì 22 dicembre a Torrita di Siena, al Teatro degli Oscuri, i Serenity Singers.

Nel giorno di Santo Stefano due appuntamenti distinti per i The Florida Fellowship Gospel Superchoir.

Ad Anghiari, al Teatro dei Ricomposti, prima e poi a Marciano della Chiana presso la Torre di Marciano.

Chiuderà il festival il 28 dicembre a Cortona presso il Teatro Signorelli The Voices of Victory.

Toscana Gospel Festival 2023
Toscana Gospel Festival 2023
Toscana Gospel Festival 2023

Leggi tutti gli articoli di E.T.A. Egeskov QUI

Scopri il profilo di E.T.A. Egeskov QUI

Se vuoi scoprire i libri che ho scritto clicca qui sotto

Dyatlov, A Mystery Pass That Has Never Been Solved

(Dyatlov) Articolo scritto da Amelia Settele per Pillole di Cultura

Russia, versante orientale dei Monti Cholatčachl’ – che in lingua Mansi (lingua obugrica parlata in Russia, nel distretto autonomo degli Hanti e dei Mansi) significa “Montagna dei Morti” – è nel freddo e nel silenzio di questo luogo che si dipanano gli inspiegabili eventi che vedono protagonisti nove escursionisti ritrovati privi di vita, nel 1959.

SOMMARIO

Solo più tardi il valico di montagna, palcoscenico della drammatica sciagura, verrà rinominato: Passo di Dyatlov”, in memoria del capo della spedizione Igor Dyatlov.

Quella che doveva essere un’escursione impegnativa e bellissima, si è tramutata in uno dei cold-case più inquietanti che la storia dell’alpinismo mondiale ricordi.

Dyatlov. Come inizia l’enigmatica storia

Il 23 Gennaio 1959 inizia il viaggio. 

Le notizie certe registrate prima dell’incidente, annotano che il 25 Gennaio la compagnia arriva in treno sino a Ivdel (città della Russia Siberiana Nordoccidentale).

Per poi spostarsi in camion fino a Vizhaj – l’ultimo distaccamento abitato.

Il 27 Gennaio il gruppo coordinato da Igor Dyatlov, prosegue l’escursione.

La comitiva è composta da esperti sciatori di cui otto sono uomini e due sono donne.

Dyatlov

Tutti provenienti dall’Istituto Politecnico degli Urali di Ekaterinburg (nove studenti e un professore di sport).

Affrontano un’escursione importante e ostica che li avrebbe dovuti condurre sino al Monte Otorten.

Il percorso scelto per quel periodo dell’anno è classificato di terza categoria ovvero, il più difficile.

Tra tutti i partecipanti solo uno si salva, in quanto un improvviso malore lo costringe a ritirarsi.

Il suo nome era Jurij Efimovič Judin, aveva 22 anni.

Si allontanerà dal gruppo il giorno dopo e sarà l’unico superstite.

Da quel momento la compagnia sarà formata da 9 membri.

Dyatlov. Un’esplorazione che sembrava tranquilla

Le macchine fotografiche, le cineprese e i diari ritrovati sul luogo del massacro sembrano dire qualcosa.

Testimoniano che il gruppo di escursionisti durante i primi cinque giorni di viaggio, aveva esplorato in totale tranquillità luoghi bellissimi e magnetici come: foreste e laghi ghiacciati.

Circondati da una natura vigorosa e polare. 

Il clima tra i viaggiatori era sereno e goliardico.

Nulla sembrava presagire quello che sarebbe accaduto.

Il 31 Gennaio arrivano sul bordo di un altopiano dove si preparano per iniziare la salita.

Organizzati al meglio, depositano anche scorte di cibo ed equipaggiamento validi da utilizzare durante il ritorno.

Il 1° Febbraio iniziano a percorrere il passo, ma una tempesta di neve intensa e minacciosa capace persino di disorientarli, li obbliga a deviare verso Ovest…

Verso la Montagna dei Morti.

Una tormenta che interromperà per sempre ogni tipo di comunicazione e notizia sul e dal gruppo.

Dyatlov. Le ricerche

Dyatlov aveva dichiarato che appena rientrati a Vizhaj avrebbe telegrafato alla loro associazione sportiva e alla famiglia.

Per rendere noto che la spedizione stava proseguendo senza problemi.

Mentre i giorni passavano, nessuno nell’immediato – vista la difficoltà dell’itinerario intrapreso e gli scarsi mezzi di comunicazione presenti a quel tempo- si allarmò.

Ma quando l’assenza di trasmissioni superò i giorni di ritardo accettabili e consueti, la preoccupazione portò anche i parenti dei ragazzi a sollecitare l’intervento dei soccorsi.

Interventi che vennero organizzati e fatti partire 25 giorni dopo. 

Inizialmente parteciparono alle ricerche solo volontari tra studenti e professori.

Più tardi vennero coinvolti l’esercito e la polizia che integrarono e supportarono le ricerche della comitiva anche con aeromobili.

Dyatlov. Il ritrovamento

È il 26 Febbraio quando viene ritrovata la tenda della comitiva, pesantemente compromessa e squarciata dall’interno.

Sin da subito si denota una anomalia in quanto l’accampamento – senza ragione logica alcuna – è collocato su un pendio ghiacciato e non nella foresta.

Come invece sarebbe stato più ideale e consono alle necessità del team.

Seguendo le numerose impronte che conducono verso il bosco – a pochi metri di distanza dal campo, sotto un albero di cedro – i soccorritori ritrovano i resti di un fuoco e i primi due cadaveri.

Sono quelli di Jurij Nikolaevič Dorošenko e Jurij Alekseevič Krivoniščenko.

Entrambi i corpi sono privi di vestiario (indossavano solo la biancheria intima) e sembrano essere deceduti per ipotermia.

Sui due poveri ragazzi non si evidenziano tracce di traumi o ferite visibili a occhio nudo.

Poco tempo dopo vengono rinvenuti anche i corpi di Igor Alekseevič Djatlov, Zinaida Alekseevna Kolmogorova e Rustem Vladimirovič Slobodin.

Vengono ritrovati tra il campo base e l’albero di cedro che ha custodito i corpi delle prime vittime. 

Dagli esami autoptici effettuati sui cadaveri, i medici dichiarano che la morte per ipotermia sembra essere la diagnosi più plausibile. 

Sposando questa tesi, i medici declassano l’importanza della frattura cranica rinvenuta su uno dei cadaveri ritrovati.

Gli inquirenti decidono anche che la carne ritrovata sulla corteccia del cedro, come alcuni suoi rami spezzati fino ad un’altezza di 4 metri, non abbiano necessità di trovare spiegazione e connessione valida, che possa far luce sull’incidente.

Dyatlov. Il disgelo restituisce altri corpi

Si dovranno attendere lo sciogliersi della neve e del ghiaccio – per un tempo utile di due mesi – affinché la montagna restituisca i corpi degli altri componenti del gruppo.

Ovvero quelli di Nikolaj Vasil’evič Thibeaux-Brignolles, Aleksandr Aleksandrovič Zolotarëv, Ljudmila Aleksandrovna Dubinina e Aleksandr Sergeevič Kolevatov.

I resti vengono ritrovati il 4 maggio in un burrone dentro il bosco, tutti completamenti vestiti.

Al contrario dei primi, quello che raccontano i cadaveri degli ultimi è impressionante e angosciante perché i corpi riportano importanti fratture craniche e costali.

Sul cadavere di una delle due ragazze era stata divelta la lingua e strappati via gli occhi…

Una scena da brividi che narra una storia angosciante, intrisa di violenza e mistero.

Una vicenda che capovolge e annulla le tesi finora espresse sia dagli investigatori impegnati nelle indagini che dai medici coinvolti nelle necroscopie.

Dyatlov. Ma chi o cosa ha ucciso i ragazzi?

La natura ha restituito i corpi di tutti i membri della spedizione.

Gli elementi raccolti provano che quanto accaduto sulla Montagna della Morte si tinge di un mistero difficile da chiarire.

Eppure le indagini aperte dalle autorità russe si chiuderanno in un tempo veramente breve, vista la complessità dell’evento e il mistero che aleggia.

L’inchiesta ufficiale attribuisce la causa della tragedia del Passo Dyatlov a “Una Forza Naturale Misteriosa e Sconosciuta”.

Gli indizi raccolti provano che i ragazzi hanno tagliato la tenda dall’interno per fuggire come se qualcuno (o qualcosa) di estremamente pericoloso, fosse lì con loro e dal quale dovevano allontanarsi il più in fretta possibile.

Inoltre il vestiario della comitiva presenta un alto tasso di radioattività e sulla scena dell’incidente sono stati rinvenuti pezzi di metallo, mai ufficialmente identificati. 

I medici, per cercare di spiegare cosa abbia massacrato il gruppo, paragonano le ferite riportate dai cadaveri a quelle dei coinvolti negli incidenti stradali.

Una forza d’impatto mostruosa, ma che non ha lasciato segni evidenti.

Niente ematomi, escoriazioni o ferite lacero contuse.

L’impeto dell’urto ha procurato traumi interni irreversibili.

Dyatlov

Solo il volto di una delle due ragazze è stato brutalizzato con la rimozione degli occhi e l’estirpazione della lingua – l’autopsia non riuscirà mai a stabilire se la violenta rimozione fu effettuata pre o post-mortem.

Si pensa anche che i cadaveri ritrovati senza indumenti siano stati colpiti dal fenomeno dell’undressing paradossale.

Ovvero: l’irragionevole svestizione che vede protagonisti i soggetti in ipotermia i quali spogliandosi, avvertono una (illogica quanto illusoria) sensazione di riscaldamento. Percezione in realtà prodotta dall’alternarsi della vasocostrizione e della vasodilatazione che conducono il soggetto in ibernazione a percepire calore restando senza vestiti, mentre in realtà la temperatura corporea continua a precipitare.

Dopo il fenomeno dell’undressing paradossale, le vittime di ipotermia assumono la posizione a quattro zampe per strisciare sul terreno, per poi finire in posizione fetale e morire. 

Forse anche i primi corpi ritrovati sono stati colpiti da questo fenomeno?

Si è infatti arrivati a supporre che gli altri ragazzi della compagnia abbiano poi utilizzato i vestiti di cui si sono liberati i propri compagni per cercare calore e riparo.

Perché, dalla posizione del ritrovamento dei corpi, si è presupposto che una parte del gruppo stesse provando a rientrare all’accampamento, prima di rimanere ucciso.

Il mistero che avvolge questa storia si amplifica con elementi che sfiorano il surreale e trascinano l’incidente al Passo di Dyatlov verso racconti oscuri e teorie naturalistiche.

Dyatlov. Tesi, supposizioni e leggende

Con l’archiviazione (frettolosa) dell’inchiesta, si solleva sempre più curiosità e desiderio di conoscere una verità che non sembra assolutamente essere stata chiarita dalle indagini.

Indagini che assumono agli occhi del mondo i contorni sbiaditi di un “segreto di Stato”.

Gli anni passano, ma la tragedia del Passo di Dyatlov non viene dimenticata, anzi…

Si moltiplicano le teorie più disparate che vanno da una valanga, fino all’attacco alieno.

Vengono ipotizzati pericolosi esperimenti militari clandestini.

Testimonianze di altri esploratori coinvolti in escursioni in quella stessa zona e periodo, focalizzarono le teorie sull’avvistamento di “sfere arancioni” nei cieli dei Monti Urali.

Altri non erano se non missili balistici R-7 sparati come esercitazione speciale dall’esercito.

Non si può dimenticare la supposizione che vede protagonisti un gruppo d’indigeni Mansi.

Responsabili di aver aggredito il gruppo di ragazzi in modo efferato e brutale perché colpevoli di aver sconfinato nella loro terra.

Dyatlov

Si ipotizza addirittura che dietro alla morte dei giovani ci sia Almas, il mostruoso uomo delle nevi.

Insomma si moltiplicano le tesi, le storie sussurrate e si favoleggiano misteri e incredibili dinamiche.

Ma ai caduti e ai rispettivi familiari continua a mancare una concreta verità, plausibile e meritevole tanto da poter far riposare in pace le vittime e dare tregua ai loro cari. 

Intorno agli anni ’90 i fascicoli dell’inchiesta vennero desegretati facendo emergere nuovi indizi utili a perorare un’altra ipotesi che vede coinvolto l’utilizzo di una potentissima quanto ignota arma segreta russa. 

Nell’Ottobre del 2013 Donnie Eichar pubblica il suo romanzo “Dead Mountain: The Untold True Story of the Dyatlov Pass Incident” nel quale ripercorre il tragico incidente del Passo di Dyatlov.

Nel libro suggerisce la tesi della “tempesta perfetta”- un raro fenomeno naturale di una potenza talmente tanto devastante da essere in grado di creare numerosi micro-tornado e generare ultrasuoni impercettibili da orecchio umano.

Ultrasuoni in grado di alterare lo stato psico-motorio dei ragazzi, fino a compromettere la loro stabilità e lucidità inducendoli di fatto, a fuggire dalla tenda verso l’oscurità e la morte.

Dyatlov. Nel 2019 si riapre l’inchiesta

Gli studiosi chiamati a cercare di fare (finalmente) luce sulle vere cause della vicenda sono Johan Gaume, professore alla Scuola Politecnica Federale di Losanna e Alexander Puzrin del Politecnico di Zurigo. 

Attraverso i moderni strumenti a loro vantaggo e ricreano il possibile scenario di quella famosa notte del 1° Febbraio.

I due esperti dichiarano che solo una valanga di enormi proporzioni, può considerarsi la vera causa della tragedia sul Passo di Dyatlov.

Teoria che venne subito presa in considerazione anche dagli esperti, 63 anni fa. 

Quello che Gaume e Puzrin portano in evidenzia è che i giovani – pur essendo degli esperti alpinisti – vennero ingannati dalla conformazione del territorio dove decisero di accamparsi.

Picconando la tenda in quel luogo e tagliando la neve per poter fissare il proprio campo base, hanno dato inconsapevolmente inizio allo smottamento che si è trasformato dopo poco in una slavina che li travolse e uccise.

 “Se non avessero tagliato il pendio, questa tragedia non si sarebbe consumata” (Alexander Puzrin).

Quest’ultima ipotesi non è stata accolta con molto clamore o giubilo:

Le persone non vogliono credere che sia stata una valanga. È una spiegazione troppo normale” (Johan Gaume)

Dopo tutti questi anni intorno all’incidente del Passo Dyatlov continuano ad aleggiare mistero e supposizioni.

Come se niente e nessuno fosse capace di spiegare in modo concreto, cosa capitò veramente:

La verità è che nessuno sa cosa accadde davvero quella notte. Ma quanto abbiamo scoperto indica che l’ipotesi valanga è assolutamente plausibile” (A. Puzrin)

L’incidente del Passo di Dyatlov consolida e conferisce alla natura il ruolo di unica e imperitura testimone e (forse) carnefice delle infauste sorti di:

Igor Alekseevič Djatlov , capospedizione, 23 anni, Zinaida Alekseevna Kolmogorova, 22 anni

Ljudmila Aleksandrovna Dubinina, 23 anni , Aleksandr Sergeevič Kolevatov, 24 anni

Rustem Vladimirovič Slobodin, 23 anni , Jurij Alekseevič Krivoniščenko, 23 anni

Jurij Nikolaevič Dorošenko, 21 anni , Nikolaj Vladimirovič Thibeaux-Brignolles, 23 anni e

Aleksandr Aleksandrovič Zolotarëv, 35 anni.

Relegando le loro vite spezzate al freddo silenzio di una morte senza colpevoli.

Fonti:

  • Midnight Factory: “La vera storia che ha ispirato il Passo del Diavolo”
  • Wikipedia: “L’incidente sul Passo di Dyatlov”
  • Montagna.tv: ”La storia horror del Passo di Dyatlov. Un mistero mai risolto”
  • National Geographic: ”Il mistero del Passo di Dyatlov: la scienza può spiegare il tragico incidente?”
  • Animali e Animali: ”L’incidente del Passo Dyatlov, una storia vera. Uno Yeti killer”
  • Corriere.it: “Mistero del Passo Dyatlov…”
  • Focus: ”La tragedia del Passo Dyatlov: fu davvero (solo) una valanga”
AMELIA SETTELE

Leggi tutti gli articoli di Amelia Settele QUI

Scopri il profilo di Amelia Settele QUI

This website uses cookies. By continuing to use this site, you accept our use of cookies.